Kogonada dirige una storia d’amore che si muove nel tempo e nella fantasia, non convincendo. Dal 2 ottobre al cinema con Eagle Pictures.
La premessa di A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario è di quelle davvero strampalate. Un uomo di città si ritrova ad affittare un’automobile per andare a un matrimonio e, dopo l’assurda trafila per farsi consegnare le chiavi, questa automobile decide di instradarlo in un viaggio fuori da ogni logica per ritrovare se stesso e forse l’amore.
In regia c’è la mano elegante di Kogonada, e sullo schermo c’è invece uno di quei film bislacchi che ogni tanto scivolano tra le mani della major hollywoodiane (qui produce Sony Pictures), oggetti non identificati che sfuggono alla classificazione. È una commedia? È un melodramma? È un’opera onirica? Un po’ di tutto ciò.
Di cosa parla A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario

Di per sé, l’essere un’anomalia, non sarebbe nemmeno male. Intriga l’essere fatti scivolare dentro la storia inclinata del restio David di Colin Farrell, dove ogni svolta scalcia indietro il tentativo di essere incasellata. Un po’ come David scalcia la consapevolezza di essere subito risucchiato dall’attrazione gravitazionale di Sarah, altra ospite del matrimonio, una irresistibile Margot Robbie vestita in rosso Babylon.
Il rosso e il blu (addosso a David) saranno d’altronde le due sponde cromatiche e complementari tra le quali veleggerà la nave del tempo e della fantasia con a bordo questi due naufraghi che provano a riavvolgere il nastro delle loro vite. Hanno qualche blocco interiore da sciogliere, qualche delusione da mandar giù, qualche lutto da elaborare.
E a indirizzarli avanti e indietro sulla strada di un mondo favolistico c’è un navigatore che ha l’aspetto di HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio e le intenzioni di un Cupido elettronico. La metafora della “macchina del tempo” è smaccata, così come la scomposizione di un senso drammaturgico classico, con la conseguente richiesta da parte del film di accettare le cose per come vengono.
Un’avventura affascinante ma affaticata

Per intenderci, e con uno sforzo generoso, A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario guarda dalle parti della dottrina narrativa di Charlie Kaufman, dei suoi cosmi mentali proiettati all’esterno. Il film poi afferra alla lettera e quindi stropiccia il manuale di sceneggiatura, che prende vita tra esplicite chiamate all’avventura, soglie e orizzonti fantastici da attraversare.
Passo dopo passo si adopera in una sorta di reenactment, di una messa in scena del passato dei due protagonisti – che percorrono letteralmente momenti chiave della loro esistenza – con intento esorcistico. Ad uscirne fuori è il movimento sincopato di un meccanismo senza orologiaio, che si pone in teoria come bastante a se stesso eppure in più di un’occasione sfilacciato nel suo essere vignettistico, non in comunicazione tra le parti.
Il vero paradosso sta però nel fatto che la questione romantica, architrave di un po’ tutta la faccenda, pare essere posta costantemente in secondo piano rispetto al resto. Il punto sarebbe che per potersi riscoprire capaci di stare insieme a qualcun altro David e Sarah devono prima mettersi in pace con se stessi. Ma l’incastrarli a vicenda è un qualcosa che la sceneggiatura di Seth Reiss sembra sempre rimandare e rimandare.
Allora nel momento in cui si giunge a dover tirare le somme e a far stampare ai due un bel bacio sulle labbra, la storia d’amore che li lega stona, risulta appiccicaticcia, si conficca a forza tra le malinconie di vita che comunque l’occhio fine di Kogonada riesce a suo modo ad evocare. Alla fine del mirabolante giro in giostra provate a chiedervi cosa A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario abbia raccontato su ciò che i due hanno in comune. Se la risposta è solo il gustarsi un hamburger, allora forse c’è qualcosa che è andato storto.
































