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Le città di pianura, recensione del film di Francesco Sossai

Alessio Zuccari Di Alessio Zuccari
16 Settembre 2025
in Recensioni, Film in uscita
Home Recensioni
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Filippo Scotti, Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla sono protagonisti di una lunga sbandata per la Pianura Padana.

“Andiamo a bere l’ultima?” si domandano rimpallandosi a vicenda Carlobianchi (Sergio Romano) e Doriano (Pierpaolo Capovilla). Hanno il culo piantato su una Jaguar che i suoi tempi migliori li ha visti e spingono il pedale – guida Carlobianchi – affettando la notte scura e densa della Pianura Padana. Non c’è meta se non quella di un ultimo benedetto gorgoglìo nella pinta di birra di quel localino laggù.

Che sbandata incredibile che è Le città di pianura, l’opera seconda (dopo l’esordio Altri cannibali, diploma di regia a Berlino) di Francesco Sossai, presentata in anteprima al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard. Un film tutto di denti storti e mezzi marci su facce rotte, autostrade percorse dal dialetto veneto e dalle possibilità inesauribili di chi uno scopo non vuole avercelo più.

Di cosa parla Le città di pianura

Le città di pianura, recensione del film di Francesco Sossai
Photo Credits: Lucky Red

Carlobianchi e Doriano in realtà una cosuccia dovrebbero pur farla, andare a prendere in aeroporto Genio (Andrea Pennacchi), un ex collega di ritorno dopo anni dall’Argentina. Ma dov’è che arrivava? A Venezia? A Treviso? Boh. Qui, lì, che differenza fa. Tutto è diverso e tutto è lo stesso, un reticolato di fili invisibili che Le città di pianura traccia tra corse, ricordi, storie di chi è andato e di chi è tornato, slanci di vita immaginata altrove, le faccende lasciate in sospeso, i soldi fatti e poi sperperati, persino quelli seppelliti sottoterra dentro un borsone.

Ci scappa allora pure di tirar dentro Giulio (Filippo Scotti), timido e restio studente di architettura per cui ogni lasciata può rimaner tranquillamente persa. La matrice è ovviamente quella de Il sorpasso, d’altronde il road movie tutto da lì si origina. Una forza motrice di perdizione e una resistenza conformata da vincere.

Il rapporto con l’automobile (per Dino Risi era l’ebrezza del boom economico, per Sossai la materia di un passato personale a cui aggrapparsi), la relazione sensuale con la strada e l’incanto della notte. Un circuito di tensioni alimentato da corpi irresponsabili, inappropriati, che arrivano docili ma furiosi per scardinare l’illogicità di un presente altresì immobile, castrato – è un film tutto al maschile, ma in questo maschile c’è pure il rovescio euforico di se stesso.

Ecco, la sceneggiatura di Sossai e Adriano Candiago pennella tra ennesime soste ed ennesimi incontri una sorta di edonismo esistenziale, i contorni di un viaggio davvero divertente e divertito in risposta ostinata alla consapevolezza di aver perso.

All’orizzonte o al miraggio?

Le città di pianura, recensione del film di Francesco Sossai
Photo Credits: Lucky Red

Una sballata country, insomma, la cui peculiarità è dissolversi nel Triangolo delle Bermude di un nord Italia che è lì ma non è lì. Un luogo ben definito nelle sue coordinate chiave, tra i nomi delle città e di tutti i paesini che ci stanno in mezzo, la nebbia, il clima uggioso di un autunno terminale. Ma pure un luogo disossato, dove in quel mezzo non c’è niente per davvero – per strada pure non c’è nessun altro – se non l’impulso alla sbandata, alla ricerca categorica di un’ennesima goccia di carburante per l’anima e per la macchina.

Una contraddizione tra reale e irreale, tra veglia e sonno, tra carattere locale e sentimento assoluto che Sossai porta a collidere nell’estetica pastosa degli anni Novanta (la fotografia è di Massimiliano Kuveiller), cercando la sospensione nei chiaroscuri in cui a volte sprofondano i personaggi – in particolare ce n’è uno in auto in cui l’inquadratura sta attaccata ai volti di Doriano e Carlobianchi, che sembrano parlare dal retro di tutto ciò che sono stati e soprattutto non sono stati.

E in questa dimensione tra dentro e fuori c’è la risposta de Le città di pianura a come vivere l’orizzonte. Che dovrebbe farsi desiderio di una nuova meta da raggiungere, ma che quando si apre verso il finale dietro un muro del tanto ricercato Memoriale Brion pare una barzelletta, un misto di casupole e banalità. Un miraggio, questo orizzonte, allora da lasciare sotto smog, indefinito dietro una coltre in cui scivolare all’interno con il culo piantato su una Jaguar rattoppata.

Guarda il trailer de Le città di pianura:

Tags: filippo scottiFrancesco SossaiLe città di pianura

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  • ✨ Venezia 83 - Day 4
Una giornata doppia alla Mostra del Cinema di Venezia!

🎸 Da una parte l’evento musicale più atteso, Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher dopo 16 anni di silenzio.

Firmato da Dylan Southern e Will Lovelace, il film offre accesso senza precedenti al tour Live ’25: backstage, prove e le prime interviste congiunte di Liam e Noel in oltre 25 anni.

📽️ Dall’altra il ritorno di Nanni Moretti in Concorso con Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca. Una storia che esplora emozioni, paure e relazioni contemporanee, con lo sguardo unico del regista italiano.

📸 @irene_mischiari 
#venezia83 #oasis #mostradelcinemadivenezia
  • 💍 Luì e Sofì hanno detto sì. Davanti a 6.000 persone.
I Me contro Te si sono sposati a Milano trasformando le loro nozze in un vero e proprio evento per il pubblico: cerimonia, concerto, orchestra, ballerini e fuochi d’artificio.
Per partecipare? Un biglietto a pagamento, con prezzi da 48 a 110 euro e un pacchetto aggiuntivo da 250 euro per incontrare gli sposi prima dello show.

Un evento che racconta perfettamente quanto il confine tra creator, personaggi e vita privata sia diventato sottile.

E allora la domanda è inevitabile: geniale modo di condividere un momento speciale con la propria community o monetizzazione della vita privata — e soprattutto dell’entusiasmo dei bambini — spinta un po’ troppo oltre? 👀

✍🏻 Diteci la vostra nei commenti.
  • Ieri a Venezia non è stata solo l’anteprima di un docufilm. È stato un evento generazionale. 🇬🇧

Perché ci sono canzoni che non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: appartengono a chi le ha cantate a squarciagola, a chi ci si è innamorato, a chi le ha messe in cuffia nei momenti giusti — e in quelli sbagliati.

Gli Oasis sono tornati insieme. E per una generazione cresciuta con Liam, Noel e Wonderwall, vederli arrivare insieme al Lido ha significato inevitabilmente qualcosa in più.

So… sing along with us. 🎶
Because maybeeeee… ❤️‍🔥

#Oasis #DontLookBackInAnger | @disneyit | 📸 @irene_mischiari
  • ✨ Venezia 83 - Day 4

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei titoli più attesi: Primetime, il primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen.

Oltre a loro, sul carpet hanno sfilato Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers e il produttore del film ari Aster.

Una storia intensa sul mondo della TV americana del 2006, tra inchieste, caccia ai predatori online e il lato oscuro del giornalismo televisivo 🎬

📸 @irene_mischiari 
🍿 @iwonderpictures 
#venezia83 #mostradelcinemadivenezia #primetime
  • ⭐️ Phoebe Bridgers a Venezia 83 nel suo esordio come attrice in Primetime 🎬

@iwonderpictures #phoebebridgers #mostradelcinemadivenezia #venezia83
  • Ladies and Gentlemen: Robert Pattinson ❤️‍🔥

Alla Mostra del Cinema di Venezia come protagonista di Primetime, film di Lance Oppenheim che racconta la storia vera di Chris Hansen, giornalista televisivo divenuto famoso con l’inchiesta nascosta “To Catch a Predator” 👀

@iwonderpictures #venezia83 #mostradelcinemadivenezia #robertpattinson
  • Un anno senza Giorgio.

Il 4 settembre 2025 ci lasciava Giorgio Armani, uno dei più grandi maestri della moda italiana e l’uomo che, con la sua visione, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’eleganza.

Armani non ha semplicemente creato abiti: ha costruito un linguaggio. Fatto di linee pulite, colori misurati, giacche destrutturate, rigore e leggerezza. Uno stile immediatamente riconoscibile che ha attraversato decenni, passerelle e cinema senza mai avere bisogno di alzare la voce per farsi notare.

A un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo attraverso la sua arte, con le immagini che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi all’Armani/Silos di Milano.

Una mostra che attraversa il suo straordinario universo creativo attraverso abiti, silhouette e creazioni iconiche, restituendo da vicino la precisione, la ricerca e quella concezione dell’eleganza che ha reso Giorgio Armani eterno.

Rivedere oggi queste immagini ha inevitabilmente un significato diverso.
Perché gli stilisti se ne vanno.

Lo stile, quello vero, resta.

Giorgio Armani, per sempre. 🤍

#GiorgioArmani
  • ✨ Venezia 83 - Day 2

Il ritorno di Werner Herzog alla fiction: Bucking Fastard ha debuttato al Lido conquistando una standing ovation di 6 minuti e mezzo.

Sul carpet le sorelle Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sullo schermo nei panni di Jean e Joan Holbrooke, due sorelle così unite da parlare, amare e sognare all’unisono.

Con loro Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, in una storia surreale ambientata in Irlanda tra tribunali, stampa e un tunnel scavato nella montagna 🎬

📝 Recensione al link in bio
📸 @irene_mischiari 

#venezia83 #mostradelcinemadivenezia
  • Abbiamo tuttə avuto un momento “Orlando Bloom”. 

#Venezia83 | Per le foto, ringraziate @irene_mischiari

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