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Life Is (Not) A Game: la street art di Laika come provocazione sociale
Emanuela Bruschi

Life Is (Not) A Game: la street art di Laika come provocazione sociale

Tags: laika, life is (not) a game
Life Is (Not) A Game: la street art di Laika come provocazione sociale
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Emanuela Bruschi

Life Is (Not) A Game: la street art di Laika come provocazione sociale

Tags: laika, life is (not) a game

Nella sezione Freestyle della 17esima Festa del Cinema di Roma, il documentario che racconta le imprese della “Banksy italiana”

Parrucca rosso shocking, maschera bianca e voce alterata: Laika non è una street artist, ma, come lei ama definirsi, “un’attacchina”. Ha scelto il nome Laika in onore della cagnetta lanciata nello spazio dai russi nel 1957, quel cane usato come sacrificio per il desiderio di conquista degli esseri umani. In Life Is (Not) A Game l’artista capitolina istiga e provoca attraverso i suoi poster ed installazioni. La sua denuncia di un sistema universale che non difende i più deboli porta a compiere una grande riflessione su noi stessi e sulla nostra società.

Diretto dall’esordiente Antonio Valerio Spera, Life Is (Not) A Game copre gli ultimi due anni della produzione artistica di Laika: inizia agli albori della pandemia quando i ristoranti cinesi venivano scansati per la paura del contagio e finisce a Bruxelles, dove l’artista porta una sua installazione davanti al Parlamento Europeo.

Laika appare allo spettatore così come la si vede, disegna di getto, pensa a qualcosa e d’istinto crea la sua opera. Inoltre, per la natura clandestina dei suoi lavori, agisce spesso di notte. Alle scene girate in macchina durante i blitz notturni ad attaccare i poster nel minor tempo possibile, si alternano i vlog realizzati dall’artista, con cui lei stessa ha documentato, nel tempo, le diverse fasi del suo lavoro. C’è la prima volta di un murale dedicato allo sfruttamento degli immigrati nella manodopera agricola e la consegna di un’opera direttamente all’ambasciatore argentino, dopo la storica svolta dell’aborto legale
entro la quattordicesima settimana.
C’è poi The Wall Of Shame, un poster lungo almeno dieci metri carico di commenti razzisti presi dai social e riportati su un muro davanti al Policlinico della Capitale, senza omettere nomi e cognomi.

Uno delle opere murali più famose dell’artista è quella in onore di Patrick Zaki, abbracciato da Giulio Regeni che gli sussurra all’orecchio “stavolta andrà tutto bene”. Laika ha affisso l’opera a pochi metri dall’ingresso dell’Ambasciata egiziana. Lo hanno staccato dopo poche ore e, nonostante il disegno avesse già fatto il giro del mondo grazie al web, lei ha scelto di riattaccarlo come protesta la settimana successiva.

Questi sono solo alcuni dei tanti episodi che dimostrano la coscienza civica, la morale, la consapevolezza di Laika che con una commistione di stili ha reso i suoi poster e murales delle vere e proprie opere d’arte significative, in grado di smuovere le coscienze, di fare satira, di provocare. Ma attaccare i poster a Roma non le bastava più, Laika voleva avere un impatto più importante, voleva raccontare gli ultimi da vicino. L’obiettivo era quello di fare l’esperienza direttamente con i migranti e portare alla luce una condizione che in quel momento era stata dimenticata per lasciare spazio alla narrazione sul Corona Virus. Ed è dall’esperienza in un campo profughi in Bosnia che nasce il titolo del film. Life Is (Not) A Game è il nome delle opere realizzate dall’artista sulla rotta balcanica, denunciando apertamente la ferocia esercitata dalla polizia sui migranti che provano il cosiddetto “game”, come viene definito dai medesimi il tentativo di attraversare il confine con la Croazia per arrivare in Italia.
In un gusto che riflette in pieno quello della “Banksy italiana”, il montaggio incalzante di Matteo Serman alterna i video di Laika, con le sue riflessioni, ai momenti di creazione, fino all’affissione clandestina delle sue opere di notte.
Una sfida superata finora con successo, visto il grande apprezzamento da parte di pubblico e critica, e l’efficacia nel mettere in luce la sua visione artistica di fronte agli avvenimenti sociali e politici internazionali.
Il film, prodotto da Morel Film e Salon Indien Films, uscirà a gennaio 2023.

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