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Elvis, recensione: il mito rivive con Austin Butler nel film di Baz Luhrmann

Tags: Buz Luhrmann, elvis, Elvis Presley

Sonossi ufficiale di Elvis:

Rivisitata in chiave cinematografica, la storia di Elvis (Butler) ? vista attraverso il prisma della complicata relazione con l?enigmatico manager, il colonnello Tom Parker (Hanks). Il film, come raccontato da Parker, approfondisce le complesse dinamiche tra i due nell’arco temporale di 20 anni dagli esordi alla fama di Presley, che raggiunse un livello di celebrit? senza precedenti sullo sfondo di un panorama culturale in evoluzione che segna la perdita dell’innocenza in America. Al centro di questo viaggio, una delle persone pi? significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley (Olivia DeJonge).

Recensione di Elvis:

?Dicono che io abbia ucciso Elvis, in verit? sono quello che l?ha creato.?. In fondo ci? che nasce spesso lo fa proprio dalle ceneri di una fine, a volte anche tragica. Un capolinea per un inedito inizio, un orizzonte aperto su di una chiusura devastante e definitiva. Elvis Presley ? stato il Caronte di una nuova musica, indicatore di una mescolanza di generi che travalicavano le differenze razziali della segregazione, mettendola inoltre in dubbio mentre con la sua band di bianchi si esprimeva e cantava con la profondit? del blues dei neri. Un traghettatore dal passato alla modernit? dei met? anni Cinquanta, il rock and roll in tutte le sue fasi, da quella giovanile, alla pi? elettrica, passando per quella istituzionale e ripulita tornando alla smania istrionica.

Un prisma di Elvis tutti racchiusi nel biopic musicale scritto e diretto da un autore quale Baz Luhrmann che gli eccessi li ha sperimentati tutti nel proprio cinema, paese dei balocchi come quei luna park da cui la carriera del giovane idolatrato a Memphis ? partita, vorticante come una ruota panoramica dopo aver fatto un giro sulle montagne russe.

La scossa di Elvis

L?imbonitore con i suoi trucchetti, il manager Colonello Tom Parker, ? il burattinaio alla narrazione del film di Luhrmann che da buon giostraio rimaneggia la storia dell?ascesa del mito musicale mostrandone l?influenza del suo tocco e le conseguenze nel tagliare i fili al proprio fantoccio. Di uno show business avanti e dietro l?occhio dei riflettori, quelli puntati sull?anca pi? fremente che l?America e il mondo abbiano mai visto. Della maniera in cui l?arte, la passione, il fuoco non coincidano mai, o non sempre, con la possibilit? di poter esprimersi al di fuori di logiche sociali, culturali, politiche, quelle che solo un vero fenomeno pu? riuscire a incanalare dentro di s?, sapendole far fuoriuscire prima di caderne inevitabilmente nel mezzo.

Elvis ? perci? la velocit? di movimento di un?icona le cui mosse sono diventate celebri e utilizzate dal regista per dare sfogo e spigliatezza alle proprie immagini. Alle sequenze che immettono spettatori e materiali all?interno di un pianeta nominato ?Presley?, che scuote il pubblico come una pi?ata. Agli accordi di un montaggio che shakera la pellicola frame dopo frame cos? da potergli dare la stessa ritmicit? del suo protagonista. Un?effervescenza che non abbandona mai la frenesia di un?opera viva ed eccitata soprattutto nell?assemblaggio delle sue varie e diffuse componenti, da quelle che vogliono dal film un racconto di crescita e formazione dell?icona globale, alle pure forme stilistiche che fanno del carattere, dei passi e della verve di Elvis il collante dell?intera operazione.

Buz Luhrmann prende la profondit? della voce del ragazzo di Tupelo e ne fa il contraltare per la frenesia con cui combina le scene nel tempo, vibranti nell?alternanza irruente e scoppiettante che si arresta progressivamente con l?avanzare dell?et? del cantante e con l?ammontare del suo debito nei confronti del machiavellico manager. ? dunque a met? della sua messinscena che Elvis subisce un cambio, fisiologico come nella carriera di ogni artista, evidente nel proseguimento del film. La pesantezza di un credito umano e economico verso il Colonnello che vede il bene perpetrato dal musicista imprigionato in una gabbia dorata. Una prigione luccicante quella Las Vegas cantata dal performer e suo unico palco per il circoscritto resto dei suoi giorni, riconfermando il ruolo di burattino di un circense ambiguo e approfittatore e manifestando un diverso atteggiamento nella ripresa e nello svolgimento del film nelle sue parti finali.

Le anche, i movimenti, la voce di Austin Butler

Ma quello di Elvis nella seconda parte non ? un calo della creativit? o della presa dell?opera, ? semplicemente sentire ancora rimbombare nella testa la sgargiante brillantezza degli anni giovanili di Elvis Presley che continuano a balenare davanti agli occhi degli spettatori, i quali non possono comunque che ammirare la trasformazione posticcia eppure impeccabile di Austin Butler. Il miglior Elvis che si potesse immaginare, desiderare. Come lui mingherlino e affascinante, dal tono proveniente da un abisso impossibile da contenere in quel corpicino e risuonante direttamente dai polmoni. La sua faccia, le sue mani, le ginocchia tremolanti: un attore che scuote come era per il ?The Pelvis? canterino, pi? ritoccato e ingrossato come fu con la figura del musicista e mostrata andando avanti nella pellicola. Posticcio al punto giusto come le guance gonfie di un uomo entrato nell?immaginario e diventato anche nel tempo un uomo di plastica.

Il re dei re, il supereroe della musica. Il cinema di Baz Luhrmann ideale per gli eccessi derivanti dagli ancheggiamenti del cantante, il quale continua a toccare la Roccia dell?Eternit? raggiunta nella Storia e riverberata con Elvis anche sul grande schermo.

Elvis ? al cinema dal 22 giugno distribuito da Warner Bros..

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