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3/19: recensione del film con protagonista Kasia Smutniak
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3/19: recensione del film con protagonista Kasia Smutniak

Tags: 3/19, kasia smutniak, Silvio Soldini

Sinossi di 3/19:

Camilla (Kasia Smutniak) ? un’avvocatessa che dedica la sua vita al lavoro. Quest’ultima cambier? per? quando in un incidente che la vede coinvolta muore un giovane immigrato senza nome. Lo scopo della donna sar? allora quello di scoprirne l’identit?.

Recensione di 3/19:

Nel film 3/19 di Silvio Soldini ci sono due anime che stridono: quella tediosa e pedante della narrazione e l?altra portante e ammirevole dell?interpretazione della sua protagonista Kasia Smutniak. Una dualit? che ? impossibile non notare, soprattutto quando ? il film stesso a cominciare un percorso di sdoppiamento che vorrebbe rappresentare il cambiamento interiore del personaggio principale, ma finisce solamente per far sembrare due pellicole differenti come appiccicate insieme presentando toni e volont? incongruenti.

? un incidente scatenante quello che trasforma la vita di Camilla (Smutniak) da avvocatessa incallita a vittima di un incidente in cui ha perso la vita un giovane immigrato. Un ragazzo di diciannove anni, senza documenti e perci? senza un nome. Una di quelle persone che attraversano l?inferno per poter raggiungere un porto sicuro e che nel momento della loro morte non hanno nulla a cui potersi appellare. Ed ? proprio l?identit? del ragazzo che Camilla cerca di scoprire per dare degna sepoltura a quello che potrebbe essere stato un incidente causato dalla sua sbadataggine. Un errore che ? costato la vita ad un giovane e far? rivalutare alla donna la sua esistenza.

Le anime incongruenti di?3/19

L?inizio di 3/19 ? grigio, ombroso, offuscato dalla pioggia. ? dominato dai corridoi tutti uguali dello studio legale della protagonista, dalla perfezione e l?eleganza fredda e distaccata della sua casa, di quella del suo amante, da un torpore che ? quello del distacco umano che si percepisce tanto sul luogo di lavoro quanto nell?interazione con i suoi cari. ? il tipico ambiente da cui la donna dovr? fuoriuscire dopo lo scontro con il motorino che ? costato i suoi giorni al ragazzo, quello in cui i capelli dell?avvocatessa sono compostamente legati, pronti per venir sciolti appena riuscir? a ritrovare un contatto con una realt? pi? personale e aperta all?ascolto e alla presenza degli altri.

Clich? della messinscena, della costruzione della protagonista, che inficiano sul risultato di 3/19 e ne banalizzano rovinosamente il racconto, che seppure era partito con la prevedibilit? di un?opera dalla struttura e dalle atmosfere gi? riscontrate in tanti altri prodotti, va peggiorando proprio nel momento della svolta condotta dal personaggio di Smutniak. Una semplificazione eccessiva nella direzione e nel nuovo assetto della pellicola che vede gradualmente il suo passaggio da film serioso e quasi intransigente a opera pressappochista e dall?animo eccessivamente abbordabile durante il suo proseguimento.

Tutti i meriti a Kasia Smutniak

Un mutarsi che fa pur bene a quell?avvocatessa dedita solamente al lavoro e al riuscire a diventare socio dell?azienda per cui collabora, ma al contempo scivolamento per la narrazione in un territorio trito e ritrito ed espresso con completo distaccamento da ci? che aveva proposto con la prima parte. Non ?, infatti, propriamente un cammino quello che Camilla percorre, bens? un vero e proprio taglio tra due momenti della storia che non riescono a fondersi per nulla adeguatamente, soprattutto non offrendo mai un momento soddisfacente nelle congiunture che dovrebbero legare le due nature del film, che risultano cos? solamente discordanti e mal assemblate.

3/19 affronta dunque l?istante di rottura tra la vita precedente della protagonista e il suo cercare di aprirsi nuovamente al mondo con involontaria leggerezza, passando dal dramma alla rincorsa ad un lato romance, fino al ritorno alla consapevolezza di dover vivere appieno la propria vita. Un miscuglio che stride, non funziona, inficia sull?evoluzione della donna e ne annulla i risultati intrapresi. Un film che dell?ingiustizia di non poter avere un nome cerca di farne baluardo, ma non ? in grado di generare un discorso adeguato attorno alla disparit? tra privilegiati e immigrati. Una pellicola che solo Kasia Smutniak poteva riuscire a mantenere insieme, riuscendo ad evitare che la storia si sfaldasse del tutto.

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