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Di4ri, recensione: la serie delle generazioni del futuro su Netflix

Tags: di4ri, Diari, netflix

Skam ? stata una boccata d?aria fresca. La serie originale norvegese del 2015 ha dato la base a TimVision e all?autore Ludovico Bessegato per poter uscire dagli schemi canonici della tv generalista italiana e addentrarsi nella creativit? di una scrittura realistica seppur romanzata che ritraeva i protagonisti in una Roma che faceva da sfondo alla crescita e al periodo tra l?adolescenza e l?et? adulta dei ragazzi. Una serie che pone tanto l?attenzione sulla costruzione e sull?approfondimento dei personaggi, quanto sulla cura di una veridicit? in cui tantissimo pubblico ha saputo ritrovarsi, che fosse questo composto da liceali in grado di riscontrare nei corrispettivi sullo schermo la parentesi teen o da spettatori pi? in l? con gli anni che hanno per? rivisto in Skam una parte di quella fase della loro vita.

Quello che ha confermato l?operazione seriale di Bessegato, e che troppe poche volte in Italia si ? stati capaci di fare, ? che per appassionarsi ad una storia non ? necessario essere nel preciso pubblico a cui fa riferimento. Non ci si deve precludere una visione che riteniamo fuori dal nostro target, o ancor peggio tacciandola di un disinteresse spesso superficiale e dettato pi? che altro da pregiudizi che bollano tanti lavori prima ancora di far veder loro la luce.

Di4ri: cosa ci dice la serie dei giovani di oggi?

Quello che potrebbe accadere all?aria apparentemente ingenua e fanciullesca di Di4ri, serie originale italiana di Netflix, che si presenta proprio come la stagione antecedente alla crescita dei personaggi di Skam e da cui, seppur velatamente, il prodotto sembra prendere ispirazione almeno nella volont? e nell?idea che anche nel Bel paese ? possibile parlare direttamente a un pubblico di ragazzi. Ma anche di avere l?abilit? e l?accortezza di saper tratteggiare bene dei personaggi impegnati a frequentare le medie e ad interfacciarsi per la prima volta con la societ?, evitando un occhio paternalistico o fintamente giovane che di solito dimostra di essere lontano rispetto al mondo e ai rapporti dell?universo dei ragazzi.

Il merito di Di4ri, per?, ? quello di saper conciliare l?obiettivo del raggiungimento di un range ben preciso di spettatori, che potrebbe comunque ampliarsi vista la bont? nella scrittura di una serie che conosce assai bene i suoi protagonisti e vuole che a loro volta diventino i migliori amici del pubblico che li osserva. Compagni di classe e al di fuori dall?aula, i giovanissimi personaggi della serie Netflix hanno una limpidezza nella descrizione dei loro caratteri che li rende realmente lo specchio di una generazione che affronta temi e questioni in maniera totalmente differente rispetto a quanto poteva accadere anche solo cinque o dieci anni prima. Nonch? un modo cristallino di affrontare i problemi che ogni persona attraversa in quel complicatissimo e confuso istante dell?esistenza, non scadendo nella distanza che spesso un autore adulto va inserendo nelle personalit? o nei ragionamenti dei suoi giovani protagonisti, mettendo davvero la loro prospettiva – quella dei ragazzi di oggi – davanti a qualsiasi altra cosa.

La maturit? pre-adolescenziale di una serie che funziona

Di4ri ha un?onest? nel voler dare maggiore voce ad una contemporaneit? di cui i giovani hanno un?immagine e una percezione ben precisa, volendola riportare non maneggiandola secondo le proprie convinzioni, mettendo bens? in prima linea l?intelligenza di una generazione che ci auguriamo possa essere migliore delle precedenti. Che non fa dell?omosessualit? un motivo di vergogna o presa in giro, che non credere che la presenza di una ragazza nella squadra di basket sia un?unicit? da dover sottolineare e che riconosce una fragilit? che sia maschi che femmine possono mostrare, con l?insicurezza tipica dei tredici anni e insieme il desiderio di mostrarsi gi? grandi.

Dalla sceneggiatura frizzante e per nulla infantile, con un piglio adorabile che si abbina al racconto e ai personaggi, per Di4ri va riconosciuta la bravura dei suoi interpreti, cos? inesperti eppure ammirevoli nella loro prima vera grande prova per la camera. Ed anche al loro direttore d?orchestra ossia quel Alessandro Celli che il cinema e la tv per ragazzi la sa inquadrare, come aveva dimostrato anche col suo Mondocane. Una serie che guarda ovviamente ad una fascia determinata di pubblico, ma lo conquister? comunque tutto. Perch? ? impossibile non voler bene ai suoi protagonisti, di quelli che vorremmo che a fine anno ci riempissero di dediche il diario.?

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