Commedia itinerante firmata Checco Zalone e Gennaro Nunziante: tra comfort comedy, record al box office e un viaggio che cambia la vita.
Buen Camino segna il ritorno al cinema di Checco Zalone, confermando una verità ormai difficile da ignorare: nel bene e nel male, Zalone resta un caso unico nel panorama del cinema italiano contemporaneo. Diretto dal fidato Gennaro Nunziante, il film è una commedia itinerante che mette in scena, ancora una volta, un personaggio profondamente irresponsabile, privilegiato e infantilizzato, costretto dagli eventi a confrontarsi con ciò che ha sempre accuratamente evitato: la vita vera.
Checco è il figlio unico di Eugenio Zalone, ricchissimo produttore di divani, e vive immerso in un eterno presente fatto di ville di lusso, yacht, piscine, personale di servizio e amicizie fondate sull’arte nobilissima del non lavorare. Tutto sembra perfetto, eppure qualcosa manca. Manca Cristal, la figlia minorenne – chiamata così in onore delle bollicine francesi – scomparsa improvvisamente. Quando l’ex moglie Linda lo richiama d’urgenza a Roma, Checco si trova per la prima volta a fare i conti con un ruolo che non ha mai davvero interpretato: quello di padre.
La scoperta che Cristal è partita per la Spagna, decisa a percorrere il Cammino di Santiago di Compostela come pellegrina, trasforma la commedia in un road movie (anzi, walk movie) dal sapore quasi iniziatico. Ottocento chilometri a piedi, tra ostelli fatiscenti, pasti arrangiati e compagni di viaggio improbabili: un inferno logistico e spirituale per un uomo che ha sempre vissuto nel comfort più assoluto. Il viaggio diventa così lo spazio narrativo in cui Zalone può far collidere due visioni del mondo opposte: quella cinica, pigra e opportunista del padre e quella idealista, fragile e inquieta della figlia.
Una commedia che rassicura e conquista il pubblico
La regia di Gennaro Nunziante accompagna il racconto con uno stile errante, in costante movimento, che abbraccia pienamente la natura da road movie (o meglio, walk movie) di Buen Camino. La macchina da presa segue i personaggi senza mai imporsi, lasciando che siano i luoghi a dettare il ritmo del racconto: sentieri assolati, pioggia battente, piccoli paesi sospesi nel tempo, ostelli affollati e notti condivise con sconosciuti. Il Cammino di Santiago non è mai ridotto a semplice sfondo esotico, ma viene raccontato con rispetto e attenzione, come esperienza collettiva prima ancora che spirituale. Il film diventa così anche un omaggio sincero alla Spagna e a tutti i territori attraversati, osservati con uno sguardo curioso, mai caricaturale, lontano da qualsiasi folclorismo facile. È proprio in questo equilibrio tra osservazione e comicità che Buen Camino trova una delle sue dimensioni più riuscite, trasformando il viaggio fisico in un lento, inevitabile percorso emotivo.
Rispetto a Quo Vado? o Tolo Tolo, però, il film appare meno incisivo sul piano tematico. L’elemento politico e sociale, che in passato era centrale e spesso corrosivo, qui resta sullo sfondo. Il Cammino di Santiago, con tutto il suo potenziale simbolico, viene utilizzato più come cornice narrativa che come vero strumento di riflessione profonda. Zalone sembra preferire un racconto più intimo, quasi domestico, concentrato sul rapporto padre-figlia piuttosto che su una satira strutturata del presente.
Eppure, nonostante questa apparente “ritirata” tematica, Buen Camino funziona. Funziona perché conosce perfettamente il suo pubblico, perché non tradisce le aspettative e perché ribadisce una semplice verità: il cinema, a volte, serve anche (e soprattutto) a far ridere “di gusto”. Non a caso il film continua a dominare il box office italiano, firmando uno dei migliori primi gennaio di sempre. Distribuito da Medusa Film, ha incassato oltre 5 milioni di euro nel solo giorno di Capodanno, superando i 41 milioni complessivi e confermandosi come terzo miglior risultato di sempre per un film nel primo giorno dell’anno, dietro solo ad altri due titoli interpretati dallo stesso Zalone.
Prodotto da Indiana Production in collaborazione con Netflix, Buen Camino non è il film più ambizioso di Checco Zalone, ma è forse uno dei più consapevoli. Meno feroce, meno politico, ma solido, godibile e capace di ricordarci perché, nel cinema italiano, Zalone rimane una certezza. Anche quando sembra camminare senza una meta precisa.
































