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In Utero, recensione: una serie originale HBO Max che parla al presente

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5 Maggio 2026
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Una serie intensa e attuale che esplora desiderio di genitorialità, scienza e identità, portando sullo schermo storie profonde e ancora poco raccontate.

A cura di Martina Gargano

In Utero parla di noi, della società contemporanea e delle storie – spesso invisibili – che si nascondono dietro il desiderio di genitorialità. Una serie originale HBO Max, in arrivo l’8 maggio, che si distingue per un formato audace e profondamente umano.

Nata da un’idea di Margaret Mazzantini (co-autrice insieme a Enrico Audenino e Teresa Gelli), la serie esplora il mondo scientifico ed emotivo della genitorialità senza pregiudizi né distinzioni. Un racconto necessario, capace – si spera – di generare un dibattito autentico.

Di cosa parla In Utero:

Ambientata a Barcellona, la serie racconta, in otto episodi, otto storie che affrontano temi diversi legati alla fecondazione assistita. La clinica “Creatividad” – nome suggestivo quanto significativo –, guidata dal Dott. Ruggero Gentile (Sergio Castellitto) e sua moglie Teresa (Maria Pia Calzone), segue quotidianamente le vicende di coppie, prettamente italiane, che si affidano alla scienza e alle loro competenze nel desiderio di diventare genitori.

Ad affiancare Ruggero c’è un giovane e talentuoso embriologo di origini siciliane, Angelo, giovane uomo trans che da non molto ha terminato la transizione di genere, e Dora (Thony), la nuova patient assistant della clinica. Storie cliniche e di vita si intrecciano esplorando temi poco conosciuti e fortemente attuali, guidandoci alla scoperta di un mondo ancora troppo lontano dalla nostra realtà e identità nazionale.

Temi attuali tra scienza e tabù

I temi affrontati dalla nuova serie HBO Max sono audaci e necessari: si parla di fecondazione assistita, di omogenitorialità, di donazione di ovuli e sperma, del rapporto tra la fede e la scienza, di inclusività a 360 gradi.

Quando quella che dovrebbe essere la cosa più naturale al mondo non accade, affiora un senso di inadeguatezza, a tratti un senso di colpa e di impotenza. In Utero ci aiuta a leggere tale realtà da un’altra prospettiva, offrendo speranza e conoscenza rispetto a un tema ancora troppo poco dibattuto non solo a coloro che vivono queste esperienze in prima persona, ma a tutti noi.

La forza motrice è femminile, senza dubbio. Storicamente e socialmente il desiderio di maternità è più legato a un “manco femminile che maschile”, come ricorda Castellitto. Ma la maternità – qui affrontata in senso lato – è anzitutto una questione psichica, che scatena vulnerabilità e dinamiche emotive importanti (e sottovalutate). Per questo la serie è necessaria: non racconta la genitorialità come mero diritto, né tantomeno come dovere, quanto come desiderio. Le coppie che arrivano alla clinica Creatividad arrivano con una mancanza, che coincide con un forte desiderio, con un’inappetenza rispetto alla vita, in un certo senso.

Con In Utero si riflette sulle mancanze, si ragiona sul desiderio, sul confine tra natura e scienza, in cui quest’ultima rappresenta una bussola con cui raccontare qualcosa di più.

In fase di sceneggiatura, sono stati tanti i consulenti (biologi, ginecologi, etc.) che hanno supervisionato e guidato la narrazione e sono state tante le storie comuni che sono arrivate come testimonianza di un mondo ancora poco esplorato.

La necessità di una serie come questa nasce proprio da qui: dalla consapevolezza che ad oggi esista ancora una sorta di resistenza, di vero tabù nel parlare di fecondazione assistita e di tutto ciò che gira attorno. In realtà, è un mondo incredibile e prolifico, e raccontarlo sia dal punto di vista dei pazienti, dei medici, sia da quello dei donatori è fondamentale per “avvicinarlo” e renderlo parte della nostra quotidianità. Nonostante sia presente l’aspetto ideologico, la chiave di lettura principale è quella dell’oggettività, aspetto che la medicina favorisce in quanto aiuta a stare fuori dalle ideologie.

La libertà di scegliere

È uno “psycho-medical”, dice Sergio Castellitto in conferenza stampa, effettivamente trovando la definizione forse più adatta a descrivere il vero fulcro della serie. C’è una particolare attenzione all’emotività e alla psicologia di tutti i protagonisti, che favorisce non a caso forte empatia. E, soprattutto, la mancanza totale di giudizio nelle scelte personali di ogni personaggio.

In Utero racconta la maternità nel bene e nel male: vede il desiderio di diventare genitori e la mancanza dello stesso viaggiare di pari passo. Teresa, ad esempio, è alla guida della clinica, eppure ha scelto di non avere figli. È un diritto anche questo, sempre più rivendicato e attuale, e si chiama libertà di scelta. In una società sempre più complessa, caotica e indisciplinata, la precarietà economica – ed emotiva (che spesso è una conseguenza) – incide profondamente sul desiderio di genitorialità e sulla possibilità di perseguirlo.

È questo un altro aspetto evidenziato dalla serie: coloro che non riescono naturalmente ad avere una gravidanza, devono ricorrere alla fecondazione assistita, che ha costi importanti e che, come hanno sottolineato gli interpreti in conferenza stampa, è un vero e proprio business. Per di più, in caso di coppie omogenitoriali, il nostro paese non offre alcun supporto e, oltre a dover affrontare le spese mediche, non si ha altra scelta se non rivolgersi a cliniche specializzate all’estero – come, a titolo esemplificativo, la clinica Creatividad.

Tra scienza, umanità e nuove definizioni di famiglia

L’umanità è sempre in primo piano, ed è rivelata in tutte le sue sfaccettature. Ci sono ritratti di vita di coppia, di famiglie alternative – vedasi l’amicizia fraterna tra Dora e i suoi due coinquilini “adulti” –, e c’è l’importanza dell’individuo e delle proprie fragilità. Angelo, interpretato da Alessio Fiorenza, che alla sua prima grande esperienza cinematografica sembra a dir poco navigato e perfettamente a suo agio, è un caleidoscopio di sentimenti, nonché un bellissimo esempio di coraggio e determinazione.

“Interpretare Angelo è stato per me un privilegio enorme”, ha affermato Alessio Fiorenza in conferenza stampa. Il suo è un personaggio che incarna una dicotomia: da una parte l’emotività e l’empatia che mostra nel suo intimo e nelle relazioni che lo coinvolgono, dall’altra l’aspetto scientifico che lo caratterizza in quanto embriologo. Angelo racchiude tutta la complessità delle tematiche raccontate, sottolineando la difficoltà di affrontare un cambiamento radicale che, specialmente nella tradizionale forma mentis della famiglia italiana, è arduo accettare.

Emerge infatti una fragilità emotiva non indifferente che sottolinea l’approccio diffidente, ancora troppo diffuso nel mondo reale, nel relazionarsi con ciò che dovrebbe essere semplice normalità. Non possiamo scegliere l’identità dell’altro, non possiamo giudicarla. Quello che dovremmo fare è solo accettare il prossimo, e assicurarsi che a sua volta si accetti per quello che è. Anche Dora, interpretata dalla bravissima Thony – che già con Virzì nel 2012 aveva esplorato questo mondo con Tutti i santi giorni –, è centrale nello sviluppo della narrazione. Una sorta di “Caronte che accompagna i pazienti nel loro percorso di genitorialità”, Dora è caratterizzata da un materiale umano imprescindibile per il suo ruolo.

Che cos’è la famiglia?

Tra gli altri aspetti, al centro emerge il concetto di famiglia, intesa come nucleo e non determinata dall’esclusiva presenza di figli. Il personaggio di Dora ne declina un’idea diversa (così come Ruggero e Teresa), scegliendo i suoi amici come rifugio, come casa.

La storia di Angelo, invece, a cui viene dedicato un intero episodio, sembra offrirci una sorta di riflesso della nostra – generalizzata – mentalità: la sua, infatti, è una famiglia tradizionale che nasconde profonde lacerazioni e infelicità, e che incarna la moralità ottusa nei confronti di tematiche – ancora – poco riconosciute.

La famiglia viene quindi presentata nelle sue configurazioni più diverse, accomunate solo da un grande senso di appartenenza e, soprattutto, di amore, unico vero pilastro di quella che possiamo chiamare “casa”. 

Nel cast troviamo altri interpreti d’eccezione come: Valentina Romani e Andrea Lattanzi, Ivana

Lotito e Marianna Fontana, Maya Sansa, Romana Maggiora Vergano, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Ferracane, Sara Drago ed Enrico Borello; ancora Camille Dugay, Michela De Rossi, Fabrizio Falco, Denise Capezza, Francesco Colella, Daniele Parisi e Astrid Casali.

Alla regia Maria Sole Tognazzi (per i primi 4 episodi) e Nicola Sorcinelli (per gli ultimi 4). Autori delle sceneggiature sono, invece, Enrico Audenino, Teresa Gelli e Vanessa Picciarelli.

Una produzione Cattleya in associazione con Paramount Television International Studios, In Utero arriva su HBO Max il prossimo 8 maggio. Un’occasione per avvicinarsi e conoscere meglio tematiche che spesso passano in secondo piano e per guardare un ottimo e originale prodotto televisivo.

Tags: in uteroin utero recensione

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  • Una mattina mi sono alzato e ho trovato uno… spinoff! In occasione delle attività per l’uscita di “Berlino e la dama con l’ermellino” a Siviglia, è stato annunciato il proseguimento dell’universo de “La casa di carta”.

Ieri sera lungo il fiume Guadalquivir migliaia di fan hanno assistito al momento in cui una barca piena di persone vestite con le iconiche tute rosse e le maschere di Dalí ha navigato lungo il fiume al ritmo di “Bella Ciao”, confermando che le storie de “La casa di carta” non finiranno con “Berlino e la dama con l’ermellino”. 

L’annuncio è arrivato al termine di un evento della durata di tre giorni che ha coinvolto l’intera città Andalusa per celebrare la serie con protagonista Pedro Alonso, in arrivo su Netflix dal 15 maggio, culminato in uno spettacolo mozzafiato sul fiume Guadalquivir con una performance a sorpresa di Rosalía. Cosa ne pensate? #LaCasaDePapel
  • Noi saremo le tue bimbe per sempre.

Perché, in effetti, forse è Nigel il miglior personaggio in assoluto di Il Diavolo veste Prada. 

➡️ Carosello con citazioni da usare all’occorrenza. 

Salva e condividi perché ne avrai bisogno, più di Chanel. 

#Nigel #IlDiavoloVestePrada2
  • Bluey - 2x09 

Mamme, non ringraziateci. 

Buona Festa della Mamma a chi riesce a esserci sempre. 

🥹✨🌷
  • Questa è la via. #TheMandalorianAndGrogu
  • È stato splendido. 

Al prossimo anno! 

#PremiDavid #DavidDiDonatello2026
  • 🎬 Arriva domani su HBO Max Italia In Utero, la nuova serie creata da Margaret Mazzantini (co-autrice con Enrico Audenino e Teresa Gelli anche del soggetto di serie) e diretta da Maria Sole Tognazzi che cura anche la direzione artistica del progetto.

Noi di My Red Carpet abbiamo incontrato il cast per parlare di uno dei temi più attuali (e delicati) di oggi: la scienza sta davvero andando al passo con la società? E cosa significa famiglia?

🎤 Sul red carpet abbiamo intervistato, tra gli altri:
✨ Sergio Castellitto (Ruggero)
✨ Maria Pia Calzone (Teresa)
✨ Alessio Fiorenza (Angelo)
✨ Thony (Dora)

🧬 Tra fecondazione assistita, omogenitorialità e transizione di genere, In Utero ci porta dentro la clinica Creatividad, dove etica, progresso e identità si intrecciano in modo potente e attualissimo.

💬 Le loro risposte? Tutt’altro che scontate.

▶️ Guarda il reel e dicci: la società è pronta quanto la scienza? A cura di @martinagargano 

#InUtero #HBOMaxItalia #MyRedCarpet #SerieTV
  • ✨ La 71/a edizione dei David di Donatello si chiude nel segno di Francesco Sossai. Il suo film, Le città di pianura, è il trionfatore assoluto della manifestazione, portando a casa i premi più prestigiosi: Miglior film, Miglior regia e Migliore sceneggiatura originale (firmata da Sossai con Adriano Candiago). A consolidare il successo della pellicola è stata anche la vittoria di Sergio Romano, premiato come Miglior attore protagonista per la sua intensa interpretazione.

Accanto al successo di Sossai, spicca il riscontro ottenuto da Le assaggiatrici di Silvio Soldini. Oltre a vincere il David Giovani — assegnato da una giuria nazionale di studenti — il film ha ottenuto il premio per la Miglior sceneggiatura non originale e quello per il Miglior trucco (Esmé Sciaroni).
Grande attenzione anche per le prove attoriali femminili: Aurora Quattrocchi è stata eletta Miglior attrice protagonista per Gioia Mia, film che ha regalato a Margherita Spampinato il David per il Miglior esordio alla regia. Tra i non protagonisti, spiccano le vittorie di Matilda De Angelis per Fuori e di Lino Musella per Nonostante.

Cosa ne pensate? 

#PremiDavid #DavidDiDonatello2026
  • Annamo a pijà er gelato? 

@zerocalcare torna su Netflix e NOISTIAMOGIÀPIANGENDO. 

Scrivi 💸 se anche tu non vedi l’ora di vedere Due Spicci. 

#DueSpicci #Netflix #Zerocalcare | Canzoni di @coezofficial e @canegiancane
  • Star Wars: The Mandalorian and Grogu arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 20 maggio 2026.

Chi non vede l’ora di vederlo? Fatecelo sapere nei commenti. 

#PedroPascal #TheMandalorian #StarWars

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