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La diseducazione di Cameron Post - Recensione del film con Chloë Grace Moretz
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La diseducazione di Cameron Post - Recensione del film con Chloë Grace Moretz

Tags: chloe grace moretz, desiree akhavan, festa del cinema di roma, la diseducazione di cameron post

La diseducazione di Cameron Post, che viaggia a met? tra un racconto di formazione e consapevolezza e che ha vinto l’ultimo Sundance Film Festival, ? arrivato al cinema.

La diseducazione di Cameron Post arriva direttamente dall’ultimo Sundance Film Festival, che ha vinto in maniera plateale. E ha tutte le carte per essere un film indie in piena regola.
Tra passivit? e e nessuna forma di empatia, Cameron Post (Chlo? Grace Moretz) ? una ragazza del Montana. Siamo nel 1993 ed ? arrivato il momento tanto atteso, quello del prom di fine anno. Ma quando Cameron viene sopresa dal fidanzato a baciarsi in auto con la ragazza che realmente vorrebbe, si corre subito ai ripari. E dopo un volantino e qualche bella parola di incoraggiamento, Cameron viene spedita in centro religioso di riparazione, il God’s Promise, in cui si pratica la terapia della conversione e si attua il convincimento che l’omosessualit? possa essere riparata, sistemata. Omosessualit? dalla quale si pu? fare marcia indietro, tra un senso di colpa e l’altro, dimenticare l’errore di percorso peccaminoso, e tornare sereni ed eterosessuali.

L’intenzione dell’opera seconda della regista americana di origini iraniane, Desiree Akhavan, ? quella di mostrare la violenza psicologica di queste “terapie riparative”, di un luogo che sembra un centro di riabilitazione per chi ? schiavo di alcool e droghe o per chi ha problemi psicologici. Come se l’omosessualit? fosse un problema da trattare e da poter risolvere convergendo, modificando la sessualit? di una persona, dirottandola sulla retta via, quella eterosessuale, quella giusta. Chiaro, poi, che i primi anni Novanta non sono stati anni semplici da questo punto di vista.? Tuttavia, La diseducazione di Cameron Post (tratto dall’omonimo libro di Emily Danforth) ? un film che procede in maniera totalmente lineare, che fa vivere nella passivit? sia la protagonista che lo spettatore, al quale non viene garantito nessun tipo di coinvolgimento o anche di indignazione e disgusto delle pratiche di riparazione. Una passivit? che Cameron, e i suoi “compagni di corso” vivono in prima persona. Come se i conflitti interiori non vengano esplicitati e quelli esteriori non vengano nemmeno interiorizzati. Tutto ? l?, tutto ? molto chiaro e semplice, alla luce del sole, in faccia allo spettatore. Uno spettatore che vorrebbe che qualcuno agisca, che qualche ragazzo si ribelli. Ci si spera, ma non succede mai. L’interesse scema e il film arriva a respingere lo spettatore.
Non ci sono prese di posizione, non c’? analisi delle cosidette “strategie”. Non c’? proprio niente. Ed ? un peccato per un film che mostra meno potenziale di quanto, invece, avrebbe potuto godere.

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