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Il filo invisibile, recensione: Netflix vuole l'attualità, ma si torna indietro

Tags: Filippo Timi, Francesco Scianna, Il filo invisibile

Famiglie LGBTQIA+, figli che diventano grandi e luoghi comuni da combattere: eppure Il filo invisibile rimane ingarbugliato nei suoi stessi problematici clich?

Sinossi ufficiale di Il filo invisibile:

Leone, 16 anni e due pap?, Simone e Paolo, ? nato in California grazie a Tilly, una donna americana che ha aiutato i suoi genitori a farlo venire al mondo. Leone poi ? cresciuto in Italia come tutti gli altri bambini, ma vivendo anche le lotte per i diritti a cui la sua famiglia ha partecipato. Tutto questo ? raccontato in un breve video che Leone sta preparando per la sua scuola insieme a Jacopo, il suo migliore amico. Proprio mentre, schivando pregiudizi ed equivoci intorno alla sua sessualit?, Leone sta per vivere la sua prima storia d?amore, la solidit? della sua famiglia sembra andare in crisi? Vivere questa complessa situazione familiare spinger? Leone a riflettere sulla vera natura del ?filo invisibile? che lo lega ai suoi pap? e a tutti coloro che hanno voluto la sua nascita.

Recensione di Il filo invisibile:

Tutte le coppie sono uguali. Una frase che bisogna guardare sul versante positivo, non quello della generalizzazione interiorizzata, ma che vede alla base del rapporto tra due persone solo l?amore. A prescindere dall?estrazione sociale, dal posto in cui si vive, dal sesso. Un concetto per molti ancora delicato, impossibile da affrontare con chi non accetta che i sentimenti possano essere trasversali e che, se siamo fortunati, prima o poi toccano tutti a prescindere da chi siamo e quali sono i nostri genitali. Se nella cinematografia, proprio come ? successo prima nella societ?, si cerca perci? di riportare narrazioni che possano coinvolgere sempre pi? tipi di identit? e storie, con Il filo invisibile questa volta Netflix ci offre uno spunto per vedere come ogni famiglia pu? essere uguale, sia nelle sue dolcezze che nelle avversit?.

Quelle che affrontano i personaggi di Filippo Timi e Francesco Scianna, diretti per l?occasione dal regista e sceneggiatore Marco Simon Puccioni e alla scrittura del film assieme a Luca De Bei, che affida il traino del suo racconto alla figura del giovane e talentoso Francesco Gheghi. ? lui il figlio nato da un ?cocktail? inserito nel corpo dell?americana Tilly, che ha poi partorito dando alla luce il figlio dei genitori Paolo (Timi) e Simone (Scianna). Vent?anni di amore costretti a subire una battuta d?arresto, tanto negli equilibri di una burocrazia italiana che impedisce la certificazione di un atto come quello che riconosce ad entrambi gli uomini il ruolo di padri, quanto quello di un tradimento che segna la fine di un amore proprio come tanti altri. Costretto a ripensare a se stesso, ai propri sbagli e a capire dove non ha funzionato.

Un messaggio chiaro, un modo di confezionarlo sbagliato

Riflessione che Il filo invisibile dovrebbe compiere anche sulla propria realizzazione, ma soprattutto un film che si dimostra profondamente problematico l? proprio dove cerca con tutte le sue forze di essere progressista, finendo per vedersi puntare contro le armi che aveva invece tirato fuori per attaccare. Una modernit? solo apparente quella che l?opera Netflix cerca di sbandierare, che utilizza dei clich? per cercare poi di sdoganarli cadendo rovinosamente in altri e pi? disturbanti, mandando come messaggio quello di voler essere finestra sull?attualit?, ma chiudendone fuori l?effettivo andamento.

Se l?idea che una lunga unione tra persone omosessuali possa avere lo stesso svolgimento e il triste epilogo di tanti matrimoni eteronormativi pu? funzionare (anche qui mostrando comunque qualcosa di abbastanza chiaro ed evidente), dove alle risate vengono sostituite le urla e alle gioie i risentimenti, ? nella costruzione del racconto nelle sue specificit? che Il filo invisibile arranca. ? nel voler guardare tanto alla contemporaneit? descrivendo per? una giovent? limitata e stolta che, per quanto potrebbe comunque esistere ancora in molte parti, ha una coscienza e una sensibilit? totalmente diversa da quella descritta nel film. ? il dover creare a mo? di macchietta l?immagine della donna che non ? omofoba perch? ?ho tanti amici gay?, ma poi per lei la famiglia ? una sola ed ? quella ?normale?.

Il filo invisibile: dei buoni attori per una storia che sembra arrivare dal passato

Dover rimarcare dei luoghi comuni spiattellandoli e senza apporvi un?adeguata analisi fa del film la cartina tornasole degli stessi errori che la societ? commette e che sembrano espressi ingenuamente dall?opera. E non c?? bravo attore, discreta sinergia, n? buone intenzioni che possano salvarla. Francesco Scianna e Filippo Timi rimangono incastrati in una pellicola che non sa bene esprimere i propri pensieri per un?Italia pi? inclusiva, chiudendo anzi lo spettatore al di fuori del suo racconto incongruo nella stesura rispetto a quello che vuole dimostrare. E anche Francesco Ghegi fa di tutto per non rendere vano il lavoro fatto, non potendo che subire le pressioni di scene irricevibili – come quella del bagno a casa della fidanzata assieme al gemello – e di un ultimo atto ingiustificato.

L?unica cosa ad essere realmente invisibile dell?opera di Marco Simon Puccioni non ? quella linea rossa che ci lega agli altri, ma un?accortezza che ci si sarebbe aspettata e un?acutezza maggiore nell?essere riportata. Un film che non ? ambientato n? nell?oggi, n? nel futuro, ma sembra inchiodato ad un momento passato nel tempo. Quello in cui si cercava di iniziare a parlare di famiglie allargate e comunit? LGBTQIA+ quando ancora sembrava impossibile e si stava cercando di capire come poterlo fare.

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