2020
Inside Out
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Inside Out, il film adatto in questi giorni bui: è giusto abbandonarsi alla tristezza

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La gioia della tristezza: come affrontare lo sconforto facendo un viaggio nella mente umana insieme a Inside Out

Tranquilli, ? normale che vi sentiate un po? gi?. ? normale sentirsi afflitti, battuti, esausti, finiti. E un po? ? cos?. ? un periodo strano quello che va stabilendo questa imprevedibile quarantena, qualcosa di inatteso che siamo stati costretti ad accettare, senza che nessuno ce lo abbia prima domandato, costretti a salvaguardare la nostra vita stando rinchiusi dentro casa. Eppure sappiamo che questo ? il nostro dovere, che soltanto cos? potremo sconfiggere il nemico comune, invisibile e potenzialmente spietato. ? la cosa giusta, ma non per questo ci sentiamo meno tristi. Catapultati in questo stato sospeso in cui tutti i giorni sembrano uguali eppure ognuno ? avvilente a modo suo, in cui la paura di poter contrarre quell?ignobile virus va alternandosi con la noia imbronciata di una condizione forzata di isolamento, sembrano soltanto i sentimenti negativi quelli a primeggiare, aggravati dal senso di colpa di chi deve solamente stare seduto su di un divano e si lamenta mentre l? fuori si muore.
In questa situazione inverosimile che, per?, ? pi? reale di quanto potrebbe ancora sembrarci, ? la coincidenza con l?arrivo di una piattaforma streaming a cercare di arricchire di senso le nostre giornate. Gi? soggiogati dai capi squadra Netflix e Amazon, subito dopo affiancati dalla recente aggiunta di Apple tv, ? arrivato il turno di Disney+ per smantellare le gerarchie di visione che, fino ad oggi, avevano dominato la fruizione casalinga collettiva. Una nuova casa streaming che stavamo tutti aspettando e che il caso ha voluto ci raggiungesse proprio in uno dei momenti pi? critici della nostra storia, sfuggendo quasi dalla competizione con le piattaforme prime della fila, sapendo che nessuna attrazione al mondo avrebbe mai potuto competere con la nostra voglia di ritornare bambini.

Desiderio a cui, in questo clima di inevitabile sconforto, sentiamo di aggrapparci con quanta pi? purezza possibile, andando a districarci in un catalogo che sembra veramente un tuffo all?indietro nella nostra fantasia, nei ricordi di un tempo per molti lontano, ma che Disney+ sembra permetterci di poter rivivere ancora oggi. Resta, per?, ancora quella tristezza, quel sospetto lontano che non usciremo pi? da questa bolla sospesa e impalpabile, pur con un paese dei balocchi dove tutto ci? che ? necessario fare ? accedervi tramite un click. Ma proprio nell?ampia scelta di prodotti tra cui non sappiamo come muoverci, persi tra il mondo possibilistico di qualche principessa Disney, nell?esplorazione della magia che abita il reale con i documentari di National Geographic e il breve, ma stupefacente universo dei corti Pixar, ecco manifestarsi davanti ai nostri occhi il film che, pi? di tutti, potrebbe dirci qualcosa di noi stessi in queste giornate. Il cartone animato che esplora il nostro interno, spiegandoci – senza mai quella retorica che poco serve ai capolavori – come mai questa sensazione, questa scomodit?, questo senso di profonda tristezza pu? esserci altres? utile.
Nella scelta di trascurare la convenzionalit? delle solite pellicole animate, dimenticando la semplice formula dell?avventura che spingeva un protagonista ad affrontare esternamente una serie di difficolt?, la Pixar trae nel 2015 una delle sue opere pi? veritiere, uno spettro che, usando un mezzo cos? fittizio come l?animazione, scava nella verit? pi? umana, e dunque vera, di ognuno di noi. Il regista Pete Docter – alla sceneggiatura insieme a Meg LeFauve e Josh Cooley – oltrepassa la scorza fatta di ossa e pelle dei personaggi, per rendere protagonisti i sentimenti primari che albergano le personalit? di ognuno di noi. Gioia, rabbia, paura, disgusto e tristezza. S?, tristezza, quella che anche una ragazzina ancora impegnata tra i banchi di scuola pu? provare, che l?opera mostra non essere poi cos? lontana da quella che pu? sentire chiunque di noi.

Toccando corde che non sempre ci ritroviamo a interrogare, andando ancora pi? in profondit? di quanto gi? l?accesso alla cabina dei sentimenti di Inside Out permetta, il film diretto da Docter non vuole essere la scolastica espressione di come sinapsi e neuroni attivano in noi reazioni inevitabili, bens? il ben pi? misterioso meccanismo della formazione dei ricordi e delle nostre conseguenti personalit?, gli uni intrinsecamente uniti alle altre, senza opportunit? di sfuggita. Ed ? quello che crea la nostra tristezza di oggi: il ricordare di quanto ieri si era liberi di poter respirare, di non dover restare rintanati nella propria camera con il terrore che possa avvenire il peggio, a te o ai tuoi cari. Ricordare come eravamo felici. Ed ? proprio Gioia a spingersi sempre pi? in l?, a sporgersi ancora un pochino oltre, cercando il predominio nell?inconscio che ci vuole – per ci? che ci chiedono spesso genitori, parenti, amici o la societ? tutta – sorridenti, soddisfatti di ci? che si ha, costantemente allegri di una vita senza alcuna ombra.
Ma ? proprio qui che il viaggio di Gioia si amplier? verso una direzione che le sembrava impossibile accettare, a cui non credeva assolutamente di poter sottostare, ma che former? la base pi? importante per la protagonista Riley, quella ragazzina di cui spiamo i sentimenti per cercare di comprendere meglio i nostri. Affiancata da Tristezza, Gioia sapr? coglierne la sua natura tante volte incomprensibile, quella da cui cerchiamo cos? spesso di rifuggire, quando invece sarebbe pi? saggio stare in silenzio ad ascoltare. Perch? anche la tristezza ha qualcosa da dirci, ossia che ? normale sentirsi impotenti a volte, che non sempre la vita va come avevamo programmato. Che la felicit?, quella vera, ? il prodotto di una pi? intima zona grigia, che si illumina l? dove la realt? sa coglierci davvero di sorpresa, appagandoci di ci? di cui, in sua assenza, avevamo sentito la mancanza. Gioia ? riempire un vuoto con cui solo la tristezza sa interagire, che solo dopo esserci seduti e aver riflettuto attentamente su quel lato introspettivo che abbiamo cercato di evitare si ? mostrato pi? chiaro, pi? limpido di fronte al nostro sguardo confuso, forse un po? amareggiato, ma indubbiamente assai pi? cosciente su ci? che ci riguarda e su ci? che, soprattutto, siamo.

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