Una rilettura sensoriale e contemporanea del romanzo di Emily Brontë tra ASMR, tensione erotica e palette simboliche. “Cime Tempastose” dal 12 febbraio al cinema.
“Cime Tempestose”, il nuovo film di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi, è al cinema dal 12 febbraio. Un adattamento cinematografico criticato ancora prima della sua uscita in sala, accusato di scarsa fedeltà al grande romanzo di Emily Brontë, di cambiamenti nei personaggi — come nel caso di Elordi, accusato di whitewashing perché non scuro di pelle come l’Heathcliff descritto dall’autrice — e, di conseguenza, di stravolgere la storia.
Ma è necessario sottolinearlo: il titolo è virgolettato, dettaglio che già basterebbe a chiarire fin dall’inizio come questa pellicola rappresenti una rivisitazione in chiave autoriale della regista britannica. E, guardandolo, possiamo confermare che è decisamente così.

Asmr, desiderio e amore distruttivo nel nuovo “Cime Tempestose”
In “Cime Tempestose” la tensione erotica si percepisce quasi immediatamente. Con il suo inconfondibile stile narrativo e registico, che unisce elementi pop e contemporanei a richiami più antichi, Fennell inserisce — come fossero una registrazione ASMR — suoni vibranti e amplificati che esaltano movimenti, posizioni e gesti.
Il suono dell’impasto lavorato a mano, degli scricchiolii del legno, delle uova che si rompono diventano elementi sensuali, carichi di erotismo. Insieme a questi suoni, la regista costruisce in“Cime Tempestose” immagini capaci di sottolineare l’innata attrazione degli esseri umani per gli oggetti lucidi e scintillanti, soffermandosi sulla viscosità, sulla luminosità e, a tratti, sul viscido — come nel piano ravvicinato di una lumaca o nei tuorli e albumi delle uova — dettagli che arrivano perfino a far sospirare sincronicamente la sala.

Margot Robbie e Jacob Elordi si inseriscono in questo universo di forte intensità sensoriale, di nervi che scattano a fior di pelle al semplice tocco di un dito sul corpo o sulle labbra, ricreando un’attrazione irresistibile e proibita, al contempo tossica e dolorosa, proprio come descritta nel romanzo.
Come nel libro di Brontë, in cui aleggia sovrana la frase: «Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono le stesse», anche qui ritorna con forza questa dichiarazione, riflesso di un legame profondo e immutabile nel tempo.
È chiaro quindi che in “Cime Tempestose” l’intenzione della regista, nonostante la rappresentazione sensuale dei due protagonisti, non sia quella di idealizzare la relazione, ma piuttosto di mostrarne le molteplici sfumature, restituendo la natura distruttiva di un amore che travalica ogni forma di ragione, con conseguenze che si abbattono anche sugli altri personaggi.
Gli omaggi e l’uso dei colori nei vestiti e negli spazi in “Cime Tempestose”
In “Cime Tempestose”, come già accennato, antico e moderno si mescolano continuamente. Non mancano omaggi a grandi classici come Via col vento, richiamato sia nella locandina — con l’eco dell’iconica scena tra Rossella O’Hara e Rhett Butler — sia nella suggestiva cavalcata di Heathcliff al tramonto, in cui il giovane uomo svanisce in una moltitudine di sfumature arancioni che ricordano quelle che permeano il film del 1939.
Gli elementi moderni sono numerosi, a partire dalla scelta musicale che accompagna il trailer, firmata Charli XCX, fino alla rappresentazione dei costumi.
Gli abiti, pur richiamando l’immaginario vittoriano e citando Rossella O’Hara — come nell’iconico vestito rosso e bianco — presentano un taglio più contemporaneo e tessuti moderni. La loro maestosità e imponenza li rendono protagonisti indiscussi di molte scene. Hanno fatto parlare anche durante il press tour, in cui Margot Robbie ha indossato look ispirati all’estetica del film.
La palette cromatica di “Cime Tempestose” alterna toni caldi e sgargianti a tonalità pastello, così come sfumature fredde e scure, a seconda dell’intensità emotiva del momento. I colori rivestono un ruolo fondamentale: si accendono nei momenti di grande tensione erotica e si fanno più freddi quando la narrazione si carica di dolore e tristezza.

Questa alternanza si manifesta non solo nei vestiti, ma anche negli spazi: dalla brughiera avvolta da foschia, pioggia e nuvole — che sembra inglobare e inumidire anche gli spettatori — agli ambienti rustici, ruvidi e poveri della casa degli Earnshaw, fino agli interni aristocratici e variegati dei Linton. Le numerose stanze dei Thrushcross Grange, diventano grandi narratrici delle stagioni e del tempo che passa: un tempo scandito dal dolore della distanza e della perdita, come un lutto mai elaborato, testimoni mute ma evidenti degli eventi che si susseguono.
Conclusioni
“Cime Tempestose” è un film che dividerà il pubblico tra chi avrebbe voluto una rappresentazione più fedele e chi, invece, apprezza una rivisitazione moderna e autoriale.
Emerald Fennell porta sullo schermo una delle storie più amate di sempre rivestendola di una patina glamour e contemporanea. Nonostante alcuni cambiamenti rispetto al romanzo, il contenuto dell’opera non viene svilito, ma reinterpretato attraverso lo sguardo della regista britannica che, già con Una donna promettente e Saltburn, ha dimostrato una forte volontà di sperimentare, tanto con il cast quanto con la narrazione, esplorando le zone oscure dei rapporti umani.
Anche qui, nell suo “Cime Tempestose” emergono dinamiche relazionali tossiche e disturbanti, visibili non solo nel legame tra Catherine e Heathcliff, ma anche nel rapporto tra quest’ultimo e Isabella, completamente assoggettata alle sue volontà.
La regista offre così — senza sminuire l’originale — una nuova possibilità di avvicinare e incuriosire le nuove generazioni all’opera monumentale di Emily Brontë.
“Cime Tempestose” arriva al cinema distribuito da Warner Bros dal 12 febbraio. Il consiglio è di lasciarsi andare, senza ricercare un confronto costante con il romanzo, ma accogliendo — senza pregiudizi — questa storia d’amore potente e torbida che continua, ancora oggi, a inquietare e affascinare generazioni diverse.

































