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Christian: recensione della serie TV Sky con Edoardo Pesce
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Christian: recensione della serie TV Sky con Edoardo Pesce

Tags: christian, claudio santamaria, edoardo pesce, lucky red, now, Recensione, sky

Sinossi ufficiale di Christian:

In un quartiere desolato della periferia romana, Christian (Edoardo Pesce) si guadagna da vivere facendo l?unica cosa che sa fare: menare. Lo fa per il boss locale, Lino (Giordano De Plano), una sorta di fratello adottivo maggiore perch? cresciuto con la stessa donna, Italia (Lina Sastri). Quest?ultima ora soffre di Alzheimer e vive con Christian che bada a lei. Un giorno, a Christian iniziano a far male le mani e a sanguinare: sono delle stimmate, anche se lui, coatto di periferia, non se ne rende conto.?

Recensione di Christian:

Il percorso attoriale di Gabriele Mainetti, ora regista dal talento visionario, acclamato e ammirato per quel film di ?rottura? che ? stato Lo chiamavano Jeeg Robot, si ? chiuso con un cortometraggio del 2015 ambientato nella sua Roma. Christian, ideato e diretto dal pi? giovane Roberto ?Saku? Cinardi conosciuto soprattutto per aver girato numerosi videoclip, lo vedeva protagonista di una microstoria cruda e rivelatoria immersa in una Tor Bella Monaca di alienazione e malavita, in cui Mainetti, molti muscoli e poca voce, emergeva come un energumeno superomistico al quale improvvisamente venivano date in dono miracolose capacit? di guarigione.

L?eredit? di quel corto dalla durata di poco pi? di dieci minuti, tratto a sua volta dalla graphic novel di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattottine, viene oggi intercettata dai potenti mezzi produttivi di Sky e Lucky Red, che colgono l?essenza iperrealista e al contempo sacrale per ampliarne la portata narrativa, affidando alla collaborazione fra lo stesso Cinardi con Stefano Lodovichi la direzione a quattro mani di una miniserie in sei episodi.

Le mani (e i quartieri) del divino

Non pi? trentenne ricoperto di tatuaggi, ma quarantenne manesco e dal fisico sedentario, ? Edoardo Pesce ad incarnare lo scagnozzo di periferia che d? il nome alla serie, dedito allo sgombero di appartamenti lecitamente occupati da migranti per conto di un elegante boss locale (Giordano De Plano), che di Citt?-Palazzo, polmone di cemento fuso fra i quartieri capitolini di Corviale e Vigne Nuove, ne controlla scrupolosamente ogni minimo movimento.

Istruito ad usare le mani per spaccare le ossa e far volare povere vittime dalla finestra, quelle stesse mani rabbiose gradualmente si intorpidiscono e iniziano a dolere, fino all?apparizione inspiegabile e stupefacente delle stimmate, le piaghe che segnano simbolicamente il martirio di Ges? Cristo e appartenute nel corso del tempo a Santi e Beati, o e a chi (perlomeno) si ? professato tale. Per grazia divina o delirio mistico, l?approdo benedetto del protagonista viene inseguito come un?ombra da un postulatore del Vaticano interpretato con carisma da Claudio Santamaria, miracolato da bambino ma allontanato alla fede per incertezze e dolori che quella fede allora granitica l?hanno fatta traballare.

Oltre il raccordo maledetto: Christian ? una (grande) serie Sky

Non ? il solito crime di periferia Christian, che dalla riconsegna concreta e decadente di una Capitale livida e sommessa come molte volte ci ? stata recapitata, vuole invece trarne qualcos?altro, un contrasto amalgamato ma piuttosto straniante in cui sacro e profano, alto e basso assumono toni pulp e sovrannaturali. Il realismo suburbano costellato da un?umanit? ai margini ma non per questo marginale, l? dove Dio ? morto o forse non si proprio fermato, diventano la piattaforma desolata per proiettare icone sacre e messe della domenica, riti contemplativi arroccati nei circoli di preghiera e simbologie cristologiche, apparizioni angeliche e testimonianze taumaturgiche.

? infatti quando la direzione del racconto si discosta per un attimo dal mostrare il deterioramento dimenticato degli ultimi, fra tossicodipendenza e pistole, mafia e imbarbarimento, che la serie assume, elevandosi, un inedito slancio mistico; una manifestazione dell?altrove radicato per? fortemente nel concreto in grado di rimarcare il carattere definito dell?intera operazione. La coabitazione fra la bruttura dell?abbandono e l?immaterialit? del celeste, in Christian, si fa cos? il tratto distintivo di una narrazione iper-realista, gangsteristica e crime ormai assodata e, va detto, ormai consumata, in cui cast e apparati tecnici, su tutti le scelte fotografiche curate da Benjamin Maier, si fanno stavolta artefici di un prodotto di alto livello, in cui scetticismo e credenza dialogano sul concetto contemporaneo di fede, intesa forse come condanna e non pi? come miracolo privato.

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