Bridgerton torna con la stagione 4: nei primi quattro episodi la serie Netflix punta su Benedict e Sophie, tra favola regency, rappresentazione e nuove dinamiche romantiche. La nostra recensione.
Quando Bridgerton ha debuttato nel 2020 su Netflix, sotto l’egida di Shondaland, era chiaro che non ci trovassimo davanti all’ennesima serie in costume. Il mondo Regency immaginato da Shonda Rhimes e dal suo team ha fatto qualcosa di radicale: ha preso le convenzioni del genere period drama e le ha ribaltate, rendendole pop, sensuali, inclusive e profondamente contemporanee. Il successo globale non è stato solo una questione di numeri – comunque impressionanti, con tutte e tre le stagioni stabilmente tra le più viste di sempre sulla piattaforma – ma di impatto culturale.
Bridgerton ha riscritto il racconto del femminile in un contesto storicamente ingessato. Le sue protagoniste non sono mai state semplici fanciulle in attesa di un buon matrimonio, ma donne complesse, contraddittorie, desideranti. Daphne ha scoperto il proprio corpo e il proprio piacere; Kate ha incarnato una femminilità sfrontata, competitiva, che non mette l’amore al di sopra dell’indipendenza; Penelope, soprattutto, ha rappresentato una piccola rivoluzione: lontana dai canoni di magrezza e perfezione, timida ma brillantissima, capace di ribaltare il suo ruolo marginale in una posizione di potere narrativo.
È nelle stagioni due e tre che la serie ha toccato i suoi picchi più alti, avvicinandosi a una quasi perfezione nel maneggiare i trope romantici. L’enemies to lovers di Kate e Anthony ha acceso uno dei rapporti più carichi di tensione e desiderio visti negli ultimi anni, mentre il friends to lovers di Penelope e Colin ha lavorato sull’intimità emotiva, sul tempo e sull’attesa. A questo punto la domanda era inevitabile: dopo aver detto così tanto, cos’altro poteva ancora raccontare Bridgerton senza ripetersi?
Benedict e Sophie: una favola classica in un mondo che cambia
La quarta stagione, in arrivo nel 2026, prova a rispondere a questa domanda spostando il focus su Benedict Bridgerton, interpretato da Luke Thompson, il bohemien di famiglia, quello che fino ad ora ha sempre osservato l’amore da una posizione laterale, quasi ironica. Il cuore narrativo di questa stagione è l’incontro con la misteriosa Lady in Silver durante il ballo in maschera organizzato da Violet Bridgerton: un colpo di fulmine che fa vacillare anche il più convinto dei libertini.
La struttura narrativa è dichiaratamente quella della favola di Cenerentola e affonda le radici nel romanzo di Julia Quinn, La proposta di un gentiluomo. Sophie, la protagonista femminile, appartiene a un ceto sociale inferiore, lavora come cameriera e donna di servizio, e vive in bilico tra sogno e realtà. È adorabile nella sua delicatezza, nella sua dolcezza mai stucchevole, e rappresenta una figura femminile diversa da quelle che abbiamo conosciuto finora: meno combattiva di Kate, meno sarcastica di Penelope, ma non per questo priva di forza.
Il confronto con le stagioni precedenti è inevitabile e, in parte, penalizzante. C’è meno appeal e meno spicy drama rispetto alla stagione due, meno coinvolgimento emotivo immediato rispetto alla storia di due amici che scoprono di amarsi nella terza. Eppure, questa prima parte (episodi 1-4) riesce a tenere alta la curiosità, proprio perché gioca su un immaginario arcinoto e cerca di rileggerlo attraverso lo sguardo contemporaneo che è diventato il marchio di fabbrica della serie.
Rappresentazione, servitù e nuovi sguardi
Uno degli aspetti più lodevoli di questa stagione è la continuità nel discorso sulla rappresentazione. Bridgerton insiste – giustamente – sulla presenza di una società multietnica nell’Inghilterra Regency, ampliando ulteriormente lo sguardo sulla cultura asiatica, senza dimenticare il tema straordinario della regina Carlotta nera, già esplorato nel prequel Queen Charlotte: A Bridgerton Story. Non è solo una questione estetica o simbolica, ma una scelta narrativa che continua a interrogare il potere, il privilegio e l’appartenenza.
Altrettanto interessante è l’attenzione dedicata alla servitù, una componente fondamentale della vita aristocratica spesso relegata a semplice sfondo. Qui, invece, la regia e la scrittura si soffermano sulle loro giornate, sui loro spazi, sulle dinamiche interne, mostrando quanto siano indispensabili per la riuscita di ogni evento e per il funzionamento quotidiano delle grandi case nobiliari. Il fatto che Sophie faccia parte di questo mondo rende il tutto ancora più intrigante: il suo sguardo “dal basso” offre una prospettiva inedita e arricchisce l’universo narrativo della serie.
È un Bridgerton forse meno esplosivo, ma più riflessivo, che sembra voler ampliare il proprio orizzonte tematico senza rinunciare al romanticismo che l’ha reso celebre.
Villain, costumi e prime impressioni finali
Una vera novità di questa stagione è l’introduzione di una figura villain esplicita, assente nelle stagioni precedenti. La matrigna di Sophie, Lady Araminta Gun, interpretata da Katie Leung, è una presenza calcolatrice e crudele, facile da odiare. La recitazione non è particolarmente brillante, ma il personaggio funziona nel suo ruolo narrativo, soprattutto grazie a un uso intelligentissimo dei costumi: Araminta è l’unica vestita di nero, non solo come segno di lutto, ma come estensione visiva della sua anima oscura.
Ancora una volta, i costumi giocano un ruolo fondamentale nel racconto, diventando strumenti di caratterizzazione psicologica oltre che estetica. Bridgerton resta una delle serie più attente e consapevoli nell’uso dell’abito come linguaggio.
Questa prima parte della quarta stagione risulta scorrevole e piacevole, anche se l’affezione definitiva alla nuova coppia deve ancora maturare – e non è un’impresa facile, considerando il peso emotivo lasciato dalle coppie precedenti. Tuttavia, le basi sono solide e la curiosità resta alta.
Bridgerton torna ufficialmente oggi, 29 gennaio, con i suoi primi 4 episodi, mentre la seconda parte (episodi 5-8) sarà disponibile dal 26 febbraio, solo su Netflix. Staremo a vedere se gli ultimi quattro episodi riusciranno a farci innamorare davvero di Benedict e Sophie, e a dimostrare che, anche dopo tanto successo, questo universo ha ancora qualcosa di nuovo da raccontare.
































