Apocalisse, fine del mondo, reset: alla sua terza stagione The Umbrella Academy non riesce ad offrire davvero nient’altro?

Il successo di The Umbrella Academy ha portato la serie ad essere uno dei prodotti più seguiti sulla piattaforma di Netflix. Una fama che si trascina dietro dalla sua uscita nel 2019, continuata con la seconda stagione nel 2020 e attesa per due anni con il ritorno di una terza stagione mentre già la quarta è confermata e all’orizzonte. Evidente se si pensa al finale del ritorno sulla finestra streaming in questo 2022, ma sorprendente se già dalla seconda stagione la serie aveva dimostrato di non saper più cosa dire. Non che il materiale scarseggi visto l’adattarsi del prodotto sulle collane fumettistiche della Dark Horse Comics, che vedono il lavoro di Gerard Way e Gabriel Bá rimaneggiato per diventare audiovisivo secondo l’ideazione del creatore Steve Blackman.

Ma quello che funziona su carta o su qualsiasi altro supporto non significa che debba poi fare altrettanto e per un prolungato tempo come The Umbrella Academy dimostra, serie tarata ancora su di un modus operandi che si ripete dalla prima stagione e che continua a mostrare gli stessi meccanismi rendendo insofferente la visione. Tutto è ancora una volta uguale nella vita e nelle missioni che i protagonisti devono intraprendere, una famiglia che si dichiara costantemente tale anche quando vorrebbero farsi fuori a vicenda, preferendo litigare piuttosto che cercare ancora una volta (sì, ancora una volta) di salvare il mondo.

the umbrella academy

Fratelli, sorelle e daddy issues

È emblematica una scena in cui i personaggi si ritrovano tutti insieme in quella che è solo l’ennesima riunione di famiglia e in cui viene reso a parole il pensiero dei presenti, ma probabilmente di molti spettatori. Il fatto che, nonostante tutto quello che i protagonisti cerchino di fare, è sempre con un’ulteriore Apocalisse che la storia continua ad andare avanti. Anzi, più che in realtà a progredire, a stagnare terribilmente il racconto, trasportando la narrazione per le lunghe e ripercorrendo schemi e dialoghi di puntata in puntata, cercando la maniera di tirarsi il più possibile per coprire il tempo di dieci episodi.

Non che non siano vari e molteplici gli eventi che si succedono nella stagione. Ma tra un tradimento in più, uno scontro in meno, un amico fatto fuori e un ritorno ai problemi dell’infanzia che li hanno indelebilmente segnati, tutto si manifesta identico e monotono per il terzo anno nell’”Academy”, impendendo ai personaggi di crescere e continuando a farli beccare l’uno con l’altro. Il tutto, ovviamente, mentre fuori da un hotel che si fa teatro degli accadimenti della nuova storia c’è un putiferio che metterebbe fine per sempre alle esistenze di chiunque. Ma meglio litigare e farsi i dispetti tra fratelli. Oltre che tirare fuori continuamente i propri daddy issues.

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I paradossi di The Umbrella Academy

Sarà forse proprio per la mancanza di coerenza in un universo che gioca fuori dalle regole del tempo che in The Umbrella Academy 3 i momenti migliori sono quelli nonsense, quelli musicali, quei karaoke e quei balletti iniziali che poco hanno a che vedere con il resto della serie eppure sono perfettamente in linea col suo essere esagitata. Che importa di viaggi spazio-temporali incomprensibili o di timeline che evidentemente ragionano solo secondo le proprie direttive. Eppure questo non può continuare ad essere una giustificazione per la serie, né per il carisma dei suoi personaggi, sempre con meno appeal.

L’Apocalisse sta aspettando su Netflix e forse per alcuni prodotti sarebbe meglio accoglierla. Non per The Umbrella Academy che sembra di voler resistere, pur non avendo più alcun potere con cui riportare il proprio racconto, ma andando avanti per inerzia e paradossi temporali.