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La città proibita: recensione del film di Gabriele Mainetti

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
7 Marzo 2025
in Top News, Film in uscita, Recensioni
Home Top News
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Enrico Borello e Yaxi Liu sono protagonisti di una pellicola d’arti marziali ambientata nel quartiere Esquilino di Roma.

Allora, c’è poco da fare: cinema di genere come quello di Gabriele Mainetti, oggi, in Italia, non lo fa nessuno. Con una frase simile si rischia di ripetersi a ogni occasione che il regista arriva al cinema con un nuovo film, cosa purtroppo accaduta appena tre volte nell’arco di dieci anni. Lo chiamavano Jeeg Robot, Freaks Out, ora La città proibita. Il cinecomic, il war movie, adesso il film d’arti marziali. Che non sono mai solo un cinecomic, un war movie o un film d’arti marziali, ma categorie ampie applicate a un qualcosa che scava a fondo nella tradizione locale.

Per questa ragione Mainetti è l’unico autore commerciale che abbiamo. Un termine con cui si possono identificare le traiettorie di un cinema che prende la specificità di un luogo, di un personaggio, di una situazione e le declina dentro un linguaggio d’intrattenimento puro, più largo, trasversale. Che significa anche, forse soprattutto, sapere come lavorare sopra il dosaggio degli elementi. La formula de La città proibita? Un 45% di botte da orbi, un 15% di dramma, un 15% di vena romantica, il restante 25% dato alla commedia verace, grezza, popolare, cerniera che tiene insieme tutto il resto.

La città proibita: trama e temi del film

La città proibita: recensione del film di Gabriele Mainetti
Photo Credits: PiperFilm

E l’efficacia del mix de La città proibita parte dall’intelligenza sulla carta. Dopo le collaborazioni con Nicola Guaglianone, Mainetti si mette in società con Stefano Bises e Davide Serino (non due nomi a caso: l’ultima loro fatica è M. Il figlio del secolo) e insieme sanno che per incrociare i toni occorre prima guardarsi attorno. Il film parte tra le montagne della Cina, ma subito si sposta nel quartiere di Roma multietnico per eccellenza, l’Esquilino, che corre tra la stazione Termini e Piazza Vittorio Emanuele, i cui iconici portici il regista reinventa pieni zeppi di banchetti e bancarelle con nomi e volti provenienti da ogni parte dell’Africa e dell’Asia.

In un contesto simile i commercianti di una volta hanno ceduto il posto o faticano a tirare avanti. Come Marcello (Enrico Borello), che ha ereditato dal padre Alfredo (Luca Zingaretti) l’omonimo ristorante che va così così mentre lui ha abbandonato moglie (Sabrina Ferilli) e figlio per scappare con una prostituta cinese. Ma sulle tracce di quest’ultima c’è la sorella Mei (Yaxi Liu, stuntwoman cinese tra le altre cose ddel live action di Mulan), furia delle arti marziali che ha viaggiato fino a qui per riportarla indietro. E già da un trampolino di partenza simile è centrato perfettamente l’incunearsi nella faida tra chi c’era prima e chi c’è adesso, a metà tra influenze economico-politiche e le credenze popolari di un’Italia un po’ bigotta e un po’ affaticata. Come lo è l’amico della famiglia di Marcello, il rugoso boss della vecchia guardia Annibale (Marco Giallini), in scontro con la crescente comunità cinese, la più numerosa in quella zona di Roma, che risponde ai comandi di Mr. Wang (Chunyu Shanshan).

Su questa matrice di folklore impastato al razzismo, La città proibita alimenta un movimento narrativo che miscela insieme il realismo a una sorta di fantasy urbano, ingigantendo in salsa pop la dimensione delle mafie locali e culturali. Ingigantendo anche le dicerie che nel film prendono forme e colori esagerati di una Roma che sembra davvero Cina ed esasperando persino gli spazi fisici, come le infinite gallerie che fa percorrere sotto il suolo del quartiere a uso e consumo di un sottobosco criminoso che si genera a partire dall’immaginario e dai luoghi comuni.  

Sequenze d’azione mai viste e un’ironia malinconica

La città proibita: recensione del film di Gabriele Mainetti
Photo Credits: PiperFilm

In un teatro di scena simile si intersecano allora interessi personali che non possono che collidere e collassare con l’arrivo di Mei, implacabile macchina del kung fu in cerca di risposte e vendetta. Sequenze d’azione come quelle de La città proibita qui da noi molto probabilmente non le abbiamo mai viste. Mainetti sa benissimo cosa fare con la macchina da presa e come farlo, che danza attorno a Mei con estrema ricercatezza dei tempi, del ritmo e dell’enfasi dell’impatto- gran lavoro dell’action designer Liang Yang, ma non sottovalutate quello sul sonoro, fondamentale. Si diverte e diverte nello stimolare una creatività ludica negli scontri, che arrivano a utilizzare come strumenti di offesa gli oggetti più improbabili e soprattutto sfruttano a dovere gli scenari (una scena in cucina è a proposito da manuale), in un crescendo di soluzioni che in certi frangenti sembrano di non avere nulla da invidiare alla gestione delle coreografie e dell’intensità del combattimento a esponenti recenti e illustri come ad esempio John Wick.

E quando occorre rifiatare il film fa ridere e molto, seppur sempre velato di una malinconia un po’ terminale, un po’ crepuscolare. Il personaggio di Borello è un protagonista al limite, fiaccato dall’inizio alla fine, tardo millennial destinato a prendere schiaffi dalla vita e da tutti quelli che gli stanno attorno. Tanto brava è Liu a comunicare la frustrazione di Mei attraverso la tensione fisica del suo corpo, quanto lo è allora Borello nel restituire in naturalezza l’accettare il proprio stato di rassegnazione, mitigandone l’asprezza con un’ironia che gli riesce spontanea nel dare e nell’incassare la battuta.

Anche se un peccato di gola La città proibita lo ha e sta nella gestione proprio del romanticismo, un umore verso cui i personaggi convergono perché, in quel momento, semplicemente sta bene che si ritrovino lì raccolti in un abbraccio tra disgraziati. Non un qualcosa che stona davvero, solo ragionato in funzione dell’indurre determinate sensazioni cinematografiche e magari con un certo ammiccare all’esportabilità (il giro in vespa dei due tra le bellezze artistiche della capitale). Un discorso limitrofo alle traiettorie di empatia che il film vuole descrivere e che tenta di assegnare al cuore di figure di padri e mentori a cui Mainetti probabilmente vuole un po’ troppo bene. Individui pieni di grigiori e in una certa misura anche spregevoli, cosa che li rende affascinanti da un punto di vista squisitamente drammaturgico, ma verso cui ci si proietta con un’indulgenza abbastanza anacronistica se osservati alla luce rivelatoria dello spirito del nostro tempo.

Ma film così, insomma, praticamente non ne facciamo. E sì, rischiamo davvero di ripeterci in ogni occasione. Forse vorremmo però ripeterci di più e vedere Mainetti sugli schermi più spesso. Ma forse vorremmo anche ripeterci meno, confidando sempre in un’industria che sappia prima o poi essere più recettiva nell’accogliere e incentivare questo tipo di esperienze.

La città probita è al cinema dal 13 marzo con PIPERFILM.

Tags: Enrico Borellogabriele mainettiLa città proibitamarco giallinisabrina ferilliYaxi Liu

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📅 18 giugno 2026
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👉 Tagga la persona con cui sei cresciuto guardando Toy Story e vieni a festeggiare con noi!

#ToyStory5 #IdealCityplex #CinemaInFesta
  • 🎙️ Disney Italia ha svelato il cast vocale italiano completo dell’atteso film d’animazione Disney e Pixar che arriverà nelle sale italiane il 18 giugno. 

Sal Da Vinci presta la sua voce a Pizza cu ‘e llente, un personaggio affascinante e misterioso, membro di una piccola ma potente comunità di giochi dimenticati che vivono nella vecchia casetta dei giocattoli di Blaze. Nella versione originale Bad Bunny, artista di fama mondiale, pluripremiato con dischi di platino e vincitore di sei premi GRAMMY®, presta la sua voce al personaggio.

Prestano le loro voci ai nuovi personaggi di Toy Story 5 Katia Follesa (voce italiana di Lilypad), Federico Basso (voce italiana di Smarty Pants), Gianluca Gazzoli (voce italiana di Bullseye “Perfido”), Jacqueline Luna Di Giacomo (voce italiana di Snappy) e Simone Mori (voce italiana di Atlas).

Tornano a prestare le loro voci nei ruoli principali Angelo Maggi (voce italiana di Woody), Massimo Dapporto (voce italiana di Buzz Lightyear), Ilaria Stagni (voce italiana di Jessie) e Luca Laurenti (voce italiana di Forky).

Appuntamento il 18 giugno solo al cinema @idealcityplextorino per la nostra super première al costo di €3,50 grazie a Cinema in Festa. 

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  • Sapete qual è la cosa più straordinaria di Zerocalcare? È che, pur parlando sempre di sé stesso, riesce a raccontare tutti noi. O meglio: riesce a raccontare una generazione intera che nel tempo ha imparato a convivere con l’ansia, con la precarietà e con quella sensazione costante di essere rimasta bloccata in una terra di mezzo. Troppo adulta per continuare a sognare, troppo fragile per riuscire davvero a costruire il futuro che le era stato promesso.

Con Due Spicci, la nuova serie animata disponibile su Netflix, Michele Rech chiude idealmente quella che lui stesso ha definito una trilogia iniziata con Strappare lungo i bordi e proseguita con Questo mondo non mi renderà cattivo. Ma questa volta il tono cambia radicalmente come ci ha raccontato l’autore alla presentazione della seria al Salone del Libro 2026 . Se nelle opere precedenti il dolore era nascosto dietro il sarcasmo, qui emerge in modo più netto, più cupo, quasi inevitabile. Due Spicci è probabilmente il lavoro più maturo, stratificato e dolorosamente lucido di Zerocalcare. Una serie che fa ridere tantissimo, certo, ma che allo stesso tempo lascia addosso un nodo costante alla gola.

La recensione completa al link in bio o su myredcarpet.eu
  • ⚔️💛 Ci sono personaggi che diventano leggenda.
E poi c’è Beatrix Kiddo: una donna che trasforma il dolore in identità, la vendetta in stile, il costume in manifesto visivo.

Per il quarto appuntamento di MRC ICON, la rubrica di My Red Carpet dedicata alle icone del cinema raccontate attraverso il costume design, abbiamo scelto i look più immortali della storia del cinema: quelli di Kill Bill.

Dall’abito da sposa che racconta un’innocenza spezzata, al western polveroso della vendicatrice solitaria, fino all’iconica tuta gialla ispirata a Bruce Lee: ogni costume accompagna la trasformazione del personaggio di Uma Thurman e costruisce, scena dopo scena, il suo mito.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, la versione integrale e unificata del film, arriverà nei cinema italiani dal 28 maggio al 3 giugno grazie a @midnightfactoryit @plaionpicturesit 

#MRCIcon #KillBill #TheWholeBloodyAffair
  • Se hai Renate Reinsve nel tuo film, allora sai che qualche premio a Cannes lo vincerai ✨

#festivaldicannes #renatereinsve #cannesfilmfestival
  • Non eravamo pronte. 

Au revoir, Emily! “Emily in Paris” arriva alla sua conclusione con la sesta e ultima stagione, le cui riprese sono iniziate oggi in Grecia.

Il creatore della serie Darren Star ha commentato: “Realizzare Emily in Paris con questi straordinari membri del cast e della troupe è stato il viaggio di una vita. Con l’inizio della stagione finale, sento di essere profondamente grato a Netflix, Paramount e, soprattutto, ai fan che hanno condiviso con noi questo incredibile percorso. Non vediamo l’ora di condividere con voi questo ultimo capitolo. Grazie per averci permesso di entrare nelle vostre vite, ispirando i vostri sogni di viaggio e il vostro amore per Parigi. Avremo sempre Emily in Paris!”.

Emily in Paris ha conquistato i fan di tutto il mondo. Dal debutto nel 2020, le stagioni 1–5 sono state per 32 settimane nella Top 10 Globale di Netflix, hanno raggiunto il primo posto in 90 Paesi, e hanno accumulato oltre 250 milioni di visualizzazioni tra la prima metà del 2023 e la seconda metà del 2025. 

#EmilyInParis #LilyCollins
  • Atmosfera cozy, piccoli paesi pieni di segreti, battibecchi romantici e una coppia protagonista che funziona davvero. @matildegioli @cristianocaccamo 

E sì… il cameo di Felicia Kingsley è la ciliegina sulla torta per chi ama le commedie romantiche. 

Se amate gli enemies to lovers e le storie che fanno sorridere dall’inizio alla fine, questo film fa per voi 💌

🎬 Lo avete già visto?

#NonÈUnPaesePerSingle #primevideo | @primevideoit @felicia_kingsley

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