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House of the Dragon 2: recensione della seconda stagione
Alessio Zuccari

House of the Dragon 2: recensione della seconda stagione

Tags: Emma D'Arcy, house of the dragon, matt smith, Olivia Cooke, sky
House of the Dragon 2: recensione della seconda stagione
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Alessio Zuccari

House of the Dragon 2: recensione della seconda stagione

Tags: Emma D'Arcy, house of the dragon, matt smith, Olivia Cooke, sky

Abbiamo visto i primi quattro episodi del nuovo appuntamento con la serie prequel di Game of Thrones. E si confermano le ottime impressioni della prima stagione.

Sul successo riscosso dalla prima stagione (qui la nostra recensione) di House of the Dragon in pochi sarebbero stati pronti a scommettere. Game of Thrones, il grande racconto epico che ha riscritto il modo d’intendere il fantasy in televisione e di cui House of the Dragon si pone a prequel, arrivava infatti da un finale di serie sottotono e di certo sotto le aspettative. Ma la nuova costola del mondo di Westeros creata da Ryan Condal e George R.R. Martin, a partire dal suo libro quasi cronachistico Fuoco e sangue e con showrunner lo stesso Condal e Miguel Sapochnik, ha chiamato a raccolta attorno a sé approvazione critica e di un pubblico piuttosto esigente.

Carta vincente è stata probabilmente la capacità di House of the Dragon di dimostrarsi in grado di poter imporre tempi e modi del racconto differenti. La brutalità, la violenza più abietta, le meschinità restano a commento di una narrazione sempre sull’orlo del colpo di scena, dove la sanguinosa Danza dei draghi, la guerra civile interna ai Targaryen con la regina Rhaenyra (Emma D’Arcy) da una parte e il fratellastro Aegon (Tom Glynn-Carney) dall’altra, non risparmia colpo alcuno. Ma House of the Dragon si è rivelata abile nel fare delle proprie necessità cronologiche un canto lirico in ellissi.

Un gioco del trono più intimista

House of the Dragon 2: recensione della seconda stagione
Photo Credits: Sky

La prima stagione copriva infatti il corso di molti anni e aveva l’esigenza di slittare lungo volti e snodi cruciali. E questa necessità ha offerto l’occasione per tastare un umore più riflessivo, persino più intimista in una trattazione che si è ritrovata, in sostanza, a lavorare in controtendenza con la frenesia pasticciata degli ultimi metri del racconto di Game of Thrones. La seconda stagione dello show, ora nel vivo degli eventi che vedono i Neri e i Verdi prepararsi alla guerra, non ha più quel tipo di bisogno di approccio, eppure mostra chiaramente come abbia giovato di quella volontà di ordinare le idee, dilatare il respiro e invertire la percezione.

Nei primi quattro episodi che abbiamo avuto modo di visionare in anteprima, la metà del totale che verranno rilasciati di settimana in settimana fino ad agosto, continua ad essere presente quel modo di far convivere la spietatezza e le macchinazioni più machiavelliche. Avrà pur un nome differente, ma dopotutto sempre del gioco del trono si tratta, con i due schieramenti pronti a spostare i propri draghi sullo scacchiere. E resta sempre pure una storia di fanciulle e fanciulli scaraventati in un tritacarne, di pulsioni mal domate e ancor di più mal consigliate, di pedine da sacrificare e di innocenti da porre in martirio.

Una saga di ambiguità e propagande

House of the Dragon 2: recensione della seconda stagione
Photo Credits: Sky

Le ambiguità continuano ad essere le reali regnanti in uno show dove parteggiare è possibile, anche se ben più complesso è provare reale simpatia o affezione. Personaggi come quello della regina Alicent (Olivia Cooke) o dell’inafferrabile principe Daemon (l’ancora mefistofelico Matt Smith) rimangono agli estremi dello stesso vettore di torbidità, dello stesso desiderio di agire in favore del proprio schieramento, della stessa voglia di incidere sugli eventi anche se comandati da scrupoli differenti. E una delle cose che House of the Dragon argomenta meglio sono le profonde idiozie del potere, della contaminazione della lucidità di cui è causa la sua ricerca.

Ma anche, ed è uno dei passaggi più interessanti della stagione, il contorno della maniera in cui a ogni azione di ferro si accompagni la propaganda, che partecipa in maniera fondamentale nella costruzione di una narrativa in favore o in opposizione. E di come questa possa smuovere l’opinione pubblica e come sia, alla fine, quella stessa opinione pubblica a pagarne le maggiori conseguenze in termini di sangue e lacrime. Chiaro è allora come ad essere formidabile è la tenuta della sceneggiatura, intrecciata nei lineamenti di volti più o meno detestabili, di personaggi interpretati da un cast dai grandi sguardi e portamenti (Eve Best, Fabien Frankel, Ewan Mitchell, Rhys Ifans), che determina la solidità di una saga che si conferma notevole.

La seconda stagione di House of the Dragon è su Sky e NowTV a partire dal 17 giugno.

Guarda il trailer di House of the Dragon 2:

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