Alla Festa del Cinema di Roma 2026 arriva Elsinore, il nuovo film di Simon Stone con Andrew Scott e Olivia Colman. Un dramma biografico che racconta la storia vera dell’attore scozzese Ian Charleson e del suo ultimo, straordinario incontro con Amleto.
Ci sono ruoli che arrivano nel momento sbagliato e finiscono per diventare, proprio per questo, quelli più importanti di una carriera. Questo è il cuore di Elsinore, il nuovo film diretto da Simon Stone, che porta sul grande schermo una pagina drammatica e poco conosciuta della storia del teatro britannico: quella di Ian Charleson, attore scozzese chiamato a interpretare Amleto al National Theatre di Londra mentre combatteva contro l’AIDS.
Il film sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026, nella sezione Grand Public, dal 13 al 25 ottobre. Elsinore è prodotto da StudioCanal, LD Entertainment, Lucky Red e Magnolia Mae Films ed è interpretato da Andrew Scott, nel ruolo di Charleson, e Olivia Colman, affiancati da Billie Piper, Johnny Flynn e Luke Thompson.
Elsinore, la storia vera dietro il film
La vicenda di Elsinore si svolge nella Londra del 1989. Ian Charleson aveva già raggiunto una notevole notorietà internazionale grazie a Eric Liddell in Momenti di gloria, il film del 1981 vincitore dell’Oscar come miglior film, e aveva recitato l’anno successivo in Gandhi. Ma la sua carriera cinematografica non aveva seguito le aspettative e il teatro continuava a rappresentare per lui uno spazio artistico fondamentale. Poi arriva l’occasione di interpretare Amleto al National Theatre.

Charleson subentra a Daniel Day-Lewis, che aveva abbandonato improvvisamente la produzione diretta da Richard Eyre. Per l’attore è l’opportunità di affrontare uno dei ruoli più ambiti della tradizione teatrale, ma c’è una verità che rende quella sfida ancora più difficile: Charleson è malato di AIDS e le sue condizioni fisiche stanno progressivamente peggiorando. Elsinore parte proprio da questo contrasto: da una parte il corpo che si indebolisce, dall’altra un attore che trova nel palcoscenico una ragione per continuare.
Durante le prove e le rappresentazioni, Charleson decide infatti di spingersi oltre i limiti imposti dalla malattia. Anche quando le sue condizioni rendono sempre più difficile affrontare lo spettacolo, il teatro rimane per lui una forma di resistenza e, soprattutto, un modo per continuare a vivere pienamente il proprio mestiere. Il suo ultimo Amleto andò in scena nell’autunno del 1989. Charleson morì il 6 gennaio 1990, a Londra, a soli 40 anni. La sua interpretazione finale era stata accolta con grande entusiasmo e sarebbe rimasta una delle parti più ricordate della sua carriera.
Elsinore: Andrew Scott incontra Ian Charleson
A interpretare Charleson è Andrew Scott, una scelta particolarmente significativa anche per il rapporto dell’attore con il personaggio di Amleto. Scott ha infatti interpretato il principe di Danimarca a teatro nel 2017. Per Elsinore si trova quindi davanti a una situazione quasi speculare: non interpreta soltanto un attore alle prese con un ruolo shakespeariano, ma entra nella storia di un interprete che, attraverso Amleto, si confronta con la propria mortalità.

È uno degli aspetti che rende il progetto particolarmente interessante: Elsinore racconta un attore che interpreta un uomo tormentato dalla morte mentre, lontano dal palcoscenico, sta affrontando una malattia che rende quella stessa idea drammaticamente concreta. Scott è anche tra i produttori del film, scritto da Stephen Beresford, sceneggiatore di Pride.
Andrew Scott: interpretare un attore che interpreta Amleto
Per Andrew Scott, Elsinore rappresentava una sfida molto particolare. L’attore conosce infatti profondamente il personaggio di Amleto: lo ha interpretato a teatro per oltre 150 repliche nella produzione del 2017. Ma questa volta non doveva semplicemente tornare nei panni del principe di Danimarca. Doveva interpretare Ian Charleson mentre interpreta Amleto. Una differenza fondamentale. Per prepararsi al ruolo, Scott ha raccontato di aver dovuto mettere da parte il proprio approccio al personaggio e ripartire da zero, cercando di immaginare quale rapporto Charleson potesse avere con le parole di Shakespeare in un momento così particolare della sua vita.
Charleson affrontava infatti Amleto sapendo di essere gravemente malato. E proprio il rapporto del personaggio con la morte, il lutto e la paura di ciò che viene dopo assumeva inevitabilmente un significato diverso per lui. Scott ha spiegato, durante gli incontri con la stampa al Toronto International Film Festival, di aver lavorato direttamente sul testo di Shakespeare per individuare quelle battute che avrebbero potuto avere un’eco particolare nella condizione di Charleson. Una ricerca che porta al centro del film una domanda tanto semplice quanto complessa: come cambia un’opera sul significato della morte quando a pronunciarne le parole è qualcuno che sta affrontando la propria?
Elsinore è stato presentato al Toronto International Film Festival 2026, dopo la première al Telluride Film Festival, e ha ricevuto a Toronto l’International People’s Choice Award, aggiungendo un ulteriore riconoscimento al percorso del film prima dell’arrivo alla Festa del Cinema di Roma.
Olivia Colman e il mondo intorno a Charleson
Accanto a Andrew Scott in Elsinore c’è Olivia Colman, nel ruolo della dottoressa Margaret Johnson, la medico che segue Charleson e cerca di confrontarsi con la sua determinazione a continuare a recitare nonostante il deterioramento delle sue condizioni. Il loro rapporto diventa uno dei contrappunti del film: da una parte la necessità di proteggere un paziente sempre più fragile, dall’altra il desiderio di Charleson di non permettere alla malattia di definire gli ultimi anni della sua vita.

Ma Elsinore non sembra voler raccontare soltanto la malattia. Il film guarda anche alla Londra della fine degli anni Ottanta, al mondo teatrale e alla comunità LGBTQ+ di quel periodo, restituendo il contesto sociale e umano nel quale Charleson si trovò a vivere e lavorare. Le prime reazioni internazionali hanno sottolineato proprio l’attenzione alla ricostruzione dell’epoca e alla dimensione collettiva della storia, oltre alla performance di Scott.
Il significato di un ultimo Amleto
Dato il forte legame del protagonista con la tragedia di Amleto il titolo Elsinore non è quindi soltanto un riferimento a Shakespeare. È il luogo immaginario nel quale Amleto affronta il proprio destino e diventa, nel film di Stone, quasi uno spazio metaforico per raccontare la vicenda di Charleson. Il teatro diventa il luogo nel quale l’attore può continuare a essere semplicemente un attore, anche quando tutto ciò che esiste fuori dal palcoscenico sembra ricordargli quanto poco tempo gli rimanga.
La storia di Ian Charleson aveva già assunto una dimensione quasi leggendaria nel teatro britannico. Dopo aver assistito alla sua interpretazione, Ian McKellen arrivò a definirlo il miglior Amleto che avesse visto e gli cedette simbolicamente il proprio Evening Standard Award come miglior attore.

Oggi, più di trent’anni dopo, Simon Stone torna su quella vicenda con un film che mette al centro non soltanto la tragedia, ma anche il rapporto fra arte, identità, corpo e desiderio di vivere. Elsinore arriva così alla Festa del Cinema di Roma come una delle proposte della sezione Grand Public, con una storia vera capace di intrecciare Shakespeare, teatro britannico, cinema e memoria di una generazione segnata dall’epidemia di AIDS.
E al centro di tutto c’è un attore che, davanti a uno dei personaggi più tormentati della storia del teatro, decise di continuare a salire sul palcoscenico.


































