Pier Paolo Paganelli dirige l’opera per fanciulli in uscita al cinema il 3 luglio con Adler Entertainment.
Una governante cattiva, una bambina rimasta orfana e poi segregata, un circo popolato da magie e stranezze. In Incanto di Pier Paolo Paganelli ci sono tutti gli elementi per un racconto tra volo in fantasia e scopo edificante, fiabetta di buoni e di cattivi che tuttavia si prende un respiro più contenuto di quello che magari potrebbe.
Le premesse incuriosiscono. Un padre (Andrea Bosca) in punto di morte lascia in eredità la sua villa alla figlia Margot (Mia McGovern Zaini). Ancora troppo piccola, la tenuta sarà però amministrata dalla fidata Felicia (Vittoria Puccini) fino a quando la ragazza non sarà maggiorenne. Tra le ferme volontà dell’uomo c’è che nel frattempo debba essere riconvertita in un orfanotrofio, per accogliere i bambini meno fortunati e far crescere Margot in compagnia. Solo che Felicia ha altri piani: costringere la bambina a firmare un contratto di vendita, sbarazzarsi dell’ingombrante onere e incassare un bel gruzzolo.
Puccini, volto simbolo della TV, si destreggia allora con piglio diabolico in una versione inedita in cui è fiancheggiata dall’odioso gregario Max (Claudio ‘Greg’ Gregori), mentre Margot riesce a scappare dalla prigionia in cui era tenuta e a mettere in moto una caccia del gatto e del topo. Qui la sceneggiatura di Paganelli, Jacopo Del Giudice e Davide Rossetti fa fare il suo ingresso alla stramberia del mondo circense, luogo in cui la ragazzina si rifugia e trova strambi alleati.
I pregi e difetti di Incanto

E se il canovaccio generale non si distingue certo per brillantezza narrativa, sfociando peraltro in una risoluzione affrettata e strampalata, le sue carte Incanto le gioca nelle caratteristiche. Un pregio del film sta sicuramente nell’avere i volti giusti, sia quelli simpatici dei bambini che scorrazzano per l’orfanotrofio, sia quelli che popolano il circo guidato dal carismatico e misterioso Charlie (Giorgio Panariello).
Ma anche nel creare un piccolo immaginario magico con pochi tocchi, tra cui la presentazione che Charlie fa del circo a Margot, giostrata su una discreta danza immaginifica tra luci, ombre e utilizzo dell’effettistica visiva. Colpisce anche la meschinità di Felicia, con stilettate quasi da strega cattiva dei classici Disney di una volta, in fondo la prima di diversi personaggi che vogliono scegliere e decidere cosa sia meglio e perché per Margot, invece chiamata a rivendicare la propria voce.
Certo, Incanto rimane un film che nonostante il respiro di forma in apparenza più ampio chiama comunque a gran voce la dimensione della fruizione casalinga – Puccini e Panariello, scuderia Rai che coproduce con Rai Cinema, stanno in fondo lì soprattutto per quello. E se la sala rischia dunque di calzargli troppo grande, nella domenica pomeriggio sul divano ai più piccoli uno spunto di fantasia potrebbe instillarlo.
































