Tra salto temporale, eccessi e social media, Euphoria cambia pelle: meno manifesto generazionale, più racconto disilluso di fragilità adulte.
Quando Euphoria ha debuttato, è diventata rapidamente qualcosa di più di una semplice serie tv: un vero e proprio manifesto visivo e narrativo della Gen Z, capace di raccontare con crudezza e poesia le inquietudini dell’adolescenza contemporanea. Dopo una lunghissima attesa, la terza stagione si apre con una scelta netta: abbandonare il liceo e catapultare i protagonisti in una dimensione più adulta, disillusa e profondamente segnata dagli eccessi.
Un cambio di rotta che ha già diviso la critica internazionale, ma che nel suo primo episodio riesce comunque a intrattenere e a catturare, pur rinunciando in parte a quella carica rivoluzionaria che aveva reso la serie un cult.
Un salto nel tempo che cambia tutto
Il primo episodio della terza stagione si apre con un deciso time jump: i protagonisti non sono più adolescenti alle prese con il liceo, ma giovani adulti che cercano di trovare un posto nel mondo — spesso fallendo.
Il personaggio di Jacob Elordi ha preso in mano l’azienda di famiglia, incarnando una maturità solo apparente, mentre Sydney Sweeney si muove nel mondo dei social con l’ambizione di trasformarsi in content creator, flirtando apertamente con piattaforme come OnlyFans.
Questa nuova fase narrativa segna una rottura evidente con il passato: non più il caos emotivo dell’adolescenza, ma un vuoto più strutturato, dove identità e ambizione si mescolano a dinamiche di consumo e auto-esposizione.
Rue e la spirale senza uscita
Al centro resta lei, Zendaya, ancora una volta magnetica e devastante. La sua performance nel primo episodio è tra i punti più alti: intensa, paradossale, incredibilmente ironica.
Rue non ha trovato redenzione, anzi. I suoi problemi con la droga si aggravano fino a trascinarla in una nuova, pericolosissima deriva: quella di corriere, in un’escalation che sfiora il thriller tra Stati Uniti e Messico.
La sua storyline è una corsa senza freni, fatta di eccessi e disperazione, che riporta Euphoria su territori emotivi familiari, ma con una consapevolezza più cupa e adulta.
Tra social, potere e nuove dinamiche
Interessante anche l’evoluzione di Maddie, interpretata da Alexa Demie, che qui assume un ruolo più strategico diventando manager di attori e creator.
Il suo percorso sembra destinato a intrecciarsi con quello del personaggio di Sydney Sweeney, in un gioco di potere e immagine che riflette perfettamente l’ossessione contemporanea per la visibilità.
La serie, infatti, sposta il suo focus: se prima era un manifesto delle inquietudini adolescenziali, oggi si immerge nel lato più cinico del mondo social, tra marketing personale, monetizzazione del corpo e costruzione dell’identità online.
Quindi?
Questo primo episodio è soprattutto introduttivo, ma funziona: diverte, intrattiene e pone basi solide per sviluppi futuri. Certo, siamo lontani dalla rivoluzione emotiva delle prime stagioni, ma Euphoria dimostra ancora di saper evolvere — anche a costo di dividere il suo pubblico.

































