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Il gatto con gli stivali 2
Martina Barone

Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio: recensione del film d'animazione

Tags: dreamworks, il gatto con gli stivali, il gatto con gli stivali 2
Il gatto con gli stivali 2
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Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio: recensione del film d'animazione

Tags: dreamworks, il gatto con gli stivali, il gatto con gli stivali 2

Dal 7 dicembre arriverà in sala un sequel attesissimo: Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio, che unisce al divertimento una riflessione sulla vita e sulla morte

La trama ufficiale di Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio:

Nella versione originale, il candidato all’Oscar® Antonio Banderas torna a dar voce al famoso Gatto accompagnandolo in un viaggio epico alla ricerca della leggendaria Stella dei Desideri nella Foresta Nera per riappropriarsi delle vite perdute. Avendo una sola vita a disposizione, il Gatto sarà costretto a chiedere aiuto alla sua ex partner e nemesi: l’affascinante Kitty “Zampe di Velluto” (la candidata all’Oscar® Salma Hayek).

Nella loro impresa, il Gatto e Kitty saranno aiutati – contro ogni buon senso – da un malconcio, loquace e gioioso randagio, di nome Perro (Harvey Guillén, “Vita da vampiro – What We Do in the Shadows”). Insieme, il nostro trio di eroi dovrà rimanere un passo avanti rispetto a Riccioli D’oro (il candidato all’Oscar® Florence Pugh, “Black Widow”) e alla Famiglia Criminale dei tre Orsi, composta da “Big” Jack Horner (il vincitore agli Emmy John Mulaney, “Big Mouth”), e dal terrificante cacciatore di taglie, il Grande Lupo Cattivo (Wagner Moura, “Narcos”).

Recensione di Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio:

Nel 2011 la DreamWorks rilasciava nelle sale cinematografiche Il gatto con gli stivali, spin-off dell’acclamato Shrek amato da pubblico e da critica, che nella sua seconda pellicola aveva presentato il felino doppiato in originale da Antonio Banderas e lo aveva reso uno degli spadaccini più amati del mondo sul grande schermo. Un’opera diretta da Chris Miller e che utilizzava la medesima tecnica animata del suo amico orco. Anche i toni erano similari, concentrandosi sulle abilità da (non) gentiluomo del micio dal pelo rosso e esplorandone un passato che tornava a bussare nel presente, portandolo fino alla pianta di Jack e dei suoi tre fagioli magici.

Per quanto irriverente e sfrontato, come l’universo da cui nasce, e benché denso di un’avventura piena d’azione che sa unire al proprio lato animato un’intera storia in cui immergersi per combattere al fianco del gatto con gli stivali, la pellicola si incanalava comunque in una tipologia molto semplice di opere per bambini (e adulti). Un lavoro ben fatto e portato a termine, che intratteneva con la sua storia e divertiva per diverse trovate. Non ci si sarebbe aspettato che, a undici anni di distanza, il suo protagonista sarebbe tornato per raccontare e mostrare una storia del tutto inedita allo spettatore. Che avrebbe unito alle leggende della lama più tagliente del reame una filosofia sull’esistenza degna di Ingmar Bergman e del suo costante rifuggire e affrontare ogni volta la Morte. 

Dai fagioli magici all’esistenzialismo di Il gatto con gli stivali 2

il gatto con gli stivali 2
Credits: Universal Pictures

È ciò che avviene in Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio, nonché ciò che deve fronteggiare il personaggio animato a cui non sarà affidata più solamente una missione, che nel primo film poteva essere tanto lo svago del pubblico, quanto la portata a compimento del suo furto di fagioli. Con il sequel il protagonista si fa portatore di tutto un nuovo filone immaginifico che riguarda la creatività dal punto di vista animato e il suo essere messo in scena dai fautori della DreamkWorks.

Con sfondi piatti e colorati su cui si stagliano personaggi in 3D, Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio è la mescolanza di queste due tecniche che stanno trovando sempre più il loro modo di amalgamarsi assieme per portare una nuova tipologia di animazione sullo schermo. Un senso di profondità data dalla differenza e dal distacco che si forma tra creature animate e ambiente in cui vivono e si muovono, il quale genera un dinamismo inatteso e un colpo d’occhio stimolato da tale combinazione, insolita e caratteristica quando sfreccia con velocità sulla superficie.

Cosa fare quando ti resta una sola vita?

Il gatto con gli stivali 2
Credits: Universal Pictures

Alla parte artistica dell’effetto visuale finale ottenuto dall’opera, lo sceneggiatore Paul Fisher va aggiungendo un racconto in cui la comprensione e l’accettazione della mortalità della propria esistenza si fa colonna portante per un film che nasconde dietro all’esplosione del panorama animato un insegnamento a cui nemmeno tanti adulti sono arrivati.

Imparando che cosa significa avere paura, tremando di fronte ad un nemico come mai gli era successo prima e cominciando ad arrestare lì dove in passato avrebbe sfoderato la sua spada e affrontato faccia a faccia il pericolo, il gatto con gli stivali comprenderà l’incombenza della fine e della sua inevitabilità. Il terrore nello scoprire di non avere più vite (otto delle nove che ogni gatto possiede) e doversi aggrappare perciò disperatamente all’unica che gli rimane. 

Il gatto più umano mai visto

il gatto con gli stivali 2
Credits: Universal Pictures

Come nella più poetica delle formule, al rifuggire dalla morte Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio attribuisce tutta una metafora che vede in un lupo dalle pupille di brace la rappresentazione di quella finitezza che il personaggio comincerà a percepire. La forma visiva di ciò che più temiamo e che non riserva alcuna retorica alla pellicola animata, dotandola di uno scontro finale di una drammaticità di cui solo la vita è capace, in un’accettazione di ciò che è fatidico e fa aprire gli orizzonti, guardando attorno come non si era mai visto prima.

L’importanza di non sprecare la nostra esistenza, guadagnando il rispetto e la pace di dover un giorno sentire il fischio della Morte. Sapere che, in quel caso, l’accoglieremo come una giusta rivale, alcuni come un’amica. Un’operazione sconcertante questo sequel di Il gatto con gli stivali, che cerca di infilzare l’occhio e l’umanità dello spettatore, facendo esattamente centro. 

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