Degustando Washoku è stato tra i migliori eventi a Torino, unendo cucina giapponese e italiana, tradizioni, chef d’eccellenza e cultura internazionale.
Tra i più riusciti eventi a Torino dedicati alla cultura gastronomica internazionale, Degustando Washoku ha saputo distinguersi come un’esperienza immersiva, elegante e profondamente simbolica. La serata, ospitata negli spazi suggestivi di The Loft di Green Pea, ha raccontato l’incontro tra due mondi – Italia e Giappone – attraverso cibo, tradizioni e rituali condivisi.
Un evento che non è stato solo degustazione, ma narrazione culturale, capace di coinvolgere istituzioni, chef, produttori e pubblico in un unico grande racconto.
Un evento simbolo del gemellaggio Torino–Nagoya
La serata, presentata da Lara Martinetto, si è aperta con un momento di grande valore istituzionale e culturale: la celebrazione del gemellaggio tra Torino e Nagoya. La presenza del Sindaco di Nagoya e della Vice Sindaca di Torino ha conferito all’evento un peso internazionale, rafforzando il dialogo tra le due città.
Particolarmente emozionante la cerimonia del Kagami Biraki, il rituale giapponese di apertura della botte di sakè, simbolo di prosperità, armonia e amicizia. Un gesto antico che, nel contesto torinese, ha assunto un significato ancora più forte: quello di un ponte tra culture che si riconoscono e si valorizzano a vicenda.
Ad arricchire l’esperienza, anche i gadget ufficiali della città di Nagoya, distribuiti agli ospiti come segno tangibile di accoglienza e scambio culturale.

Washoku: quando il cibo diventa linguaggio culturale
Il cuore pulsante della serata è stato il percorso gastronomico, costruito attorno al concetto di washoku, la cucina tradizionale giapponese riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Un patrimonio che non parla solo di ricette, ma di gesti, estetica, stagionalità e relazioni.
Dieci chef e dieci realtà tra Italia e Giappone hanno dato vita a un itinerario di sapori che ha saputo sorprendere anche i palati più esperti, confermando Degustando Washoku come uno degli eventi food a Torino più interessanti degli ultimi mesi.
Gli chef protagonisti e i piatti più memorabili
Tra i numerosi assaggi, alcuni piatti hanno lasciato un segno indelebile, diventando veri e propri racconti di cucina.
Impossibile non citare la crocchetta tradizionale di zucca di Akaito, raffinata nella sua semplicità, capace di unire comfort food e precisione nipponica. Un boccone che ha saputo raccontare l’equilibrio perfetto tra consistenze e sapori, conquistando il pubblico fin dal primo assaggio.
Entusiasmo unanime anche per la Home Made Okonomiyaki de Il Cascinale Nuovo, firmata da Taiga Kakazu e Walter Ferretto: un piatto conviviale, generoso e autentico, tanto da spingere molti ospiti – noi compresi – a concedersi il bis. Un esempio perfetto di contaminazione riuscita, dove tecnica giapponese e anima italiana si incontrano senza forzature.
Accanto a loro, una line-up di altissimo livello ha reso la serata un vero viaggio gastronomico:
- Chiara Patracchini – La Credenza
- Christian Mandura & Alessandro Daddea – Akoya, Torino
- Akira Yoshida – Ramen Bar Akira, Torino
- Stefano Oberto & Naomi Sonoda – Le Petit Restaurant Japonais, Torino
- Stefano Atzeni – Akaito, Torino
- Takashi Kido – Donburi House, Torino
- Isaji Makoto – Sagami, Torino
Il tutto accompagnato da vini piemontesi, cocktail d’autore e sakè giapponese, in un dialogo continuo tra territori e tradizioni.
Un modello di evento culturale per Torino
Degustando Washoku si è confermato molto più di una serata gourmet: è stato un modello virtuoso di evento culturale a Torino, capace di unire istituzioni, ristorazione d’eccellenza e pubblico in un’esperienza autentica e memorabile.
Un appuntamento che ha dimostrato come la città possa essere sempre più protagonista nel panorama degli eventi enogastronomici a Torino, attirando attenzione, curiosità e desiderio di partecipazione.
In attesa delle prossime edizioni, una cosa è certa: quando il cibo diventa cultura e l’incontro si trasforma in racconto, eventi come questo lasciano il segno – e fanno venire voglia di esserci, la prossima volta.
































