Alice Winocour scrive e dirige un film corale con al centro il mondo della moda parigina. In anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2025.
Film corale e ritratto di donna tripartito, Alice Winocour con Couture sceglie una Parigi nel pieno della sua fashion week per affondare negli affanni e nelle aspirazioni stipate tra lavoro e intimità. C’è Maxine Walker, filmmaker statunitense che proviene dal lato b di Hollywood, con un importante progetto da avviare da lì a qualche settimana, un divorzio da affrontare e una figlia da crescere a distanza. Le conferisce corpo e pene una Angelina Jolie in versione poliglotta tra inglese e francese, affiancata nel rimpallo da Louis Garrel, nei ruolo del suo fidato direttore della fotografia.
C’è poi una nuova modella arrivata da Nairobi (Anyier Anei), diciottenne studente di farmaceutica e di punto in bianco catapultata nel mondo alieno dell’alta moda parigina. Ma anche una truccatrice (Ella Rumpf) con il sogno di scrivere un libro sulla sua vita schiacciata tra i ritmi infernali di un lavoro che sballottola da un capo all’altro della città, con continui ritardi e imposizioni.
Tre protagoniste in vortice di vita

Le tre si passano il testimone incrociandosi in questa rete frenetica, con punto di raccordo il set del fashion film che Maxine sta girando di fretta e furia e che sarà proiettato prima di un’importante sfilata in arrivo a breve. È in questi giorni che sempre lei viene a sapere di avere un cancro al seno, da curare immediatamente.
Per Jolie è allora l’occasione di un ruolo in evidente calco biografico, avendo l’attrice nel 2013 subito una doppia mastectomia preventiva al fine di prevenire il rischio di tumore a causa di un gene ereditario. Il suo è evidentemente il personaggio più forte dei tre, la stella polare di Couture nonostante lo spaesamento nel quale Winocour cala Maxine.
La regista e sceneggiatrice prova ad adottare un tocco delicato, un tratto che si muova leggero a seguire le protagoniste per conoscerle senza interrogarle con pedanteria. Spostandosi avanti e indietro, ci si rende però conto di quanto e come Couture in fondo non parli in maniera convincente di nulla e non colga sul vivo i nervi di queste esistenze intrecciate.
Una struttura disomogenea

Il racconto rifratto in più parti maschera male una sostanziale mancanza di profondità, evidenza rincarata dalla scrittura di personaggi pensati con il vizio di far loro enunciare istanze, peraltro piuttosto deboli. E lo fanno con una scrittura, anche nei dialoghi, abbastanza scadente e con una tendenza a rimarcare concetti già elaborati, in eco sempre a ciò che accade di cruciale nelle sequenze prima.
Le ragioni e i nuclei tematici del film si aggrumano così in specifici momenti ed emergono come punti salienti. Non ricorrono praticamente mai in una maniera omogenea in grado di fluidificare il portamento da affresco corale che il film tenta invano di afferrare.
Ulteriore problema di Couture è il fatto che il contesto di raccoglimento di queste tre donne, cioè quello della moda, non è mai sviluppato da Winocour con una dimensione abbastanza solida o riconoscibile da permettere, quantomeno, di giustificare il flusso in virtù del suo catalizzatore. Occasione persa.
































