Malavia, l’ultimo film di Nunzia de Stefano, è al cinema in queste settimane. Distribuito da Fandango Distribuzione, la pellicola è prodotta da Matteo Garrone e scritta da Nunzia De Stefano e Giorgio Caruso.
Malavia, l’ultimo film di Nunzia de Stefano tra rap e periferia napoletana
La storia di Malavia è un coming of age che vede il giovane Sasà, un ragazzo di tredici anni, con un sogno nel cassetto: diventare un rapper. Ma il suo desiderio non è facile da realizzare. Vive in un quartiere particolarmente malfamato di Napoli dove la droga e la criminalità si respirano a ogni angolo. Il ragazzo abita con la madre, Rusè che, nonostante i suoi sforzi quotidiani, fatica a trovare equilibrio economico. Tra i due c’è un legame molto viscerale, a tratti decisamente possessivo, e il ragazzo sogna il successo anche per poterle offrire una vita da “regina”.
Dopo aver conosciuto Yodi, un rapper napoletano che possiede un negozio di dischi, Sasà decide di realizzare il suo primo pezzo. Ma le cose precipitano frettolosamente, e tutto quello che sembra ormai a un passo dalla fama si sgretola facilmente.
Malavia dipinge un ritratto doloroso e stratificato di un quartiere dove la speranza appare sempre più rarefatta, quasi fuori portata, in cui sembra non esserci spazio per la salvezza. Gli ambienti sono scuri e fatiscenti, gli adolescenti sono carichi di rabbia e frustrazione che sfogano nelle risse, nelle droghe e nell’alcol, mentre quasi tutti gli adulti restano sullo sfondo o sono quasi completamente assenti.
In questo contesto, la musica si erge quindi come spazio di resistenza, come una valvola di sfogo grazie a cui i giovani protagonisti riescono a dare forma alle proprie emozioni. Sasà, infatti, si illumina nel momento in cui scrive, canta ciò che ha dentro, o quando riesce a sgattaiolare al concerto dei 99 posse.
Il rap, genere musicale sempre più centrale negli anni, e che a Napoli sta vivendo una nuova fase soprattutto grazie all’esplosione di Geolier, diventa quindi non solo evasione, anche solo temporanea, dalla realtà, ma una vera direzione da seguire. Non solo un’ancora di salvezza, ma un vero e concreto obiettivo di vita e realizzazione personale.
In Malavia i personaggi sono quasi tutti adolescenti, per cui diventa immancabile anche la narrazione sulla forza dell’amicizia, il vero collante dei rapporti a quell’età, dove i sentimenti sono sempre amplificati. Sasà, infatti, non è mai veramente da solo: oltre qualche nemico, accanto a lui ci sono altri ragazzi che, tra complicità e conflitti, sono pronti a spronarlo e sostenere il suo sogno.
Conclusioni
In Malavia, la regia di De Stefano dimostra una certa sensibilità nel mostrare certe dinamiche adolescenziali, accennando anche al percorso di uno dei personaggi in crisi con la propria identità e la percezione del proprio corpo. Allo stesso tempo, emerge anche un profondo rispetto per i sogni e le fragilità di quel periodo della vita. La stessa regista infatti, nel corso della conferenza stampa, ha dichiarato quanto sia importante oggi sostenere i ragazzi, sempre più in difficoltà a trovare un proprio spazio nella società.
L’assenza quasi totale delle figure adulte non è casuale, ma diventa una precisa scelta narrativa: De Stefano costruisce un racconto in cui il punto di vista resta ancorato ai ragazzi, senza mediazioni. Gli adulti, quando presenti, restano ai margini, incapaci di incidere davvero sulle traiettorie dei più giovani. In questo modo il film restituisce un senso di autonomia forzata, in cui la crescita non è guidata ma subita, e ogni scelta sembra maturare in un vuoto di riferimenti.
Anche in questo caso, come accaduto già nel precedente film della regista, Nevia, Nunzia De Stefano sceglie un attore emergente, Mattia Cozzolino, rapper anche nella vita. La sua spontaneità e le sue doti musicali diventano presto uno dei punti di maggiore rilievo della pellicola.
In conclusione, Malavia è un film carico di tensione, che oscilla tra rabbia e desiderio, tra cadute e risalite. Una storia che cattura l’intensità fragile di dei giovani, in cui tutto è assoluto e ogni scelta sembra definitiva, ma in cui i sogni diventano anche l’unico strumento per non soccombere a ciò che (non) si ha intorno.

































