Il 16 giugno si è tenuta la conferenza stampa italiana di Toy Story 5, prossimo capitolo in arrivo nelle sale tra pochissimi giorni. Tra intelligenza artificiale, tecnologia e nostalgia, vediamo cosa è emerso.
I giocattoli più amati della storia del cinema stanno tornando sul grande schermo: dal 18 giugno infatti Toy Story 5 arriva nelle sale cinematografiche italiane. Un film che fa riflettere sul rapporto tra genitori e figli, in particolare nell’uso della tecnologia, ma che strizza l’occhio anche alle generazioni passate, nate e cresciute con questa saga animata. Noi abbiamo partecipato alla conferenza stampa italiana alla presenza del cast vocale, che hanno rilasciato alcune dichiarazioni molto interessanti.
Con il premio Oscar Pete Docter (Direttore creativo Pixar Animation Studios e Produttore Esecutivo del film) la produttrice Lindsey Collins, e le voci italiane Katia Follesa (Lilypad), Federico Basso (Smarty Pants), Sal Da Vinci (Pizza cu ’e llente), Gianluca Gazzoli (Bullseye “Perfido”) e Ilaria Stagni (Jessie), si sono affrontati numerosi argomenti di questo film.
Il film si presenta come un ponte tra passato e presente, dove il gioco non è più solo rappresentato dai giocattoli tradizionali, ma anche da quelli più tecnologici, che rischiano di catalizzare completamente l’attenzione dei più piccoli.
Lo storico direttore creativo Pete Docter ha infatti dichiarato così: «Giocare è fondamentale, questa saga di film unisce almeno tre generazioni. Come genitori, bisogna sempre incoraggiare il gioco. Prendersi del tempo lontano dagli schermi è un po’ il cuore del film. »
Un concetto sottolineato anche da Linsdey Collins, produttrice Pixar: «Toy Story abbraccia il passare del tempo, dice. In particolare in questo film volevamo mostrare quanto fosse bella l’immaginazione, soprattutto attraverso il modo in cui appare nella mente di Bonnie.»
In questo capitolo, infatti, rispetto ai precedenti, sono numerose le scene legate all’immaginazione della bimba protagonista.

La passione per questo film ha coinvolto però anche i doppiatori, tra cui Sal Da Vinci: «Io sono molto legato a Toy Story, ho trasferito questa mia passione ai miei figli e anche ai miei nipoti. Questo capitolo è molto educativo, io ho iniziato troppo presto a non giocare con i giochi ma ho avuto modo di sfogare attraverso figli e nipoti. Per me i giocattoli hanno un’anima.»
Ma anche Ilaria Stagni, doppiatrice di Jessie, si dichiara onorata di essere tornata: «Io sono legata a questi film dall’inizio della saga, ho tantissimi ricordi anche di persone che non ci sono più, come Fabrizio (Frizzi ndr), che è stata una persona incredibile. »
La tecnologia in Toy Story 5
Ma si è parlato anche del tema della tecnologia, aspetto centrale in questo film. L’avvento di un nuovo giocattolo elettronico infatti finirà per creare un grande scompiglio all’interno della casa di Bonnie.
Argomento attualissimo che scatena sempre numerosi dibattiti, anche Katia Follesa, doppiatrice di Lily, il dispositivo elettronico nemico dei giocattoli tradizionali, ha espresso la sua opinione: «Non dobbiamo demonizzare la tecnologia, ma trovare un giusto compromesso. Il bambino ovviamente può rimanerne affascinato, ma se il genitore lo educa all’utilizzo, si può trovare un buon equilibrio. Con la tecnologia si è perso un po’ la voglia di scoprire, abbiamo già tutto prima ancora della domanda. Secondo me si perde un po’ quell’aspetto curioso che è tipico della mia generazione.»

Ma anche Gianluca Gazzoli, conduttore e podcaster, ha dichiarato che: «È un film che chiama in causa sotto tanti punti di vista, sia i genitori sia chiunque abbia consapevolezza maggiore dell’uso della tecnologia. Farà riflettere tanto».
La nostalgia
Inevitabile anche parlare di nostalgia, soprattutto nel momento in cui il personaggio di Woody viene definito un giocattolo vecchio.
Come ha dichiarato anche Gianluca Gozzoli, adesso c’è anche un ritorno del vintage: «Io adoro anche collezionarli, ho proprio una stanza apposita! Secondo me avere giochi del passato ci ricorda dei momenti in cui siamo stati bene. Il discorso è stato approfondito anche dagli altri doppiatori, tra cui Federico Bosso, che ricorda quando gli venivano regalati i giocattoli a pile: «Ricordo quando “magicamente” sparivano le pile quando ci giocavo troppo – scherza – prima c’era un rapporto anche più tattile con i giocattoli, adesso si è più perso.»

L’uso dell’IA nel mondo di oggi
Ma anche il tema dell’intelligenza artificiale è entrato nel dibattito. Se, da un lato, viene riconosciuta come strumento di supporto, dall’altro non manca la paura nei suoi confronti. Ilaria Stagni infatti ha ammesso che avrebbe preferito che nell’ambito creativo, e nel suo mestiere da doppiatrice, non fosse mai arrivata. Tuttavia, secondo lei, rimane la bellezza dell’autenticità: «Una voce realizzata artificialmente non potrà mai sostituire un’emozione o un sentimento che può esprimere una voce umana.»
«L’IA non è buona o cattiva, dipende da come la si usa. Può aiutare gli artisti a sviluppare i concetti, ma l’idea deve sempre provenire da un essere umano», conferma Pete Docter, sostenuto da Lindsey Collins, che ha concluso: «Bisogna fare attenzione, è come quando si prepara un piatto: se non si cura ogni fase del processo, si rischia di bruciare tutto».



































