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Roberta Panetta

House of the Dragon recensione: tra storia e fantasia, è l'inizio della guerra tra draghi!

Tags: house of the dragon, house of the dragon recensione
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Roberta Panetta

House of the Dragon recensione: tra storia e fantasia, è l'inizio della guerra tra draghi!

Tags: house of the dragon, house of the dragon recensione

Si è conclusa la prima, epica stagione di House of the Dragon. HBO colpisce ancora, regalando emozioni e suspense in attesa di una seconda stagione.

La storia è il frutto degli ideali, delle passioni e del caso. La storia è custode della nostra provenienza e origine. Conoscere la storia, o meglio, le storie, ci aiuta a capire chi siamo, perché ci spiega l’origine del nostro contesto quotidiano e della nostra cultura. Lo aveva detto Tyrion Lannister, che sul finale dell’ottava stagione aveva giustificato la scelta di Brann Stark come re dei Sette Regni proprio grazie alla potenza della sua storia.

Noi siamo il nostro vissuto, che influenza completamente le scelte di vita presente, siamo figli delle nostre scelte che a loro volta sono figlie del nostro passato. Difatti il presente è sempre riconducibile al passato, per questo la storia ci aiuta a comprendere ciò che accade intorno a noi socialmente, economicamente e politicamente. La storia ci aiuta a costruirci un futuro, in un certo senso il futuro è già stato provato in dieci mila anni di storia dell’uomo: la storia tende a ripetersi e gli errori commessi sono sempre simili, basta adattarli e interpretarli. Banalmente, la storia è maestra di vita.

Ed è proprio dal concetto di storia e di romanzo storico che parte House of the Dragon, serie spin-off prequel de Il Trono di Spade, giunta alla fine della sua prima, maestosa stagione. Il peso della storia grava su tutti noi, che ne siamo consapevoli o meno. E pesa particolarmente sui protagonisti dello show HBO.

House of The Dragon: svelato il nuovo teaser trailer della serie prequel de Il Trono di Spade
Foto: Courtesy of HBO, Sky e Now tv.

Un dramma storico dal tocco fantasy

Fin dal suo primo episodio, House of the Dragon si è rivelato un avvincente dramma storico su vicende completamente inventate. Basato sul prequel de Il Trono di Spade di George RR Martin Fuoco e sangue (che a sua volta è stato scritto come un documento storico), questo spettacolo ha trattato l’evento immaginario noto come La Danza dei Draghi come se fosse un vero conflitto civile collocato da qualche parte nella nostra linea temporale passata.

Con questo finale della prima stagione dal titolo “The Black Queen”, tuttavia, diventa più chiaro che mai che House of the Dragon non ha solo ricreato con accuratezza una origin story dinastica: la prima stagione è storia in senso puro. Draghi permettendo.

Dicono che chi non studia il passato è destinato a ripeterlo. Ma quelli che studiano il passato sanno che siamo tutti condannati a ripeterlo comunque. Tale è la condizione umana. Diverse volte in “The Black Queen”, i personaggi sembrano pronti a “rompere la ruota” come farà Daenerys Targaryen un giorno, sbagliando, ahimé. Ma il più delle volte diventano solo un altro ingranaggio in una grande macchina storica fatta di rancore, onore, alleanze e vendette.

La donna in House of the Dragon

L’antenato di House of the Dragon, Il Trono di Spade, operava partendo dal presupposto che il modo più rapido per rendere comprensivo un personaggio femminile fosse chiarire e rendere palese l’amore per i suoi figli. Un paradosso se pensiamo al personaggio a dir poco controverso di Cersei Lannister, tanto perfida quando innamorata dei suoi tre pargoli.

House of the Dragon mette in scena qualcosa di più complesso e umano, in particolar modo esaltando il personaggio di Rhaenyra (Emma D’Arcy). Le sue interazioni con Lucerys (Elliot Grihault) ci dicono che lei è molto di più, non è solo una madre. Lei adora i suoi figli con il medesimo rispetto che suo padre Viserys I Targaryen (il mastodontico e superlativo Paddy Considine) aveva per lei. Amando i suoi figli, la protagonista porta avanti l’amore che suo padre aveva per lei. Ancora una volta, questo aspetto è la parte buona di quel peso storico che grava su tutti noi.

“Mio padre si è preso cura di me e mi ha aiutata a prepararmi per i miei doveri. Tua madre farà lo stesso per te”, dice Rhaenyra a Luke.

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Foto: Courtesy of HBO, Sky e Now TV.

Attenzione, la recensione di House of the Dragon che segue contiene SPOILER!

Per tutta la durata della prima stagione, House of the Dragon non ha certamente evitato le cupe realtà del parto in epoca medievale. I primi sei episodi dello show presentavano tre scene di travaglio, due delle quali letali per la madre. Eppure, molti di noi sapevano che ne sarebbe arrivato almeno un altro, e non solo per ciò che veniva raccontato nel libro. Nell’ultimo episodio assistiamo con dolore a un atroce aborto spontaneo, quasi come a dire che ciò che vive Rhaenyra tempra il suo animo forte con sofferenza: il suo carattere solido è cosparso di cicatrici.

Un patimento che si affianca al tormento del tradimento: il trono usurpato dagli Hightower. E quel cerchio aperto nel primo episodio dalla madre di Rhaenyra, Aemma, si chiude qui, con quelle parole che assumono ora un significato ben definito: il corpo di una donna è un campo di battaglia, e la giovane protagonista deve prepararsi alla guerra.

Gran parte di questo episodio, prima della sua tragica conclusione, è dedicato alla logistica. In questo modo funge da interessante gioco a due mani con l’episodio “The Green Council”. La morte di un monarca rappresenta un incubo per una nazione: c’è un’incoronazione da programmare e signori da tenere in riga.

In tutto questo, la storia conta e la storia deve essere considerata. Questo vale non solo per Rhaenyra che si occupa delle grandi case di Westeros, ma anche per la sua stessa famiglia. Rhaenys e Corlys (Steve Toussaint) sono impressionati dalla considerazione di Rhaenyra per il benessere del regno e dalla sua esitazione ad andare in guerra. Non sanno, tuttavia, che questo pensiero è influenzato non solo dal suo buon senso, ma dalla promessa che ha fatto a suo padre di salvare il mondo. La canzone del ghiaccio e del fuoco è reale e lei lo sa. A non saperlo, però, è Deamon, il quale comprende con dolore che il fratello Viserys non lo mai visto come qualcuno abbastanza serio da sopportare questa conoscenza apocalittica.

E questo ci porta alla fine. Naturalmente, gran parte dell’operazione marketing di House of the Dragon si è concentrata sugli stessi draghi della Casa Targaryen. Dopo aver realizzato solo tre draghi ne Il Trono di Spade, HBO ora ne ha più di una dozzina con cui giocare, ognuno dei quali ha il potenziale per essere trasformato in un peluche insopportabilmente carino che i fan possono portare a casa. Tuttavia, House of the Dragon ha schierato i suoi draghi con parsimonia fino a questo punto. Sono usati come pedine di una scacchiera, e non solo per una questione di budget.

I draghi cambiano il gioco in ogni modo possibile. Un drago vale più di 10.000 uomini, e sono le armi nucleari della tecnologia militare di Westeros.

L’intera sequenza in cui Lucerys arriva a Capo Tempesta per parlare con Lord Boros Baratheon è eseguita con la giusta dose di suspense dall’inizio alla fine. Se la pioggia onnipresente delle Terre della Tempesta non crea l’atmosfera, allora vedere l’enorme Vhagar parcheggiato nel cortile, a metà tra un Godzilla e una Toyota Camry, lo fa sicuramente. “The Black Queen” non fa nulla per nascondere il fatto che Luke sarà il primo sacrificio di questa enorme macchina da guerra che sta per mettersi in moto. Il suo primo momento con Rhaenyra è irto di presagi, così come il loro secondo incontro, quando lei lo esorta a essere un messaggero piuttosto che un guerriero.

Nel libro (che, ricordate: è scritto come un testo di storia e quindi da interpretare), la morte di Luke è raffigurata come un omicidio a sangue freddo senza rimorsi da parte di Aemond. Qui, lo spettacolo tenta qualcosa di un po’ più elegante. Aemond potrebbe definirsi un tosto in stile Daemon, con la sua benda sull’occhio e quel look quasi punk-rock, ma c’è una differenza fondamentale tra i due: Daemon è stato in guerra, Aemond no. Grazie alle redini pacifiche di re Jaehaerys e poi di re Viserys, gli uomini di Westeros non conoscono il conflitto bellico da mezzo secolo. Che se ne renda conto o no, Aemond è un bambino proprio come Luke e non comprende appieno il potere dell’animale fantastico che sta tentando di governare. Ma lo fa adesso.

Qualunque sia la ragione della disobbedienza del drago Vhagar, una cosa è chiara: Aemond non ne aveva il controllo. La storia è in sella al drago ed è diretta nel passato. Lo sguardo oscuro di vendetta di Rhaenyra – che renderebbe orgogliosi sia Aegon I che Daenerys I -, conferma che lo seguirà lì. Costruendo, ancora una volta, un tassello di questa storia.

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