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Doctor Strange nel Multiverso della Follia: recensione del film di Sam Raimi
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Doctor Strange nel Multiverso della Follia: recensione del film di Sam Raimi

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Doctor Strange nel Multiverso della Follia: recensione del film di Sam Raimi

Sinossi di Doctor Strange nel Multiverso della Follia:

Stephen Strange (Benedict Cumberbath) si ritrover? a dover salvare una ragazzina in grado di viaggiare nel Multiverso e fermare un temibile avversario.

Recensione di Doctor Strange nel Multiverso della Follia:

Doctor Strange nel Multiverso della Follia non ? un film Marvel, ma ? prima di tutto un film di Sam Raimi. Un risultato per nulla scontato, visto l?arrivo del sequel del film del 2016 dopo l?uscita di un Eternals che, nonostante alcuni sprazzi naturalistici, ha gambizzato vistosamente il lavoro svolto dalla vincitrice dell?Oscar Chlo? Zhao. E soprattutto vista la portata del cinecmics di porsi in seguito al trionfante successo di Spider-Man: No Way Home, non tanto per ci? che c?era da aspettarsi in riferimento alla storia di Peter Parker, quanto per la paura che gli studios avessero optato una seconda volta pi? sull?idea dell?opera-evento che sull?effettiva cura del risultato complessivo di un prodotto.

Il film con protagonista Benedict Cumberbatch, affiancato dalla Elizabeth Olsen nei panni di una Wanda Maximoff post-WandaVision (vi hanno mentito, va bene non voler vedere le serie Marvel su Disney Plus, ma se volete una conoscenza completa e approfondita del suo universo dovreste farlo), si distacca enormemente dal timore di voler solamente seguire la scia del fenomeno. Nonostante i tanti rumors, nonostante le dicerie sul fatto che sarebbero comparsi ?proprio tutti? e nonostante anche la stuzzicante idea di continuare su una via sensazionalistica che andrebbe per? in quel caso a svuotare una pellicola che diventerebbe solamente contenitore.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia ricerca davvero lo spavento

Invece i piani alti per Doctor Strange nel Multiverso della Follia, con sceneggiatura di un Michael Waldron gi? al lavoro in precedenza sul ?magico? Loki, scelgono saggiamente di affidarsi in maniera totalizzante ad un aspetto ancora poco esplorato con la Marvel, quello di un horror che pu? ben abbinarsi ai contorni del blockbuster, tanto da poterlo rendere intrattenimento puro. La chiamata di Sam Raimi ? dunque quel tocco di autorialit? che esalta le fattezze della pellicola e in cui non solamente gli elementi orrorifici sono inseriti pi? di quanto al mondo dei fumetti sul grande schermo era stato permesso – o anche piccolo, visti i risultati di Moon Knight -, ma con un gusto che contraddistingue il suo regista e il pensiero artistico che lo ha accompagnato nella carriera.

Se in apertura ci ritroviamo davanti ad un Raimi inizio Duemila grazie alle sue sequenze iniziali, dove ci si aspetta da un momento all?altro che uno Spider-Man – e no, non quello di Tom Holland – spunti improvvisamente ciondolando per i palazzi di New York, ? L?armata delle tenebre con cui l?opera prosegue fino a farsi risucchiare dalla possessione e stregoneria di un infernale Drag Me to Hell. ? il risveglio dei morti, delle anime tormentate, delle legioni di non-vivi di cui ? rimasto solo lo scheletro o un corpo vuoto che la storia e il regista vanno riempiendo con le forze mistiche dei personaggi.

Schivando quindi la ripetitivit? che avrebbe potuto suscitare con No Way Home e avvalendosi di un carattere che appartiene senza ombra di dubbio all?autore, il secondo film dedicato alla figura di Doctor Strange ne evoca la potenza che il cinecomic non riesce a trattenere e che esplode nelle scene d?azione mescolate alle angolazioni e ai salti spaventosi di Raimi. ? un?aria da spiritualismo che la pellicola tramuta in occultismo, il quale riverbera applicandosi alla struttura del racconto e facendo dei varchi nel tempo un?attraversata mortale in cui poter finire anche cosparsi di sangue.

Quando il regista ha una personalit?

Tutto questo bench? il film riservi comunque quelle sorprese che oramai dopo tante speculazioni – e alcuni accenni da poster e trailer – confermano l?intenzione della Marvel di rendere il proprio mondo (pardon, universo) sempre pi? grande, eppure entusiasmando per qualcosa che gi? conoscevamo (la mano di Sam Raimi) e per averlo visto inserito in questa dimensione. Solamente James Gunn era riuscito fino al punto di rivelarsi con tale sfrontatezza nelle pieghe di una pellicola Marvel. Insieme a lui Taika Waititi. Ma ? con lo spavento che il cineasta di La casa colpisce per la maniera in cui gli ? stato concesso di presentarlo, dando tagli e movimenti di macchina differenti alla pellicola, di quelli che non si sono mai visti nel MCU.

Se Venom e poi Morbius inciampavano puerilmente su stilemi a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, gli sprazzi vintage di Sam Raimi sono esaltanti e autentici come il tocco dell?autore, il quale riconferma che quando si tratta di dover prendere in mano le redini di un film sui supereroi, anche a distanza di vent?anni, ha ancora i propri incantesimi da poter utilizzare. L?unico a lanciare il sortilegio giusto con cui stregare gli spettatori, con cui saperli emozionare mentre si cerca subdolamente di terrorizzarli.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia ? in sala dal 4 maggio distribuito da Walt Disney Pictures.

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