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Damien Chazelle, il regista del futuro che ama il passato

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21 Ottobre 2020
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Home 2020
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Grazie al meritato successo di La La Land, Damien Chazelle si ? conquistato un posto d’onore nell’Olimpo dei cineasti del futuro: un regista giovane e talentuoso che guarda alla storia del cinema e dei musical

Se dobbiamo pensare a uno dei talenti pi? promettenti e incisivi che si sono affacciati con decisione negli ultimi anni sulla scena cinematografica, Damien Chazelle sarebbe senz?altro sul podio. Anzi, probabilmente ricoprirebbe il primo posto. Al debutto nel 2014 con il gioiello musicale Whiplash, il sogno dell?autore americano era quello di portare alla ribalta un genere che lui stesso ha amato e riscoperto pi? volte, desideroso di unire alla classicit? dell?epoca d?oro di Hollywood la semplicit? delle narrazioni della Nouvelle Vague francese. ? il musical capolavoro La La Land il film che non solo ha permesso al cineasta trentacinquenne di elevarsi a conferma del futuro del cinema mondiale, ma lo ha insignito del premio Oscar alla Miglior regia diventando cos? il pi? giovane regista ad averlo mai ricevuto.

Inno alle grandi filmografie e alla passione smodata per i musical, La La Land ? una commistione di movimenti e colori che Chazelle ha trattato con l?originalit? di un occhio unico e che ha segnato il trionfo di un genere di cui ? il cineasta stesso a parlare durante la lezione on air tenuta alla Festa del Cinema di Roma, con la promessa che il prossimo anno potr? presiedere di persona all?incontro con il pubblico, mentre sul grande schermo passano spezzoni di opere passate.

Un?ora di musica, confronti, memorie e scintille iniziatiche, sei film e sei universi animati dalle parole di Damien Chazelle – con bonus speciale al suo lavoro con Emma Stone e Ryan Gosling -, che ne spiega l?importanza per s? e per l?intera cinematografia mondiale.

West Side Story (Robert Wise, 1961)

Come tantissimi altri, amo molto West Side Story, l?ultima volta che l?ho rivisto ? stato a una retrospettiva prima di girare La La Land. Il passato da montatore di Robert Wise ? completamente percepibile in questo musical grandioso, si capisce dall?uso che fa della musica, del come taglia i corpi, come li insegue e mette insieme. Non mi spaventa l?idea che il remake sia stato preso in mano da Steven Spielberg, anzi, penso che potr? regalarci un film migliore di quello di Wise. Nessuno sa inquadrare come fa lui e questo ? un dato di fatto. Quando ? stato annunciato il progetto Steven mi stava facendo da produttore sul set di First Man e ricordo la sua preoccupazione viste le molte critiche che stavano avanzando verso l?idea di una nuova produzione di West Side Story. Spielberg era davvero preoccupato e vedere un regista come lui, la storia del cinema vivente agitarsi, mi ha riconciliato col fatto di essere ancora un giovane autore e capire che pu? essere normale avere dei dubbi. In ogni caso sono uno degli innamorati di West Side Story, ma penso si possa sempre provare ad avere nuovi approcci e quello che Steven Spielberg ha applicato alla sua versione ? quello di rendere pi? autentico sia l?ambiente in cui sono immersi i personaggi, sia la loro provenienza e et?.

Les Parapluies de Cherbourg (Jacques Demy, 1964)

La prima volta che ho visto il film avevo forse diciotto anni. ? quel film che sceglierei se me ne chiedessero uno da indicare come il pi? importante della mia vita da cinefilo. Prima di vedere Les Parapluies de Cherbourg non ero un fan dei musical. Da adolescente ho iniziato a conoscere la Nouvelle Vague e ad approcciarmi a quella tipologia di stile francese, mentre per i musical provavo un vero e proprio imbarazzo. Qualcosa per?, dopo il film di Demy, mi ha cambiato. Mi sono chiesto molte volte cosa fosse successo in me dopo quella visione, ma l?unica spiegazione che mi so dare ? che tutte le emozioni del film mi sono arrivate completamente. ? stata una reazione chimica, scaturita probabilmente dal fatto che si trattava di una storia molto elementare, quotidiana, con un finale commovente. Ho sviluppato una teoria per cui ho capito di sentirmi sensibilmente pi? coinvolto in storie vere e proprie che poi, attraverso una sorta di arte astratta, diventano cinema puro. Solitamente i musical parlano dello spettacolo, dello show business, qui i due protagonisti cantano di aprire una stazione di benzina. Da l? ho cominciato a rivedere i vecchi musical, innamorandomene del tutto.

Incontriamoci a Saint Louis (Vincent Minelli, 1944)

Mi piace per lo stesso motivo per cui amo Les Parapluies de Cherbourg. Incontriamoci a Saint Louis fuoriesce dai canoni della Hollywood musicale che vuole parlare dei palcoscenici e delle luci della ribalta. Si basa su un libro autobiografico, parla di una normale famiglia della middleclass a met? secolo, mettendosi tra le fila dei film di formazione. Il pi? grande conflitto affrontato nel film ? il doversi trasferire a New York, non certo un ostacolo insormontabile. C?? un senso domestico che passa attraverso le coreografie e la danza. Vincent Minelli ? stato il pi? grande regista di musical del cinema americano, nonch? il pi? influente. Un vero maestro del movimento, della fluidit?, uno stile informale come se dirigesse a braccio, mostrando contemporaneamente le fragilit? umane.

Spettacolo di variet? (Vincent Minelli, 1953)

C?? una scena di ballo davvero peculiare in Spettacolo di variet?, quando Fred Astaire e Cyd Charisse entrano nel parco prima di danzare. La musica viene giustificata dalla sequenza precedente in cui sta suonando una banda e altre persone stanno danzando. I protagonisti si allontanano arrivando in una parte privata del parco, la musica si alza e la realt? si trasforma in ballo. Entrano nella coreografia come in punta di piedi, come se il danzare fosse imprescindibile dal camminare e dove ognuno ha il proprio modo di muoversi, nessuno ? mosso da qualche burattinaio. Il personaggio di Fred ? nervoso per la sua situazione, mentre lei ? mossa da un sentimento di piet?. ? un dialogo tra due anime che riescono a comunicare senza proferire una parola. Questa ? la magia del cinema.

Cantando sotto la pioggia (Stanley Donen, 1952)

Fin da giovane ci? che mi interessava del cinema era scoprire i trucchetti dietro alle scene dei film, ? per questo che sono diventato regista. Fred Astaire rappresentava il trucco, magari avevano provato ore ed ore una scena ed erano sfiniti, ma quando vedi quella sequenza scorrere sullo schermo sono tutti sognanti e sorridenti. Se per? Astaire rappresentava questa sorta di magia, Gene Kelly ? stato probabilmente quello che ha avanzato pi? innovazioni dal punto di vista cinematografico. L?unione con Stanley Donen ? stata talmente sinergica che non si capisce se c?? stata veramente una sorta di demarcazione tra chi dirigeva e chi interpretava. I lavori migliori che entrambi hanno fatto sono stati quelli in cui hanno collaborato. Se, per?, dovessi nominare la miglior attrice di musical di tutti i tempi direi Ginger Roger, il suo volto era in grado di racchiudere qualsiasi tipo di sentimento.

La La Land (Damien Chazelle, 2016)

Nel corso degli ultimi anni c?erano stati musical che erano stati prodotti e avevano avuto successo a Hollywood, ma si trattava principalmente di film da grandi performance coreografiche come Chicago o su personaggi musicali come Dreamgirls. In pi? avrei voluto che La La Land fosse il mio film d?esordio, ma non mi conosceva ancora nessuno nell?industria e avrei dovuto girare con un budget ridotto e molte limitazioni. Sono perci? contento di aver aspettato, perch? dopo Whiplash le persone hanno avuto modo di fidarsi di me, almeno un poco. A partire da Emma Stone, che era la mia scelta ideale gi? quando stavo scrivendo il film. La decisione di chiamare Ryan Gosling ? stata consequenziale, gi? ci si pu? sentire ridicoli a cantare e ballare, se magari si fa con chi si conosce e di cui si ha fiducia ci si butta pi? volentieri. La La Land ? nato da quelle stesse cose che mi avevano colpito all?inizio del mio amore per i musical, riuscire a conciliare un racconto semplice come l?amore di due persone, ma riportando la storia con le emozioni e l?incanto della musica e della danza, come accadeva con i film di Jacques Demy. Se, per?, La La Land non era ambientato nell?era classica, lo sar? il mio prossimo film, collocato tra la fine degli anni Venti e l?inizio dei Trenta. E non tratter? solo della fine del muto, ma di tutti i cambiamenti di quel periodo, il che ? un?idea che mi piace davvero tanto.

Tags: damien chazelledamien chazelle festa del cinema di romafesta del cinema di roma 2020la la land

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  • ❄️ ANNA ED ELSA SONO CRESCIUTE. E SI VEDE.

Dal D23 2026 arriva quello che sembra essere il primo vero sguardo alle protagoniste di Frozen 3: le statue esposte ad Anaheim mostrano Anna ed Elsa con outfit completamente nuovi e un aspetto decisamente più maturo. 👀

Anna appare sempre più regale, con un abito strutturato che sembra sottolineare il suo ruolo di Regina di Arendelle. Elsa, invece, torna alla sua iconica treccia, accompagnata da un look glaciale più elegante e solenne.
Semplice evoluzione estetica o questi costumi ci stanno già raccontando qualcosa del loro prossimo viaggio?

Sulla trama Disney mantiene ancora il massimo riserbo, mentre da tempo si parla anche del possibile matrimonio tra Anna e Kristoff. 💍

Il D23 è il grande evento ufficiale dedicato all’universo Disney, in corso ad Anaheim dal 14 al 16 agosto: tre giorni di panel, anteprime e novità dal mondo Disney, Pixar, Marvel, Star Wars e non solo.

👉 Scorri il carosello per vedere i nuovi look di Anna ed Elsa.

Che cosa ne pensate? ❄️ Foto: Drew Smith 

#Frozen3 #Frozen #Disney #DisneyAnimation #D23
  • 𝐀𝐓𝐓𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄: 𝐒𝐄𝐆𝐔𝐎𝐍𝐎 𝐒𝐏𝐎𝐈𝐋𝐄𝐑!

🔥🐉 Il fascino di Westeros non ci abbandona mai, perché dietro i draghi, le battaglie e quella lotta per il Trono che continua a dividere il pubblico tra Team Black e Team Green, House of the Dragon conserva ciò che ha sempre reso straordinario l’universo creato da George R.R. Martin: la capacità di raccontare il potere attraverso le persone, mostrando quanto facilmente il dolore possa trasformarsi in vendetta, il diritto in ossessione e una causa apparentemente giusta nella giustificazione per sacrificare chi non ha mai scelto di combattere.
La terza stagione porta questa riflessione ancora più lontano e lo fa attraverso perdite dolorosissime, prima fra tutte quelle di Jacaerys e Helaena, due personaggi diversissimi ma accomunati dall’essere forse troppo buoni per sopravvivere a una guerra nella quale gli innocenti continuano a pagare il prezzo delle ambizioni altrui, mentre persino scegliere da che parte stare diventa sempre più difficile.
E se i Verdi perdono terreno nella Danza dei Draghi, sono proprio Alicent e Aegon, grazie alle splendide interpretazioni di Olivia Cooke e Tom Glynn-Carney, a regalarci alcuni dei momenti più intensi della stagione, mentre dall’altra parte Rhaenyra sembra imboccare una strada sempre più inquietante, nella quale il confine tra diritto, necessità e destino comincia pericolosamente a confondersi.
Ed è impossibile, guardandola, non pensare a Daenerys Targaryen: due donne partite da ragioni nelle quali era possibile credere e progressivamente sedotte dall’idea che il proprio destino personale coincida con qualcosa di più grande, perché Westeros ci ha insegnato una lezione tanto semplice quanto crudele: avere ragione non significa necessariamente rimanere giusti.
Forse è proprio per questo che, alla fine, Team Black o Team Green conta sempre meno. Quando tutti combattono per conquistare il potere, la domanda più interessante non è più chi riuscirà a sedersi sul Trono di Spade, ma che cosa resterà di loro quando finalmente qualcuno lo avrà ottenuto.

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  • ✨ Il 10 agosto c’è chi guarda le stelle cadenti. Noi, inevitabilmente, guardiamo La La Land.

Perché ci sono film che non raccontano soltanto una storia d’amore: diventano un luogo in cui tornare ogni volta che abbiamo bisogno di ricordare perché il cinema sa farci sognare.

Mia Dolan è questo. Un sogno che prende forma attraverso il colore.

C’è l’abito giallo, diventato ormai leggenda, che danza sulle colline di Los Angeles e ci ricorda che la magia può nascere in un attimo. C’è il blu intenso di *Someone in the Crowd*, il verde giada del Planetarium, quando realtà e fantasia smettono di avere confini, fino ad arrivare al nero dell’epilogo: elegante, essenziale, silenzioso. Il momento in cui i colori si spengono, non perché finisca l’amore, ma perché i sogni, a volte, chiedono un prezzo diverso da quello che immaginavamo.

Ogni look di Mia racconta una fase del suo viaggio. Ogni costume è una pagina di una storia che continua a emozionare anche dopo decine di visioni.

E forse è proprio questo il motivo per cui, nella notte di San Lorenzo, ci viene spontaneo pensare a *City of Stars*. Perché ci ricorda che inseguire i propri sogni è meraviglioso, anche quando la vita sceglie un finale diverso da quello che avevamo scritto nella nostra testa.

✨ Alcuni film passano. Altri continuano a brillare. *La La Land* è uno di quelli.

💛 Qual è il look di Mia Dolan che porterete sempre nel cuore?

#LaLaLand #10AnniDiLaLaLand #EmmaStone #ryangosling
  • 🏖️ Sei in spiaggia, sotto l’ombrellone, e non sai come passare cinque minuti?
Abbiamo il gioco perfetto per te. 😏

Sfida la tua conoscenza Disney: riuscirai a riconoscere 10 film osservando soltanto un oggetto iconico? ✨

👠 Una scarpetta.
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...e tanti altri simboli che hanno fatto la storia di Disney e Disney•Pixar.

Alcuni ti sembreranno facilissimi, altri potrebbero metterti davvero in difficoltà. 👀

🎬 Scorri tutte le slide, prova a indovinarli senza sbirciare e scrivi nei commenti il tuo punteggio: quanti ne hai riconosciuti su 10? ⬇️

Sfida anche chi è in spiaggia con te: vediamo chi è il vero esperto del magico mondo Disney! ✨

#Disney #DisneyPixar #DisneyFans #QuizDisney #IndovinaIlFilm
  • Nell’attesa di salpare verso il live action di Oceania, dal 19 agosto al cinema, concediamoci un momento per tornare dove tutto è iniziato. 🌊

Teniamo tra le mani il cuore di Te Fiti, ascoltiamo il richiamo dell’oceano e ricordiamo che il coraggio non è l’assenza della paura, ma la forza di seguire la propria strada anche quando sembra impossibile.

💙 L’oceano ci chiama. Siete pronti a rispondere?

#oceania
  • Ciao, mi chiamo Sadie Sink e faccio i casting correndo. 

#SadieSink #StrangerThings #SpiderManBrandNewDay
  • Compito: fai arrabbiare i maschilisti con una citazione di un film cult. 🤣 

Svolgimento: ⬆️

#MammaMia
  • Una delle scene più emozionanti di Spider-Man: No Way Home nasce da un’improvvisazione di Tom Holland, che per la prima volta ha partecipato al processo creativo del personaggio. 

Il regista Destin Daniel Cretton ha rivelato che da quella singola battuta fuori copione è nato l’intero cuore del film, diventando la guida principale per la stesura della sceneggiatura.

Perché il senso profondo di Spider-Man Brand New Day sta tutto in questa battuta: smettere di annullarsi, di mettere sempre il dovere al primo posto e capire che la solitudine non è una condanna. Avere qualcuno al proprio fianco su cui contare è il vero superpotere. 🕷️ 
E voi? Per quale scena vi siete emozionati di più?

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