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La Sirenetta: la recensione del live-action Disney

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La Sirenetta: la recensione del live-action Disney

Tags: la sirenetta live action, la sirenetta mahmood, la sirenetta recensione

La Sirenetta arriva il 24 maggio nelle sale italiane ed è un nuovo tassello della monumentale operazione Disney per far rivivere le sue grandi storie.

Uscito nelle sale cinematografiche nel 1989, il ventottesimo Classico Disney La Sirenetta fu senza alcun ombra di dubbio uno dei miglior film d’animazione creati dagli studios statunitensi, tanto da far cominciare per la Walt Disney quel lungo periodo di successi critici e commerciali definito come Rinascimento Disney.

Il film d’animazione, basato sull’omonima fiaba di Hans Christian Andersen, fu prodotto dalla Walt Disney Feature Animation e diretto da Ron Clements e John Musker, con le musiche di Alan Menken.

La versione live-action del classico Disney La Sirenetta arriva il 24 maggio nelle sale italiane ed è un nuovo tassello della monumentale operazione della casa di produzione di Topolino per far rivivere le sue grandi storie.

GUARDA IL TRAILER DE LA SIRENETTA

LA TRAMA

Figlia del potente Tritone, sovrano degli oceani e re della città sottomarina di Atlantica, Ariel è attratta dal mondo degli umani, per il quale nutre un forte senso di curiosità e mistero. Conquistata da dei fuochi d’artificio provenire da un veliero, la giovane sirena si avvicina all’imbarcazione da dove riesce a vedere, per la prima volta da vicino, un abitante del mondo in superficie. L’umano in questione è il principe Eric, di cui si innamora perdutamente, tanto da salvargli la vita quando il veliero affonda a causa di una tempesta.

Venuto a sapere che sua figlia si è innamorata del principe, Tritone, furioso, distrugge la collezione di Ariel nell’antro sottomarino.
Triste ed disperata per l’accaduto, la giovane sirena si rivolge ad Ursula, la perfida strega del mare, a cui chiede la possibilità di poter incontrare il ragazzo. Esiliata da palazzo per aver cercato di spodestare Tritone, di cui desidera ardentemente il tridente, la grossa cecaleia, un essere per metà polpo e metà donna, propone alla sirena di trasformarla in essere umano in cambio della sua voce.

la sirenetta film conferenza stampa mahmood yana_c simona patitucci
Photo courtesy of Disney. © 2023

LA RECENSIONE DE LA SIRENETTA

Affinché questo remake funzionasse c’erano due conditio sine qua non. La prima era che la magia del mondo “in fondo al mar” fosse realizzabile attraverso effetti speciali computerizzati, la seconda era che l’attrice scelta per interpretare la sirena protagonista non facesse rimpiangere la sua controparte animata.

Da quando la Disney ha annunciato nel 2019 che Halle Bailey avrebbe interpretato Ariel nel remake live-action de La Sirenetta, ogni piccola pubblicità sul film è stata accolta con indignazione per il fatto che la protagonista sarebbe stata interpretata da una donna nera. Quel fervore è arrivato al culmine quando il primo teaser del film è uscito, mostrando l’attrice cantare l’iconica “Part of Your World” dal film originale. Da allora, si è alternata sul web e in tv una valanga di furia da parte di outlet per lo più bianchi che, a quanto pare, “semplicemente” odiano l’idea di una Sirenetta Nera.

Il solo fatto che uomini e donne adulti si infurino così tanto per il remake di un cartone animato, la dice lunga. Ma purtroppo siamo nel 2023, il che significa che dobbiamo davvero affrontare questi tipi di argomenti ed interfacciarci con il razzismo. Perché sì, è proprio di questo che si tratta: razzismo.

Molto probabilmente Hans Christian Andersen, l’autore della fiaba, si sarà rivoltato nella tomba a leggere certe esternazioni. Perché i personaggi delle sue storie non hanno indicazioni di nazionalità né di colore. Sono creature fantastiche e soprattutto universali.
E non hanno nulla a che fare con il format melenso e conformista cui le riduce spesso l’industria dello spettacolo.

Infatti, Halle Bailey a prima vista è quanto di più diverso fisicamente si possa immaginare rispetto al classico di animazione del 1989. Eppure bastano pochi minuti davanti allo schermo per perdersi nei suoi occhi e restare folgorati dal suo sorriso. Halle Bailey è Ariel. Lo è nella dolcezza della sua voce, nella fluidità delle sue movenze e nella meraviglia riflessa nei suoi occhi. Impossibile restare impassibili di fronte alla potenza della sua voce, quando intona “Parte del tuo mondo” dichiarando il suo desiderio di avventura.

la sirenetta live action nuovo teaser
Photo courtesy of Disney. © 2023

La Sirenetta: è tutto splendido in fondo al mar?

Benché il giudizio complessivo verso questa nuova produzione Disney sia positivo per noi, questo non risparma alla pellicola alcune critiche che, però, nel complesso, non rovinano la godibilità del film.

Partiamo dal comparto tecnico. Era noto che, come in tutti i live action Disney, la Sirenetta avrebbe richiesto un forte utilizzo di CGI. Parliamo di una sirena che vive nel regno del mare: il grado di difficoltà era molto alto già in partenza! Quello che riscontriamo, però, è che, nonostante il grande lavoro di post produzione, la CGI de La Sirenetta è discontinua. In alcuni momenti i personaggi sono poco credibili e allontanano lo spettatore, che fatica a mantenere la sospensione della realtà nei confronti della storia.

In altri, invece, colpisce per la fluidità dei movimenti, come nel caso della coda di Ariel che fluttua leggera illuminata dal sole, e la cui iridescenza rimane impressa anche una volta terminata la visione della pellicola.

Le scene corali come quella di “Baciala” o “In fondo al mar”, in cui gli abitanti del mare danzano felici, hanno momenti molto coinvolgenti che perdono però di intensità a causa di colori troppo saturi e figure a tratti prive di tridimensionalità.

la sirenetta sebastian
Photo courtesy of Disney. © 2023

Perché Flounder è una platessa?

Una menzione speciale è dovuta ai personaggi secondari. In fase promozionale, sono stati i character poster a spaventare di più pubblico e critica. Impossibile non restare colpiti dal realismo di Sebastian e di Scuttle, ma soprattutto dall’assenza di espressione di Flounder, l’iconico pesciolino migliore amico di Ariel. 

Seguendo lo stile fotorealistico di Favreau, gli animali de La Sirenetta perdono completamente la loro antropomorfizzazione, per lasciare spazio all’iperrealismo. Così, un pesce Manini (Flounder) si è trasformato in una platessa inespressiva. Spezziamo però una lancia a favore degli altri due amici di Ariel. Sebastian e Scuttle (trasformato da gabbiano in una sula bassana, un uccello marino che usa tuffarsi e nuotare per nutrirsi) continuano ad essere ottimi comprimari e alcuni dei più efficaci aiutanti di casa Disney. I tempi comici tra i due funzionano, riuscendo a strappare in molte occasioni genuine risate. Ma Flounder no. Lui non funziona. 

flounder la sirenetta
Photo courtesy of Disney. © 2023

Mia triste anima sola

Passiamo ora alla malvagia strega del mare. Dopo la perfetta Cate Blanchett nei panni della perfida Lady Tremaine di Cenerentola, i villain hanno faticato molto a reggere il confronto con le loro controparti animate. Melissa McCarthy però riesce ad essere uno dei cattivi più credibili di questi live-action. Regge la scena ma senza risultare eccessiva. Forse però è proprio questo suo non essere troppo sopra le righe a limitare la sua Ursula, che pur mantenendo l’alone di mistero e cattiveria della versione animata, non riesce ad essere veramente disturbante come lo era la versione iconica del 1989. 

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Photo courtesy of Disney. © 2023

IN CONCLUSIONE

Sospendere il giudizio è la chiave per uno spettatore saggio e curioso.

Oggi come allora, La Sirenetta parla di molte cose: di trovare il proprio posto nel mondo, di conflitti generazionali, di ribellione, di curiosità e di amore, ma soprattutto del potere delle parole. La Sirenetta del 2023 non ci insegna nulla di nuovo ma ci ricorda quanto sia importante trovare forza nella propria voce, imparare a usarla responsabilmente per esprimere quello che sentiamo e sì, per restare in silenzio, a volte. 

La Sirenetta in live-action aggiunge qualcosa alla storia, riesce ad essere all’altezza spettacolare del suo precedente animato “favolosizzando” ogni dettaglio, ma non ci insegna nulla di nuovo tranne che sì, che una sirena può avere la pelle nera. E sapete perché? Perché se ve lo siete dimenticato, le sirene sono creature fantastiche generate dalla creatività. Poco importa il colore, l’etnia e i capelli: le linee narrative convergono in una storia di liberazione dalle paure e di affermazione identitaria che ben si adatta alla nostra epoca. Le polemiche lasciamole in fondo al mare.

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