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Martina Barone

Bullet Train, recensione: l'irresistibile film action con Brad Pitt

Tags: brad pitt, bullet train

David Leitch torna alla regia con Bullet Train, una pellicola ad alta velocità e dal cast stellare dal 25 agosto al cinema

David Leitch continua la sua sfilata nella cinematografia mondiale action aggiungendo un altro tassello al suo mosaico dinamico e in movimento all’interno dell’immaginario dell’azione, riconfermando per un’ulteriore volta un talento che il regista esprime in lotte e divertimento all’interno dell’opera adattata per il grande schermo Bullet Train. Il film è tratto dal libro I sette killer dello Shinkansen di Kotaro Isaka, ed è sorprendente il lavoro di scrittura apportato dallo sceneggiatore Zak Olkewicz nel momento della trasposizione della pellicola. Un incrocio di linee narrative che fanno dell’opera un coacervo di personaggi e situazioni, tutti racchiusi su di un treno ad alta velocità in direzione di Kyoto.

È infatti corposa la narrazione di un Bullet Train in cui non è soltanto uno il personaggio trascinante, pur vedendo nella figura dell’agente Brad “Ladybug” Pitt quasi il mattatore principale, bensì un numero spropositato di protagonisti con a seguito altrettante storie. Tutte tratteggiate attentamente in un racconto che non perde mai il proprio filo pur aggrovigliandone insieme molti, mantenendo sempre un baricentro distinto e controllato, quello attorno a cui si costruisce l’intera struttura del film, dalla parte narrativa a quella puramente intrattenitiva.

Il cinema action di David Leicth

bullet train
Credits: Sony Pictures Italia

Bullet Train ha in sé lo spirito dell’action più sfrontato, uno sfrecciare che non è soltanto del mezzo di trasporto su cui i personaggi si trovano, ma prerogativa di un autore che continua a riportare la propria visione adrenalitica nell’immaginario hollywoodiano. Quello aperto con John Wick, pur non essendo Leitch dichiaratamente accreditato, proseguito con un esplosivo Atomica Bionda e che ha visto il regista venirgli affidati due franchise tra i più redditizi e conosciuti del mondo cinematografico mainstream come Deadpool 2 e Fast & Furious – Hobbs & Shaw.

Ma nonostante la posta sembra essersi alzata, l’autore non rinuncia ad una sana dose di pazzia, la medesima che caratterizza le sequenze di combattimento e di inseguimento delle sue opere, marchiando sempre di più uno stile riconoscibile e che assicura spensieratezza e eccitamento, quello che si alimenta di fronte a pellicole irresistibili e irrefrenabili. Esattamente come si dimostra essere Bullet Train nella sfrontatezza e nel caos di un’architettura fatta di aneddoti, passato, storie e alberi genealogici, quelli che si annodano nei corridoi lunghi e impervi della location mobile dei personaggi e che nonostante la loro densità si manifestano esaustivi e coerenti.

Bullet Train: prendete il vostro biglietto

Così come le personalità dei protagonisti e le caratteristiche che David Leitch affida ad ognuno di loro. Nell’estasi action di Bullet Train nessuno dei personaggi diventa necessariamente il preferito del pubblico o risalta rispetto al resto dei componenti di quella squattrinata, assassina e pericolosa compagnia. Il senso di gioco e coinvolgimento che gli spettatori sentono è il riflesso di quello vissuto e esplicitato nella lavorazione del film dai suoi interpreti, estremamente liberi nell’improvvisazione e nella ricerca di una risata che si abbinasse adeguatamente con il tono dell’operazione cinematografica. E nella libertà di poter creare situazioni assurde e scambi interpersonali ironici e surreali, Bullet Train serve al pubblico dei protagonisti da seguire in qualsiasi delle loro folli trovate, esaltandosi per i risultati e rimanendo sbalorditi per le loro qualità da killer.

Prendete un biglietto e mettetevi comodi perché la gita fuori porta su Bullet Train è destinata a condurvi in un’operazione da cui non vorrete più scendere. In cui è possibile qualche giramento di testa, perdersi in alcuni collegamento nelle backstory dei personaggi o magari trovare un passeggero morto accanto al proprio sedile. Ma ricordate sempre anche che “Karma is a bitch!”, eppure non per questo non potete godervi il viaggio.

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