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Enola Holmes 2: recensione del sequel Netflix con Millie Bobby Brown
Cristiana Puntoriero

Enola Holmes 2: recensione del sequel Netflix con Millie Bobby Brown

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Enola Holmes 2: recensione del sequel Netflix con Millie Bobby Brown
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Cristiana Puntoriero

Enola Holmes 2: recensione del sequel Netflix con Millie Bobby Brown

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Può un sequel essere migliore del film originale? Ecco il caso di Enola Holmes 2, ora su Netflix.

Due anni fa il pubblico di Netflix ha potuto conoscere la sorella minore del più celebre detective della letteratura anglosassone Sherlock. A partire dalla penna della sua creatrice Nancy Springer, la quale nel 2006 dava vita alla serie di gialli a lei dedicata, Enola Holmes ha preso vita dalla carta per farsi corpo minuto e mente brillante grazie all’interpretazione di Millie Bobby Brown, la giovane attrice britannica classe 2004 che, attraverso questo insolito ruolo, è riuscita a distaccarsi dalle atmosfere cupe e sovrannaturali della sua Undici di Stranger Things. Tornando ancora più indietro nel tempo rispetto agli anni Ottanta in cui è ambientata la serie tv dei Duffer Brothers, la Brown, qui in veste anche di produttrice, ha potuto dare una sferzata di novità all’epoca vittoriana, periodo storico di forti cambiamenti politici e industriali in cui il racconto, sceneggiato ancora una volta da Jack Thorne, trova il giusto spazio per modellare sulla nostra eroina teen il discorso che più sta a cuore a quello che ormai sembra un franchise vero e proprio, ovvero l’empowerment del femminile spiegato da e alle adolescenti.

Diventare grandi

Sebbene infatti il primo Enola Holmes suggeriva la volontà di rivolgersi ad un target prettamente teen, dato anche il trascinarsi di un pubblico già fan della sua interprete principale, nel secondo capitolo si avverte invece l’apertura ad una maturazione in perfetta linea con l’evolversi del suo personaggio, cosciente stavolta di voler intraprendere la stessa strada dei fratelli, e di dover gestire la sua ambizione da donna forte e indipendente con le barriere sociali e culturali della società patriarcale di fine Ottocento. Conscia di doversi districare in una collettività in cui ancora essere giovane e donna non era la combinazione più facile, il secondo film diretto da Harry Bradbeer scioglie il disincanto dello sguardo infantile con il quale aveva visto il mondo adulto del precedente, per inserire la coraggiosa aspirante detective all’interno delle dure condizioni di lavoro nelle fabbriche dell’epoca. L’unica commissione che la sua nuova agenzia investigativa è riuscita ad ottenere è stato infatti quello di una ragazzina la cui sorella, fiammiferaia come lei, è scomparsa misteriosamente dopo aver lasciato alcune tracce.

Trascinando Enola nei bassifondi dello sfruttamento delle operaie, la nuova avventura targata Netflix si barcamena così fra le discrepanze salariali e gli sfarzi dell’alta società, la dilagante epidemia di tifo e l’avvicinamento, seppur breve, della nostra intrepida eroina con la madre suffragetta, colei che le ricorderà più di tutti l’importanza del compromesso con gli altri per riuscire a concretizzare le proprie ambizioni.

enola holmes 2 film
Photo Credits: Netflix

Femminismo e (giusti) compromessi

Schivando la facile retorica del femminismo morale, ma anzi aguzzando le caratteristiche di acume, dinamicità e impertinenza che ce l’hanno già fatta apprezzare, la seconda parte di Enola Holmes ci mostra una giovane detective più cosciente, pronta correre per le vie di Londra braccata dalla polizia per camuffarsi, spiare, mettersi sulle tracce dei possibili responsabili e trovare la giusta quadra ad un caso che, come sa bene anche il fratello Sherlock, non è mai di facile risoluzione, soprattutto quando si è alle prime armi e il desiderio di non essere più l’ombra di qualcun altro potrebbe far sbagliare.

Un’intenzione di percorso in avanti che il film non tradisce, mantenendo fede al suo ritmo avventuriero scandito da momenti action e sardoniche battute con sguardo in macchina, parentesi romantiche scambiate con il giovane amore Lord Tewkesbury, concedendosi toni più sognanti fra balli, palazzi principeschi, grandi abiti da indossare e l’innesto con tecniche diverse come animazioni, fotografie, cenni a personaggi d’epoca realmente esistiti. Tutto sempre cucito addosso a una Millie Bobby Brown vispa e matura accanto ai più esperti per età ed esperienze Henry Cavill, stavolta senza il collega Sam Claflin, la madre girl power Helena Bonham Carter la new entry David Thewlis. Pur confermando le restrizioni di un prodotto da piattaforma, perfetto per il piccolo schermo e prestato a un coinvolgimento emotivo amabile ma superficiale, Enola Holmes 2 sa bene come coniugare divertimento e mystery, regalando al pubblico che ha amato il primo film, l’esperienza visiva di uno scioglimento di un arcano come potrebbe esserlo quello letto in un libro: il secondo capitolo di un giallo più ampio che stuzzica la curiosità di sapere cosa riserverà il terzo.

LEGGI ANCHE: Enola Holmes, la recensione del primo film dedicato alla sorella di Sherlock

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