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il futuro in un bacio
Cristiana Puntoriero

Il futuro in un bacio: recensione della commedia romantica su Netflix con Álvaro Cervantes

Tags: commedia romantica, netflix, Recensione
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Cristiana Puntoriero

Il futuro in un bacio: recensione della commedia romantica su Netflix con Álvaro Cervantes

Tags: commedia romantica, netflix, Recensione

Dal 3 marzo su Netflix (e già in top ten) arriva la commedia romantica Il futuro in un bacio. Con l’amato attore spagnolo Álvaro Cervantes di Pazzo di lei e Gli Orologi del Diavolo.

Trama di Il futuro in un bacio

Il futuro in un bacio narra la storia di Javier (Álvaro Cervantes), che all’età di sedici anni bacia una ragazza per la prima volta scoprendo di avere il dono della veggenza o almeno della veggenza amorosa. Con un solo bacio riesce a vedere il futuro di una relazione prima di iniziarla, cosa che finora gli ha impedito di avere storie a lungo termine, perché è lui a concluderle prima che le cose inizino a peggiorare. Ma tutto cambia la sera in cui bacia Lucía (Silvia Alonso) e si vede felicemente sposato con figli. Il problema? Lei è la ragazza del suo migliore amico (Gorka Otxoa).

La recensione di Il futuro in un bacio

Álvaro Cervantes sta diventando il volto maschile di Netflix Spagna. A soli 33 anni ha collezionato ruoli in film e serie tv che spaziano dall’hot romance (l’indie Il sesso degli angeli o il remake Tres metros sobre el cielo) al thriller/poliziesco (Criminal: Spagna, Gli Orologi del Diavolo), dalle produzioni in costume dei canali nazionali (Carlos: Ray Emperador) fino, appunto, ai tanti titoli della piattaforma streaming che gli hanno permesso di accedere a una notorietà internazionale rendendolo, meritatamente, uno degli attori più richiesti e amati del panorama ispanico contemporaneo.

Molti ricorderanno infatti i suoi ultimi lavori come la rom-com sui disturbi mentali Pazzo per lei accanto a Susana Abaitua, o al piccante film corale Non c’è due senza… in cui interpretava un ragazzo gay che tentava di sconfiggere la solitudine in un locale a luci rosse; o nella miniserie in 11 minuti sui dolori dell’amore finito Il tempo che ti do.

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Credits: Netflix

Come va a finire?

Proseguendo sulla linea della comfort-zone da commedia romantica, leggera e perfettamente calzante al suo curriculum, Cervantes torna su Netflix con Il futuro in un bacio, diretto stavolta da Alauda Ruiz de Azúa, giovane regista e sceneggiatrice qui al suo secondo lungometraggio dopo una serie di corti e un esordio nel dramma materno con Cinco lobitos. Scritto da Cristóbal Garrido e Adolfo Valor il film racconta del dono (o maledizione, dipende dai punti di vista) del protagonista Javier, un editore sull’orlo del fallimento che ha il superpotere di prevedere come andrà a finire la storia d’amore fra lui e la ragazza che proprio durante quel flashforward indesiderato sta baciando.

Dopo una sequela di baci finiti male e di storie d’amore mai cominciate, capita come nelle serate più ubriache degli ultratrentenni in crisi, di poggiare le labbra su quelle della fidanzata del suo migliore amico, prefiggendo così un futuro roseo fatto di case e bambini, sorrisi e viaggi, matrimoni e felicità. Sarà dunque forse la bella Lucia ad essere la donna della sua vita, ma da uno incapace di sorprendersi, visto il superpotere di guardare oltre il presente, non sarà tutto rosa e fiori – a meno che di rosa non s’intendano i capelli di una barista artistoide e naif col volto della ex collega sopracitata Susana Abaitua.

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Credits: Netflix

Il futuro in un bacio: in amore (e al cinema) vince chi osa…

Alla (deludente) ricerca a tutti i costi del lieto fine romantico, questa gradevole commedia senza grandi pretese saltella col giusto ritmo fra melodramma e comicità, col fine di scompaginare, (su quella che potrebbe sembrare anche una componente soprannaturale), la parentesi amorosa di un ragazzo che si pensa finalmente innamorato, senza tuttavia affondare sentimentalmente nei pensieri e nel cuore di colui il quale, secondo le premesse, dovrebbe subire un grande scossone di risveglio e cambiamento.

Il futuro in un bacio, infatti, non sfrutta compiutamente i presupposti “esistenziali” di Javier, non indagando cioè come quella capacità ultraterrena lo faccia sentire, quali conseguenze sociali e psicologiche gli crei, lasciando quel suo prevedere il futuro solamente come l’inicipit divertito di un film che lascia l’amaro in bocca per come avrebbe potuto risolversi: in maniera più matura e narrativamente soddisfacente per lo spettatore. Un tentativo che abbozza e non calca, che accenna senza esaltare la chimica fisica nemmeno fra le coppie che compone e scompone, ma che ha il pregio di funzionare nei ritmi e nei limiti della prevedibilità del genere.

Una visione scorrevole e un titolo con gli ingredienti giusti, ma nulla di più. Per quanto bravo, forse Cervantes dovrebbe trovare il ruolo della svolta (sarebbe ora); qualcosa che gli permetta di fare quel salto in più e considerare finalmente film come questo la lunga gavetta consapevole di un attore che arrivato a questo punto si merita di meglio. Glielo auguriamo.  

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