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Jason Sudeikis è Ted Lasso nella serie di AppleTV+
Martina Barone

La scrittura di Ted Lasso: tra seconde possibilità e delusioni, l'unica fine possibile (forse?)

Tags: AppleTV, Jason Sudeikis, Ted Lasso
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La scrittura di Ted Lasso: tra seconde possibilità e delusioni, l'unica fine possibile (forse?)

Tags: AppleTV, Jason Sudeikis, Ted Lasso

Ted Lasso si è conclusa, ma potrebbe non essere la fine. Nel frattempo le storyline hanno avuto una chiusura, magari non quella che volevamo, ma sicuramente la più autentica

Attenzione, contiene spoiler!

Nessuno avrebbe potuto immaginare come sarebbe finita Ted Lasso. Questo a partire dalla prima stagione, visto che l’andazzo della terza e ultima poteva essere invece ben chiaro fin dal principio dell’episodio uno. Ma andiamo per ordine.

Approdata su AppleTV+, la serie ideata da Bill Lawrence e Jason Sudeikis era in tutto e per tutto una comedy dall’impronta originale, ma che seguiva pedissequamente i caratteri dell’intrattenimento leggero. Fin dal principio la lacrima era facile, soprattutto nello scoprire le potenzialità di una delle persone più gentili al mondo (seriale), che non poteva non conquistare per la sua aria buffa e quei baffi che hanno saputo renderlo unico. 

È dalla seconda stagione in poi che Ted Lasso ingrana la marcia e sceglie di svoltare gradualmente strada. Avendo conosciuto il volto della premura in persona, lo show si è concentrato sullo smascheramento della perpetua gioia che sembrava non poter essere scalfita nell’irreprensibile Lasso. Eppure, pur trovandosi di fronte a un uomo adulto immerso nell’universo sportivo, la serie ne ha individuato i disagi e li ha voluti affrontare. Mostrando che chiunque può soffrire di attacchi di panico, e non si deve essere necessariamente perfetti nascondendosi dietro a una facciata di finta allegria.

Ted Lasso: l’ibridazione di generi, tra risata e approfondimento

È così che arriviamo alla terza stagione. È dopo aver passato la conoscenza (prima stagione) e l’innamoramento (la seconda), che le cose si sono fatte serie. E che la distinzione non si è più limitava a buona serie o cattiva serie.

Non si può infatti più parlare di comedy o di drama. Ted Lasso – insieme a molti show ibridi contemporanei, sopra a tutti Barry con Bill Hader – ha spinto la propria scrittura permettendole di staccarsi da qualsiasi binario prestabilito, seguendo semplicemente i propri personaggi.

Dando loro dei consigli sulla direzione da intraprendere, senza ombra di dubbio, ma non forzando mai la mano nell’incrociare o distorcere i destini dei tifosi e amanti dell’AFC Richmond, portando a compimento i percorsi di tutti, anche a discapito delle volontà degli spettatori.

Tutti gli indizi (falsi) della terza stagione di Ted Lasso

Una scena della serie Ted Lasso
Una scena della serie Ted Lasso

Disseminando indizi dal primo episodio, era chiaro che la terza stagione avrebbe tratteggiato la strada di mattoni gialli del coach Lasso verso il suo desiderio di tornare a casa. Eppure, con intelligenza – e un pizzico di perfidia – sopraffina, la serie ha continuamente lasciato intendere che tra l’allenatore e il boss della squadra, la meravigliosa Rebecca di Hannah Waddingham, potesse sbocciare del tenero, diffondendo false piste e portafiammiferi di colore verde. Tutta la stagione è realizzata come se fosse una rom-com classica. Eppure, alla fine, non lo è affatto.

Con tanto di apertura dell’ultima puntata con Ted e Rebecca al risveglio nella stessa casa, quanto in chiusura col saluto in aeroporto come “nel più classico dei film romantici”, afferma il protagonista. In verità tra i personaggi non si è consumato niente di tenero se non un’amicizia che è all’esatto opposto rispetto agli inizi. Epilogo che potrà anche deludere, ma dove altro è possibile trovare un rapporto di fiducia così indissolubile?

Un aver giocato per tutta la terza stagione con i riferimenti alle rom-com – le continue citazioni, le pellicole preferite, il team che guarda C’è posta per te di Nora Ephron -, ma aver poi virato per la via più autentica. Con Ted che torna a presenziare in America nel suo ruolo di padre e Rebecca che potrebbe aver finalmente trovato la famiglia a cui stava aspirando. 

Amore o amicizia?

Una scena della serie Ted Lasso
Una scena della serie Ted Lasso

Lo stesso vale per il triangolo amoroso Keeley-Roy-Jamie. O meglio, il trialgolo amicale Keeley-Roy-Jamie. Mostrando l’idiozia di due uomini che sul finale “concedono” alla donna di poter scegliere tra uno dei due (“Posso scegliere io?”, chiede ironicamente Keeley), la serie non chiarisce o smentisce nessuna posizione e lascia la questione aperta. E, anche rimanesse così, nonostante ognuno si sia poi creato la propria ship, andrebbe bene comunque. Non “scegliere” nessuno dei due giocatori è un modo per lo show di non banalizzare l’arco di trasformazione di tre personaggi, tutti estremamente cambiati da quando li abbiamo conosciuti.

E non importa se Roy non si vede diverso, noi sappiamo che non è più lo stesso. Ha imparato ad aprirsi, a non chiudersi in sé, a farsi aiutare dagli altri e non scacciare gli affetti che ha al mondo. È questa la sua più grande vittoria (dopo le svariate dell’ambito calcistico): aver accettato un percorso di terapia per continuare a cambiare. Non volendo – o potendo – diventare perfetto, ma tentando di poter essere ogni giorno più simile alla miglior versione di ciò che desidera essere. 

Jamie Tartt c’è riuscito. Egoista e narcisista al principio, l’attaccante del Richmond ha messo gli interessi della squadra prima dei propri, ha deciso di non brillare in solitaria, ma di entrare nel cono di luce che un team può accendere. Si è fatto da parte, ha fatto uno, due, dieci, cento passi indietro. Ed è così che è andato avanti, prendendo la rincorsa, con la sua storyline che ha la maturazione più evidente nel corso di Ted Lasso. Un crescere al fianco degli altri, imparando a stargli accanto.

Diventando anche il migliore amico del suo stesso peggior nemico. Un duo ineguagliabile, Roy e Jamie, quasi al pari del legame profondo e umano tra coach Lasso e coach Beard. E per quanto riguarda Keeley, anche lei è maturata al punto da investire completamente sul proprio potenziale. Sempre piena di vita, anche quando le sembra cadere il mondo addosso. La più minuta della serie, forse la più potente dell’intera squadra. 

Le seconde opportunità di Ted Lasso

Nate in Ted Lasso
Nate in Ted Lasso

E tra il calcio di rigore del capitano Isaac McAdoo e il bacio in campo di Colin al fidanzato, oltre alla parabola discendente di Rupert – la più classica, in termini di step narrativi -, c’è la trasformazione per antonomasia della comedy di AppleTV+, cominciata con la prima stagione e portata a compimento con il finale. Nate, Nate The Great, Nate il ragazzo prodigio, Nate che era soltanto il raccattapalle e portasciugamani all’inizio, colui che è poi diventato parte del team di gioco e lo ha successivamente abbandonato per schierarsi contro i suoi amici allenando il West Ham. 

Il personaggio ha rappresentato il lato oscuro verso cui possiamo rischiare di essere risucchiati, e che forse è anche bene attraversare. Un monito per imparare che tipo di leader si vuole essere, che professionista si vuole essere, che essere umano si vuole essere. E, nel vederlo cadere e sbagliare, dal suo rialzarsi non è l’unico a trarne una lezione, ma anche chi gli sta intorno.

Perché le seconde possibilità non bisogna soltanto saperle cogliere, a volte è più difficile essere in grado di darle. Ce lo ha mostrato coach Beard nella toccante sequenza della penultima puntata della terza stagione, a cui a sua volta glielo ha insegnato sempre lui, Ted Lasso.

Ted Lasso o The Richmond Way?

Una scena della serie Ted Lasso
Una scena della serie Ted Lasso

E se la serie, rivela il commento del personaggio di Sudeikis scritto sulla bozza del libro di Trent Crimm, non ha mai riguardato solo Ted Lasso, allora forse potremmo augurarci di vedere “l’adattamento” del The Richmond Way del giornalista sportivo sotto forma di un proseguimento-spin off senza più l’allenatore dai baffi impeccabili. Potrebbe fare male, ma i protagonisti e le loro storie lo permetterebbero. 

Potremmo vedere Rebecca confrontarsi col dover bilanciare vita professionale e vita privata, oltre a vedere la squadra di calcio femminile che l’amica e socia Keeley le ha suggerito. Potremmo vedere i progressi di Roy Kent durante il suo percorso di terapia, scoprendo se riuscirà ad accettarsi pur scontroso (e peloso, direbbe Jamie Tartt) com’è, aspettando di scoprire se non c’è più davvero nessuna possibilità di riconquistare la donna amata.

E c’è ancora Nate, c’è il suo essere tornato al Richmond, e il confronto con quello che ha appreso, anche in termini lavorativi. In fondo, poi, anche coach Beard è rimasto in Inghilterra, sposato con Jane e fedele sostenitore del Richmond, da cui ha deciso di non staccarsi. 

È di nuovo qui la potenza di una grande scrittura. Aver già detto il necessario, ma riservarsi uno spioncino per non chiudere con un possibile futuro. Qualsiasi sia la scelta, ci mancherai Ted Lasso. Grazie per tutta la gentilezza. 

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