A quasi trent’anni dal film diventato un piccolo cult generazionale, Sandra Bullock e Nicole Kidman tornano nei panni di Sally e Gillian Owens.
Sono trascorsi quasi trent’anni, ma bastano Sandra Bullock e Nicole Kidman nuovamente insieme perché la sensazione sia quella di non aver mai davvero lasciato la casa delle Owens. Amori & incantesimi 2 parte proprio da questa familiarità e dalla consapevolezza di avere alle spalle un film che nel 1998 non fu accolto come un fenomeno, ma che negli anni ha costruito il proprio culto, diventando per una parte del pubblico una commedia romantica da riscoprire ciclicamente e, per un’altra, uno dei più riconoscibili racconti cinematografici sulla magia e sulla sorellanza.
Non sorprende allora che il sequel diretto da Susanne Bier scelga di non rinnegare praticamente nulla di quell’identità. Sally e Gillian sono cambiate, naturalmente, ma Bullock e Kidman ritrovano i personaggi con una sintonia talmente immediata da far sembrare la distanza tra i due film molto più breve di quanto sia realmente. La prima continua a essere la parte razionale e protettiva della coppia, mentre la seconda conserva quello spirito libero che considera la magia non una condanna ma una componente irrinunciabile della propria identità. Il loro legame resta il centro emotivo del racconto, ma questa volta il cerchio deve inevitabilmente allargarsi.
Sally ha infatti cresciuto Kylie (Joey King) e Antonia (Maisie Williams) tenendole lontane dalla magia e soprattutto dalla verità sulla maledizione della famiglia Owens. Una protezione destinata a diventare fragile quando le ragazze scoprono di avere ereditato poteri molto più grandi di quanto avrebbero potuto immaginare.
La magia passa alla generazione successiva
È qui che Amori & incantesimi 2 trova la propria ragione d’esistere oltre l’operazione nostalgia. Il film di Bier è chiaramente costruito come un passaggio di testimone, replicando nella nuova generazione quella complementarità che aveva reso Sally e Gillian così riconoscibili. Kylie possiede qualcosa dell’energia istintiva della zia, mentre Antonia ha ereditato dalla madre disciplina e prudenza. Sono due caratteri opposti che funzionano proprio perché costretti a completarsi.
Joey King è quella che riesce maggiormente a imporsi all’interno del nuovo equilibrio. Kylie ha energia, tempi comici e una naturalezza che le consentono di entrare nell’universo delle Owens senza sembrare semplicemente la sostituta più giovane di qualcuno. Maisie Williams lavora invece su un registro maggiormente trattenuto e il film, purtroppo, finisce per concederle meno spazio, lasciando la sensazione che Antonia avrebbe meritato un approfondimento maggiore. Anche perché l’opposizione tra una studentessa di medicina abituata a interpretare razionalmente il mondo e la scoperta improvvisa della magia avrebbe potuto offrire uno dei contrasti più interessanti del racconto.
Rispetto al primo capitolo, inoltre, la magia occupa uno spazio decisamente maggiore. Gli incantesimi non sono più soltanto atmosfera o metafora: vengono praticati, diventano parte dell’azione e permettono al film di abbracciare con maggiore convinzione la propria natura fantastica. È una scelta divertente e visivamente efficace, anche se proprio questa centralità rende più evidente uno dei limiti della sceneggiatura. Più il mondo magico si espande, infatti, più viene spontaneo chiedersi quali siano le sue regole. Amori & incantesimi 2 introduce poteri, tradizioni e conseguenze senza sempre definire con precisione i confini entro cui operano. In un panorama contemporaneo che ci ha abituati a universi fantasy regolati fin nei minimi dettagli, qualche spiegazione in più avrebbe dato maggiore solidità alla mitologia degli Owens.
Un sequel che sa esattamente a chi vuole parlare
Susanne Bier, però, sembra interessata soprattutto a recuperare una sensazione. Le atmosfere sono probabilmente uno degli elementi meglio riusciti del film: la casa, gli oggetti, le notti, gli incantesimi e quella particolare combinazione di romanticismo, oscurità e ironia riportano immediatamente dentro l’immaginario del 1998. Non è casuale che la produzione abbia ricostruito fisicamente la casa degli Owens, rendendo praticabile l’intero piano terra anziché affidarsi prevalentemente agli effetti digitali.
Ed è forse questa concretezza a impedire alla nostalgia di diventare soltanto fan service. Amori & incantesimi 2 conosce bene il pubblico al quale sta parlando. Riprende gesti, dinamiche e suggestioni dell’originale senza trasformarli in una sequenza di citazioni, mantenendo persino un ritmo che sembra appartenere più alla commedia fantastica degli anni Novanta che al blockbuster contemporaneo.
Proprio qui si trova anche il suo possibile limite. Chi arriva alle Owens per la prima volta potrebbe avvertire una distanza difficile da colmare, tanto nei tempi narrativi quanto nel peso emotivo attribuito a personaggi, luoghi e relazioni che il film considera già familiari. Amori & incantesimi 2 non sembra particolarmente interessato a conquistare una generazione completamente nuova: vuole prima di tutto ritrovare quella che lo stava aspettando.
E con quel pubblico il dialogo funziona. Perché al di là degli incantesimi, delle maledizioni e della maggiore spettacolarità, il cuore rimane esattamente dove lo avevamo lasciato: nelle donne della famiglia Owens e nella capacità di sostenersi attraverso generazioni differenti. Sandra Bullock e Nicole Kidman possono quindi iniziare a cedere spazio alle loro eredi senza diventare semplici presenze nostalgiche. Sono ancora loro a custodire l’anima del film.
Forse è proprio questo l’incantesimo più riuscito del sequel: farci tornare in un luogo che ricordavamo bene e convincerci, per due ore, di non essercene mai veramente andati.



































