Immigrazione, famiglia e successo: sono questi i temi principali di Rise – La Vera Storia di Antetokounmpo, dal 24 giugno su Disney Plus

Sinossi di Rise – La Vera Storia di Antetokounmpo:

La storia del giocatore della NBA Giannīs Antetokounmpo, dal viaggio dei suoi genitori dalla Nigeria alla Grecia fino al suo arrivo al basket.

Recensione di Rise – La Vera Storia di Antetokounmpo:

Il caso di Rise – La Vera Storia di Antetokounmpo è particolare, perché ci ricorda che possono esserci film che non funzionano, pur mettendoci tantissimo cuore. Cuore che riesce a percepirsi enormemente durante la visione della pellicola, eppure rimane insufficiente per il necessario superamento di quelle ingenuità che rendono l’opera di Akin Omotoso un lavoro dai toni profondi e umani, pur riportati con una certa amatorialità. Come se Rise fosse la versione umile e sottotono di tanti bei film visti sul raggiungimento dei propri sogni e che traggono il loro racconto da persone e fatti realmente accaduti. O anche di pellicole come le affini Tornare a vincere e Hustle, entrambe incentrate sul gioco del basket e sulla maniera in cui può (ri)sollevarti anche quando la speranza è un concetto ormai lontano.

Non contribuisce quel sottotitolo dell’opera, La Vera Storia di Antetokounmpo, a esaltare maggiormente il film, di cui la narrazione esposta all’interno rimane comunque impressionante visto il racconto di determinazione e successo che ha visto la famiglia del giocatore Giannīs Antetokounmpo. Una narrazione che unisce al proprio interno le passioni del ragazzo classe ’94 al percorso che i suoi genitori hanno dovuto affrontare partendo dalla Nigeria e arrivando fino in Grecia, mostrandone le avversità, ma anche l’obiettivo di non lasciarsi abbattere. Di combattere per il diritto di poter non solo sopravvivere, ma vivere, nonostante gli ostacoli nel ricevere il permesso di soggiorno e il passare le giornate nella costante paura di doversi separare e venir allontanati dai propri figli.

rise la vera storia di antetokounmpo

Dal viaggio ai sogni

Scene che Rise riporta come una corsa forsennata in cui una madre urla ai propri bambini di correre, fuggire, di ripararsi dalla ricerca di una polizia che è pronta a strapparli dal nucleo familiare, dovendo subire le incongruenze di uno Stato che non vuole aiutare chi ne ha bisogno e lasciando per anni in costante pericolo i membri Antetokounmpo. Una sofferenza e una paura che l’opera riporta in quanto tra i temi principali di un film che basa proprio la sua storia su come, a volte, dal momento di più grande difficoltà può nascere qualcosa di inaspettato. Di quanto sia fondamentale non annullarsi per una società che, troppe volte, non sa stendere la mano verso chi è come noi, anche se nato in un altro Paese.

L’immigrazione viene trattata con dolcezza e rispetto in Rise – La Vera Storia di Antetokounmpo, come il resto degli argomenti riguardanti i parenti del giovane giocatore Giannīs Antetokounmpo arrivando fino alle aspettative per un futuro che, improvvisamente, potrebbe rivelarsi più roseo. Ma è la totale mancanza di pathos, è la piattezza nella recitazione degli attori ed anche una fotografia opaca e priva di luce a non permettere all’intera operazione di andare a punto, lasciando a secco l’intera squadra, dal compartimento tecnico dell’opera, alla parte sentimentale del film.

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Rise – La Vera Storia di Antetokounmpo: tanto cuore, poca presa

È perciò una grande contraddizione quella che si riscontra nella pellicola tra gli originali della piattaforma di Disney Plus: il saper comunque mostrarsi allo spettatore come un lavoro che ha cercato di fare del proprio meglio per riportare gli accadimenti degli Antetokounmpo, facendolo però nel più placido e privo di brio dei modi. Una messinscena scarna e zoppicante, che si lascia guardare più per inerzia e a cui si vorrebbe volere più bene rispetto a quanto in verità se ne prova.

Un desiderio concretizzato solamente in parte per Rise, che riesce con il contributo di tutti – dalla famiglia vera alla vicinanza alla tematica dello sceneggiatore Arash Amel e del regista Akin Omotoso – a scendere in campo, ma non giocando la partita della vita. Quella che forse è più entusiasmante vedere ogni volta che Giannīs Antetokounmpo è davanti ad un canestro, dando corpo ad un passato tortuoso che ha trovato però la maniera di brillare.