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L’abbinamento perfetto
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L’abbinamento perfetto, recensione: bere per dimenticare (il film Netflix)

Tags: film, netflix, Recensione

Sinossi ufficiale de L’abbinamento perfetto:

Lola (Victoria Justice), ambiziosa dirigente di una ditta di vini di Los Angeles, si licenzia nella speranza di avviare la propria societ? di distribuzione. Quindi acquista con entusiasmo un biglietto aereo per l’Australia per inseguire il primo potenziale cliente, Vaughn Family Wines. Sfortunatamente per Lola l’azienda vinicola non ? interessata a entrare in affari con una societ? in erba. Determinata a farsi valere, si offre volontaria per un lavoro nell’allevamento di pecore dei Vaughn. In un primo momento Lola non sembra tagliata per aggiustare recinti e radunare il gregge, ma poi stringe amicizia con l’affascinante manager Max (Adam Demos), che si occupa del suo training. Mentre imparano a conoscersi, Lola scopre che l’Australia le ha fatto scoprire non solo l’amore per l’imprenditoria, ma anche quello per Max, che per? nasconde segreti che potrebbero ostacolare la loro storia.

Recensione de L’abbinamento perfetto:

Nel dicembre dello scorso anno, proprio su queste pagine, provavamo ad analizzare il gradimento, a nostro avviso immeritato, di un titolo Netflix come Natale in California: Luci della Citt?, balzato in vetta nella top ten dei pi? visti nel giro di pochi giorni. Un sequel che, proprio sulla scia del primo, trasferiva la medesima formula dell?amore destinato a trovarsi e ritrovarsi all?interno della splendida cornice campestre dell?America vinicola, alla riscoperta di quei valori genuini di semplicit? e di candore cos? tanto distanti dalla frenesia cinica e spietata solitamente associata alla vita metropolitana.

Un?equazione inappuntabile, calcolata ad hoc per un pubblico multigenerazionale a maggioranza femminile poco incline a una visione impegnata, il cui tentativo era quello di assaporare un po’ di rassicurante ottimismo attraverso una storia d?amore romanzata in stile tv generalista del pomeriggio estivo, frangente di uno spaziocomunicativo in cui tendenzialmente pensiamo siano rimasti gli ultimi scampoli di un cinema coccolone, senza grosse pretese e autocompiaciuto della propria mediocrit?.

Dalla California al Queensland. Ma il risultato non cambia

L?abbinamento perfetto, l?ultima commedia romantica pensata sullo scarto fra vita campestre e routine urbana, ricalcola le medesime coordinate del doppio film di Shaun Paul Piccinino modificandone appena alcuni termini, ma replicando anzi duplicando lo stesso sconfortante esito.

Stavolta infatti, dalla Bassa California del buon cibo e del buon vino, la freccia di Cupido viaggia per quattordici ore verso l?Australia, l? dove ad attendere Lola (Victoria Justice), sales manager di una ditta di vini, ora licenziatasi per inseguire il proprio business, vi ? un aitante mandriano dal passato inquieto ed ora redento, il cui aspetto ? quello nientemeno di Adam Demos, il Brad di Sex/Life visto e ammirato in tutto il suo fascino da bello e maledetto e sessualmente appagante. Ma lui, (ma certo!) non ? ci? che dice di essere, nasconde la sua genealogia dal gran cognome per vivere una vita pi? riservata perch? i pregiudizi pesano su di lui come macigni, cos?, quando incontra la spigliata Lola, il conflitto ? presto detto: rivelarsi o fingere ancora di essere un semplice ragazzo australiano?

La sbronza triste: L’abbinamento perfetto non ? il buon vino che volevamo assaggiare

Svilente carrellata di stereotipi ambientali e tanto pi? scadente susseguirsi di siparietti comici sulle peripezie impacciate della qui apprendista ranchera, costretta a destreggiarsi con gli indomabili animali da fattoria, gli inciampi nel letame e l?arzigogolata costruzione di oggetti da agricoltura, L?abbinamento perfetto infligge al povero malcapitato spettatore quasi due ore di storia insipida priva di idee e di mordente, diretta senza alcuna visione e scritta collezionando quante pi? stancanti prevedibilit? possibili copiate da pellicole precedenti.

Non bastano infatti gli addominali scolpiti di un Adam Demos che trasferisce senza maglietta balle di fieno sotto gli occhi una curiosa Victoria Justice, attrice come sempre simpatica e apprezzabilmente autoironica, nemmeno l?avvistamento di un piccolo canguro probabilmente non frutto di qualche effetto speciale, o delle viste a perdifiato dei paesaggi del Queensland per salvare un film colpevole di non raccontare nulla che non sia gi? stato raccontato altre mille volte, ancor pi? di un casting che paradossalmente funziona meglio da solo di quando ? chiamato ad esprimere attrazione e intimit?.

Non abbina n?attori n? caratteri, n? sceneggiatura n? umorismo, n? love story n? amabilit? dei personaggi il film di Stuart McDonald, regista di Black-ish e Crazy Ex Girfriend, artefice questa volta di una rom-com vecchia maniera che proprio non va, il cui vero e unico pregio ? quello di farci venire voglia di stappare (come si fa nel film) cos? tante bottiglie di vino, rosso, bianco, rosato, champagne, fruttato o secco che sia e, fra un bicchiere e l?altro, senza esagerare, sperare che almeno l?alcool riesca a farcelo dimenticare.

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