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Lasciarsi un giorno a Roma: recensione del film di Edoardo Leo
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Lasciarsi un giorno a Roma: recensione del film di Edoardo Leo

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SINOSSI
Quanto ? difficile separarsi dopo?un?lungo rapporto, dopo dieci anni di convivenza o di matrimonio? Quanto ? difficile trovare le parole, i modi? Quanto ? complicato voler lasciare?un?uomo senza farlo soffrire? E se?un?giorno, in?un?momento di disperazione e solitudine si scrivesse?ad?una posta del cuore? Per sfogarsi o per trovare qualcuno che ci suggerisse come fare, come riuscire a separarci senza?far?soffrire il nostro partner? Ma?soprattutto cosa succederebbe se quella lettera anonima arrivasse proprio al nostro compagno?

Divorzi al cinema

Lasciarsi un giorno a Roma inizia dalla fine. L’amore tra Tommaso e Zoe ? ormai giunto al capolinea, ma questo lo spettatore ancora non lo sa.

Edoardo Leo, interprete, regista e sceneggiatore della pellicola originale disponibile su Sky e Now TV dal 1? gennaio 2022, sceglie di introdurre la storia d?amore di Tommaso e Zoe con una scena paradossale: da una scissione – che nel corso del suo vivere ? stata una rottura dirompente e ha barcollato dall’imbarazzo alla rabbia fino a raggiungere la menzogna -, che ritrova un nuovo equilibrio nel suo punto di non ritorno, dove i due protagonisti accettano la natura inesorabile del cambiamento.?

Emozionare il pubblico con la disarmante verit? non ? un’operazione semplice: nella storia del cinema recente solo opere come Kramer contro Kramer e Storia di un matrimonio sono state apprezzate per la capacit? di esplorare con realismo temi come la fine di un amore, la sofferenza, il divorzio, i ruoli genitoriali e il rapporto che i rispettivi genitori hanno con il lavoro e la famiglia. Il cinema reale ? di difficile accettazione: se la felicit? ? unica, inesprimibile, uno stato che esiste al di fuori della narrativa, la miseria ? ci? che ti rende come tutti gli altri. E siamo qui dunque chiamati a guardare la relazione gi? frantumata di Tommaso (Edoardo Leo) e di Zoe (Marta Nieto).?

I ponti uniscono, ed ? per questo che l’immagine con cui si apre Lasciarsi un giorno a Roma ? cos? significativa: guardiamo dall?alto i due protagonisti di questa storia, mentre su Ponte Milvio si scambiano un abbraccio. A Roma tutto si sta trasformando e a farlo prima dei personaggi ? proprio il cielo: ? un addio, ma pu? anche essere un arrivederci. Lasciarsi un giorno a Roma ? prima di tutto questo: l’esplorazione della separazione come modo alternativo di guardare all’unione, come al positivo di una pellicola, con la precisione malinconica della scrittura di Edoardo Leo e la prossimit? d’ascolto della sua regia, caratteristiche che concorrono a tutelare anzitutto il sentimento di Tommaso e di Zoe, ma che servono poi per rivendicare il loro posto in questa dolorosa traversata.

INTRECCI

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto ? mutevole, tutto evolve. Da queste grandi certezze parte l’analisi-racconto di Edoardo Leo: ci? che dovranno cercare di fare i protagonisti del suo film non ? solo limitato all’accettazione della fine di un rapporto, ma ? soprattutto evoluzione, cambiamento della propria persona non in funzione dell’altro, ma – in primis – per se stessi. Due mesi per trovare il coraggio di dirsi addio, un periodo di stallo in cui si alternano grotteschi tentativi di recupero (lui) e di distacco forzato (lei). Quello che riconosciamo come amore non ? sempre fonte di gioia e gratificazione; a volte pu? essere un sentimento che ci lega in una relazione disfunzionale in cui continuiamo a soffrire e ad essere insoddisfatti. E di malsane abitudini, routine di coppia, paura, emancipazione e possibile divorzio che invece parla la storia tra Umberto (Stefano Fresi) ed Elena (Claudia Gerini), in un intreccio narrativo agile e ben oliato che d? vita a questa agrodolce commedia corale. Se le differenze di Tommaso e Zoe sono inconciliabili, ben diverso ? il discorso di chi ha ancora una speranza: noi siamo come la fiamma di una candela, la cera si consuma, la luce si fa fioca, ma se crediamo in noi stessi non resteremo mai al buio. Se i due partner (Umberto ed Elena) hanno le risorse emotive per accettare anche le reciproche differenze, ? possibile che l?incontro d?amore ritrovi una nuova e pi? soddisfacente modalit? di relazione?e di scambio affettivo.

In Lasciarsi un giorno a Roma, le storie dei quattro personaggi si muovono in parallelo sullo schermo, in un film che vede la stessa citt? del titolo diventare una quinta protagonista: un amore che il regista non nasconde mai, perch? se i rapporti cambiano ed evolvono, il sentimento che egli nutre per la capitale ? “eterno”.?

RIFLESSIONI

Alla regia del suo sesto lungometraggio Edoardo Leo sceglie di dividere la sua storia in capitoli, nel tentativo di rispondere al quesito madre che nessuno vorrebbe mai affrontare: come finisce un amore? Pur inserito nella “piccola cornice creativa” del cinema italiano, questo lavoro riconosce onestamente i suoi confini, con un valore aggiunto: Leo ? un grande attore, sceneggiatore e regista. Non c’? la sgradevole sensazione dell’innaturale o ipernaturale delle soap italiane. Qui ci sono ragazzi e adulti ben rappresentati. E non ? poco. Ogni ?atto? della pellicola ? introdotto da un titolo, una keyword a due facce: sono parole specifiche e importanti per l’economia del racconto, e per ognuna di esse vengono date due definizioni, una positiva e una negativa, lasciando agli spettatori il compito di decidere quella che si sposa meglio con le immagini che vediamo rappresentate sullo schermo.

Lasciarsi un giorno a Roma si presenta come un lungometraggio attento a molte tematiche attuali, capace di riflettere su queste ultime con uno spirito critico, senza trincerarsi a priori dietro fallaci frasi fatte. Leo mette in discussione la stessa narrazione della commedia italiana e dei suoi ruoli, maschili e femminili, un primo passo non scontato che ? importante applaudire. Non si tratta di un racconto rivoluzionario che sfida il proprio genere, ma ? illuminando il legame nella divisione, alternando sorrisi e lacrime, cercando l’universale nel particolare che il film non perde mai in intensit?.

Nella sua fine, l’amore ha sempre un residuo di dolcezza, che offre speranza, non necessariamente di riconciliazione, ma di un limite al danno che ciascuno infligger? e sosterr?.?

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