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Cristiana Puntoriero

Lo Scontro: recensione della serie TV su Netflix

Tags: netflix, Recensione, serie tv
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Cristiana Puntoriero

Lo Scontro: recensione della serie TV su Netflix

Tags: netflix, Recensione, serie tv

(Quel)Lo Scontro potrebbe essere l’incontro più importante della tua vita. La nuova serie tv con Steven Yeun e Ali Wong è una faida senza sconti che racconta (benissimo) quanto non siamo più in grado di venire a patti con la nostra rabbia interiore. Produce A24, distribuisce Netflix. Da non perdere.

La trama ufficiale de Lo Scontro:

La serie racconta le conseguenze di un incidente tra due sconosciuti causato dalla rabbia al volante. Danny Cho (Steven Yeun) è un piccolo imprenditore edile in difficoltà e accecato dal rancore che affronta l’imprenditrice indipendente con una vita pittoresca Amy Lau (Ali Wong). La posta in gioco sempre più alta della loro faida mette sottosopra le loro vite e relazioni in questa serie dall’umorismo cupo profondamente commovente.

La recensione de Lo Scontro:

Relativamente giovane rispetto a tanti altri colossi statunitensi, e decisamente più giovanile nel contenuto proposto con i suoi progetti, la casa di produzione A24 crea e distribuisce lungometraggi, serie tv e documentari dal 2012. Il suo marchio di fabbrica, che lo rende così accattivante agli occhi dei cinefili puri, è essenzialmente la sua caparbia intenzione di dar spazio a nuove generazioni e a nuove voci da “comunità meno rappresentate” del panorama cinematografico più sperimentale, diventando così, nel corso degli anni, la maison indie della settima arte più contemporanea, partendo con operazioni di prova a basso budget per arrivare direttamente sul palco degli Oscar a fare incetta di statuette (Moonlight, Everything Everywhere All at Once, Lady Bird).

Lo Scontro, titolo originale Beef, non rappresenta in sé un’ enorme novità per la A24, né per le modalità o le cose che racconta, né per la squadra che c’è dietro; ma data la sua diffusione tramite Netflix, la quale ne ha preso i diritti per essere distribuita nel suo catalogo, è forse la vetrina più accattivante per far avvicinare il pubblico mainstream cresciuto in piattaforma, al gusto e all’originalità eclettica dei film nati sotto l’ala della suddetta casa di produzione.

lo scontro
Credits: Netflix

You had a bad day

Con uno spiccato humor nero, steso sul confine fra satira sociale e commedia pura con sprazzi da thriller e melodramma da camera, la serie in 10 episodi (tanti, ma spassosi) creata da Lee Sung Jin, vede protagonisti due individui apparentemente all’opposto, sia come status sociale che come realizzazione personale, tuttavia accomunati da una rabbia repressa a lungo pronta ad esplodere definitivamente nel parcheggio di un centro commerciale. Steven Yeun e Ali Wong impersonano, con i loro Danny e Amy, la condizione esistenziale del nuovo millennio degli asiatici di seconda e terza generazione trapiantati nel capitalismo e nel consumismo americano, che li ha resi uno un imprenditore edile fallito figlio di corani e ancora non cosciente di essere depresso, e l’altra un’artista/imprenditrice cinese di piante da arredo, madre e moglie sentimentalmente insoddisfatta ma dal conto in banca a sei zeri.

Un clacson suonato con i tempi sbagliati e un dito medio alzato senza pensarci troppo, scateneranno fra i due una vera e propria faida che intreccerà per sempre le loro esistenze e quelle di coloro che gli sono vicino, in una sete di vendetta, su un misero capro espiatorio, liberata da un gesto innocuo e istintivo come capita troppo spesso a chiunque si metta alla guida in una grande città.

lo scontro
Credits: Netflix

Lo Scontro siamo noi

Basta sapere solo questo preambolo infatti, per godersi appieno una serie imprevedibile che sceglie strade e svolte inaspettate per legare lo spettatore allo schermo, e tessendo episodio dopo episodio una vicenda paradossale ma in piena linea col nostro tempo, che mette al centro, soprattutto a noi occhi occidentali, le conseguenze personali delle comunità asiatiche, permeate da un’educazione e una cultura molto intransigenti, basate principalmente sull’abnegazione, la pacatezza, la fedeltà e il rigoroso rispetto all’eredità genitoriale.


Lo Scontro stratifica così una sequela di argomenti quanto più vicini alle nostre di vite: l’insoddisfazione, gli sbagli del passato; la collera covata a lungo e la società che ci chiede di non mostrarla; i lacci familiari che ci impediscono di spiccare il volo; i soldi come veicolo di controllo; le differenze che si annullano una volta mostrate le nostre fragilità.

lo scontro
Credits: Netflix

L’incontro (con le grandi produzioni A24)

A discapito di un finale forzatamente accomodante e dolciastro che cerca di riconciliare un “corpo narrativo” preso a calci e pugni di cinismo e cattiveria nel corso delle puntate, questa è una miniserie che concatena sapori, toni, generi, colonna sonora (Hoobastank, Tori Amos, Incubus) e sequenze già memorabili e memabili (Steven Yeun che esplode a piangere in chiesa potrebbe assicuragli una candidatura agli Emmy; per non parlare della bravura della Wong solo con un primo piano). E quella capacità, che solo i grandi prodotti audiovisivi hanno, di trovare nelle storie raccontate, seppur totalmente lontane da noi, un pezzo del nostro personale presente storico e interiore, per capirci (o non capirci) qualcosa in più del caos e delle pieghe più dolorose che hanno preso le nostre vite. O almeno, farci sentire un po’ meno sfigati.

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