Una serie intensa e attuale che esplora desiderio di genitorialità, scienza e identità, portando sullo schermo storie profonde e ancora poco raccontate.
A cura di Martina Gargano
In Utero parla di noi, della società contemporanea e delle storie – spesso invisibili – che si nascondono dietro il desiderio di genitorialità. Una serie originale HBO Max, in arrivo l’8 maggio, che si distingue per un formato audace e profondamente umano.
Nata da un’idea di Margaret Mazzantini (co-autrice insieme a Enrico Audenino e Teresa Gelli), la serie esplora il mondo scientifico ed emotivo della genitorialità senza pregiudizi né distinzioni. Un racconto necessario, capace – si spera – di generare un dibattito autentico.
Di cosa parla In Utero:
Ambientata a Barcellona, la serie racconta, in otto episodi, otto storie che affrontano temi diversi legati alla fecondazione assistita. La clinica “Creatividad” – nome suggestivo quanto significativo –, guidata dal Dott. Ruggero Gentile (Sergio Castellitto) e sua moglie Teresa (Maria Pia Calzone), segue quotidianamente le vicende di coppie, prettamente italiane, che si affidano alla scienza e alle loro competenze nel desiderio di diventare genitori.
Ad affiancare Ruggero c’è un giovane e talentuoso embriologo di origini siciliane, Angelo, giovane uomo trans che da non molto ha terminato la transizione di genere, e Dora (Thony), la nuova patient assistant della clinica. Storie cliniche e di vita si intrecciano esplorando temi poco conosciuti e fortemente attuali, guidandoci alla scoperta di un mondo ancora troppo lontano dalla nostra realtà e identità nazionale.
Temi attuali tra scienza e tabù
I temi affrontati dalla nuova serie HBO Max sono audaci e necessari: si parla di fecondazione assistita, di omogenitorialità, di donazione di ovuli e sperma, del rapporto tra la fede e la scienza, di inclusività a 360 gradi.
Quando quella che dovrebbe essere la cosa più naturale al mondo non accade, affiora un senso di inadeguatezza, a tratti un senso di colpa e di impotenza. In Utero ci aiuta a leggere tale realtà da un’altra prospettiva, offrendo speranza e conoscenza rispetto a un tema ancora troppo poco dibattuto non solo a coloro che vivono queste esperienze in prima persona, ma a tutti noi.
La forza motrice è femminile, senza dubbio. Storicamente e socialmente il desiderio di maternità è più legato a un “manco femminile che maschile”, come ricorda Castellitto. Ma la maternità – qui affrontata in senso lato – è anzitutto una questione psichica, che scatena vulnerabilità e dinamiche emotive importanti (e sottovalutate). Per questo la serie è necessaria: non racconta la genitorialità come mero diritto, né tantomeno come dovere, quanto come desiderio. Le coppie che arrivano alla clinica Creatividad arrivano con una mancanza, che coincide con un forte desiderio, con un’inappetenza rispetto alla vita, in un certo senso.
Con In Utero si riflette sulle mancanze, si ragiona sul desiderio, sul confine tra natura e scienza, in cui quest’ultima rappresenta una bussola con cui raccontare qualcosa di più.
In fase di sceneggiatura, sono stati tanti i consulenti (biologi, ginecologi, etc.) che hanno supervisionato e guidato la narrazione e sono state tante le storie comuni che sono arrivate come testimonianza di un mondo ancora poco esplorato.
La necessità di una serie come questa nasce proprio da qui: dalla consapevolezza che ad oggi esista ancora una sorta di resistenza, di vero tabù nel parlare di fecondazione assistita e di tutto ciò che gira attorno. In realtà, è un mondo incredibile e prolifico, e raccontarlo sia dal punto di vista dei pazienti, dei medici, sia da quello dei donatori è fondamentale per “avvicinarlo” e renderlo parte della nostra quotidianità. Nonostante sia presente l’aspetto ideologico, la chiave di lettura principale è quella dell’oggettività, aspetto che la medicina favorisce in quanto aiuta a stare fuori dalle ideologie.
La libertà di scegliere
È uno “psycho-medical”, dice Sergio Castellitto in conferenza stampa, effettivamente trovando la definizione forse più adatta a descrivere il vero fulcro della serie. C’è una particolare attenzione all’emotività e alla psicologia di tutti i protagonisti, che favorisce non a caso forte empatia. E, soprattutto, la mancanza totale di giudizio nelle scelte personali di ogni personaggio.
In Utero racconta la maternità nel bene e nel male: vede il desiderio di diventare genitori e la mancanza dello stesso viaggiare di pari passo. Teresa, ad esempio, è alla guida della clinica, eppure ha scelto di non avere figli. È un diritto anche questo, sempre più rivendicato e attuale, e si chiama libertà di scelta. In una società sempre più complessa, caotica e indisciplinata, la precarietà economica – ed emotiva (che spesso è una conseguenza) – incide profondamente sul desiderio di genitorialità e sulla possibilità di perseguirlo.
È questo un altro aspetto evidenziato dalla serie: coloro che non riescono naturalmente ad avere una gravidanza, devono ricorrere alla fecondazione assistita, che ha costi importanti e che, come hanno sottolineato gli interpreti in conferenza stampa, è un vero e proprio business. Per di più, in caso di coppie omogenitoriali, il nostro paese non offre alcun supporto e, oltre a dover affrontare le spese mediche, non si ha altra scelta se non rivolgersi a cliniche specializzate all’estero – come, a titolo esemplificativo, la clinica Creatividad.
Tra scienza, umanità e nuove definizioni di famiglia
L’umanità è sempre in primo piano, ed è rivelata in tutte le sue sfaccettature. Ci sono ritratti di vita di coppia, di famiglie alternative – vedasi l’amicizia fraterna tra Dora e i suoi due coinquilini “adulti” –, e c’è l’importanza dell’individuo e delle proprie fragilità. Angelo, interpretato da Alessio Fiorenza, che alla sua prima grande esperienza cinematografica sembra a dir poco navigato e perfettamente a suo agio, è un caleidoscopio di sentimenti, nonché un bellissimo esempio di coraggio e determinazione.
“Interpretare Angelo è stato per me un privilegio enorme”, ha affermato Alessio Fiorenza in conferenza stampa. Il suo è un personaggio che incarna una dicotomia: da una parte l’emotività e l’empatia che mostra nel suo intimo e nelle relazioni che lo coinvolgono, dall’altra l’aspetto scientifico che lo caratterizza in quanto embriologo. Angelo racchiude tutta la complessità delle tematiche raccontate, sottolineando la difficoltà di affrontare un cambiamento radicale che, specialmente nella tradizionale forma mentis della famiglia italiana, è arduo accettare.
Emerge infatti una fragilità emotiva non indifferente che sottolinea l’approccio diffidente, ancora troppo diffuso nel mondo reale, nel relazionarsi con ciò che dovrebbe essere semplice normalità. Non possiamo scegliere l’identità dell’altro, non possiamo giudicarla. Quello che dovremmo fare è solo accettare il prossimo, e assicurarsi che a sua volta si accetti per quello che è. Anche Dora, interpretata dalla bravissima Thony – che già con Virzì nel 2012 aveva esplorato questo mondo con Tutti i santi giorni –, è centrale nello sviluppo della narrazione. Una sorta di “Caronte che accompagna i pazienti nel loro percorso di genitorialità”, Dora è caratterizzata da un materiale umano imprescindibile per il suo ruolo.
Che cos’è la famiglia?
Tra gli altri aspetti, al centro emerge il concetto di famiglia, intesa come nucleo e non determinata dall’esclusiva presenza di figli. Il personaggio di Dora ne declina un’idea diversa (così come Ruggero e Teresa), scegliendo i suoi amici come rifugio, come casa.
La storia di Angelo, invece, a cui viene dedicato un intero episodio, sembra offrirci una sorta di riflesso della nostra – generalizzata – mentalità: la sua, infatti, è una famiglia tradizionale che nasconde profonde lacerazioni e infelicità, e che incarna la moralità ottusa nei confronti di tematiche – ancora – poco riconosciute.
La famiglia viene quindi presentata nelle sue configurazioni più diverse, accomunate solo da un grande senso di appartenenza e, soprattutto, di amore, unico vero pilastro di quella che possiamo chiamare “casa”.
Nel cast troviamo altri interpreti d’eccezione come: Valentina Romani e Andrea Lattanzi, Ivana
Lotito e Marianna Fontana, Maya Sansa, Romana Maggiora Vergano, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Ferracane, Sara Drago ed Enrico Borello; ancora Camille Dugay, Michela De Rossi, Fabrizio Falco, Denise Capezza, Francesco Colella, Daniele Parisi e Astrid Casali.
Alla regia Maria Sole Tognazzi (per i primi 4 episodi) e Nicola Sorcinelli (per gli ultimi 4). Autori delle sceneggiature sono, invece, Enrico Audenino, Teresa Gelli e Vanessa Picciarelli.
Una produzione Cattleya in associazione con Paramount Television International Studios, In Utero arriva su HBO Max il prossimo 8 maggio. Un’occasione per avvicinarsi e conoscere meglio tematiche che spesso passano in secondo piano e per guardare un ottimo e originale prodotto televisivo.

































