C’è un filo invisibile che lega il salotto di casa, dove ci si abbandona a un episodio dopo l’altro in streaming, e la valigia pronta sul letto. Negli ultimi anni le serie tv ambientate in epoche passate sono diventate uno dei motori più potenti dell’immaginario collettivo, capaci di trasformare un abito d’epoca, una scalinata affrescata o una tenuta di campagna in una meta da bucket list. Non stupisce, allora, che sempre più persone scelgano di organizzare un weekend, una gita fuori porta o persino un matrimonio ispirandosi a ciò che hanno visto sullo schermo. In questo scenario, l’Italia gioca una carta preziosa: le Residenze Sabaude in Piemonte, con le loro architetture barocche e le atmosfere da corte, rappresentano uno dei set naturali più suggestivi per chi sogna di vivere, anche solo per un giorno, dentro una scena in costume.

Il fenomeno del “set-jetting” applicato al passato
Gli addetti ai lavori lo chiamano set-jetting: la scelta di una destinazione di viaggio ispirata a un film o a una serie. Quando il set in questione appartiene a un’epoca storica, il fenomeno si arricchisce di un elemento ulteriore, quello della nostalgia per un tempo che non abbiamo vissuto ma che, grazie alla narrazione seriale, sentiamo stranamente familiare. Corsetti, valzer, intrighi di corte o gangster in doppiopetto diventano lo spunto per progettare non solo un viaggio, ma anche feste a tema, compleanni, addii al celibato e persino matrimoni.
Dalle corti sabaude a Bridgerton: l’Ottocento (e non solo) che seduce
Elisa di Rivombrosa, ambientata proprio in Piemonte, resta un riferimento storico per il pubblico italiano e ha contribuito, fin dai primi anni Duemila, a far conoscere castelli e residenze della regione. Sulla stessa linea, in chiave anglosassone, si muove Bridgerton, fenomeno globale che ha riportato in auge Bath e le sue architetture georgiane, trasformando la città inglese in una meta ambita per matrimoni “in stile Regency”, con tanto di balli in maschera e abiti a vita alta. Sullo stesso filone, Downton Abbey continua, anni dopo la fine della serie, a spingere migliaia di visitatori verso Highclere Castle, nello Hampshire, meta di veri e propri pellegrinaggi turistici. Anche il Piemonte, del resto, sta vivendo un momento di ritrovata centralità narrativa: La legge di Lidia Poët, ambientata nella Torino di fine Ottocento, dopo tre stagioni su Netflix è approdata anche in chiaro su Rai 1, riportando l’attenzione sui palazzi e le architetture sabaude che fanno da sfondo alle vicende della prima avvocata d’Italia. Un’occasione in più per chi desidera unire un itinerario culturale alla scoperta delle location che hanno ispirato la fiction.

Castelli scozzesi per l’alta società americana, gangster per le vie di Birmingham
Sul fronte anglosassone, The Buccaneers ha in realtà un retroscena curioso: pur essendo ambientata tra Londra, New York e la Cornovaglia di fine Ottocento, la serie è stata girata quasi interamente in Scozia, tra dimore come Culzean Castle, Drumlanrig Castle e Hopetoun House, oggi tutte visitabili e diventate mete di veri e propri “location tour” per i fan della Gilded Age. Ancora più eclatante il caso di Peaky Blinders: secondo i dati della West Midlands Growth Company, Birmingham ha registrato un aumento del turismo del 26% tra il 2013 (anno di debutto della serie) e il 2018, con un balzo del 50% tra i visitatori statunitensi. Tour guidati sulle tracce della gang degli Shelby continuano a richiamare turisti da oltre sessanta Paesi, e la città organizza regolarmente pub crawl ed eventi a tema anni Venti, dalle coppole ai gilet in tweed.
New York, il fascino eterno degli anni ’90 e la nostalgia da salotto
Un capitolo a parte merita la nostalgia urbana. Colazione da Tiffany resta un classico intramontabile per chi visita New York, meta fissa davanti alla celebre vetrina della Quinta Strada. E se Friends non è propriamente una serie in costume, il suo effetto sul turismo racconta la stessa dinamica: la voglia di rivivere la New York di fine anni Novanta e inizio Duemila, tra il celebre portone del palazzo di Monica e Rachel e i bar che ricordano il Central Perk, è diventata un vero e proprio pellegrinaggio nostalgico per intere generazioni. Un discorso simile riguarda il mito antico: produzioni ambientate nella Grecia omerica, come le varie versioni di Troy e le rivisitazioni dell’Odissea, alimentano da anni il fascino per le rovine dell’Anatolia e le coste dell’Egeo, anche se in questo caso si tratta più di una suggestione culturale di lungo corso che di un boom turistico misurabile e recente. Tra le uscite più discusse del 2026 c’è invece il film Cime Tempestose (Wuthering Heights) di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi, uscito nelle sale italiane il 12 febbraio: un adattamento libero e visivamente estremo del romanzo di Emily Brontë, che riporta l’immaginario collettivo sulle brughiere ventose dello Yorkshire, terra natale della scrittrice e da sempre meta di pellegrinaggio per i suoi lettori.

Quando lo schermo diventa un’occasione (di festa)
Il passo dal viaggio all’evento è spesso breve, e i numeri del turismo “da set” lo confermano: se Birmingham può contare su dati ufficiali di crescita legati a Peaky Blinders, è ragionevole immaginare un effetto simile, per ora meno misurato ma già visibile nell’offerta di tour ed esperienze a tema, anche per produzioni come Bridgerton e Downton Abbey. Le location storiche, come le residenze sabaude piemontesi, si prestano naturalmente a celebrazioni che vogliono un’atmosfera d’epoca autentica: dress code Regency, ambientazioni da corte o semplicemente una cornice architettonica che non ha bisogno di essere reinventata, perché è già lì. Il successo di queste produzioni conferma un dato: il pubblico non si accontenta più di guardare la storia, vuole attraversarla. E in un’epoca in cui i viaggi si progettano spesso a partire da un episodio visto la sera prima, il confine tra fiction e turismo culturale è sempre più sottile.



































