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Marty Supreme – Recensione: Nessuno può fermare una pallina in caduta

Valentina Fiorino Di Valentina Fiorino
2 Dicembre 2025
in Recensioni, News, Speciale TFF, Top News
Home Recensioni
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Proiettato in anteprima esclusiva al 43° Torino Film Festival, in collaborazione con I Wonder Pictures, Marty Supreme arriva nelle sale dal 22 gennaio.

Da sempre il cinema ama lo sport: ne cattura i gesti, ne sublima le cadute, eleva i suoi interpreti a figure mitologiche del quotidiano. Dal ring di Raging Bull alle piste di Rush, lo sport diventa lente drammatica con cui leggere ambizione, dolore e riscatto. Marty Supreme, diretto da Josh Safdie, si inserisce in questa tradizione con una radicalità nuova: racconta un talento sregolato del ping pong senza quasi mai mostrare il gioco. Eppure il film pulsa di sportività, perché al centro c’è un atleta del caos, un ragazzo che vive come compete: d’istinto, senza tattica, sapendo solo attaccare.

Timothée Chalamet, che rincorre questo ruolo da anni e si è preparato con una dedizione quasi febbrile, costruisce una delle sue prove più fisiche e rischiose. Non interpreta Marty Mauser: lo abita. Ed è forse questa immersione totale a rendere Marty Supreme un’opera così magnetica, capace di rinnovare il connubio tra cinema e sport trasformando un tavolo da ping pong in un campo di battaglia interiore.

Proiettato in anteprima esclusiva al 43° Torino Film Festival, grazie alla collaborazione tra TFF e I Wonder Pictures, il film è arrivato al pubblico italiano come una scoperta protetta, lanciata con il gusto tutto A24 per il mistero e l’esperienza collettiva in sala.

Ci sono film che parlano di uno sport mostrando lo sport. E poi c’è Marty Supreme, che parla di ping pong… lasciando che il rimbalzo avvenga nello spettatore. La pallina, qui, è narrativa: corre tra bugie, promesse, imprevisti, slanci e cadute improvvise del suo protagonista, giovane newyorkese ebreo sempre in fuga da qualcosa — o forse da sé stesso. Il ping pong in Marty Supreme diventa quasi un MacGuffin: esiste, è importante, ma resta defilato. Il vero sport praticato è la parola. Marty gioca con l’eloquio come con la racchetta, colpisce da angolazioni imprevedibili, costruisce illusioni e le distrugge nell’arco di pochi secondi.

Il viaggio verso un prestigioso torneo in Giappone è più pretesto che trama: il film si muove come un lunghissimo set in solitaria, fatto di zig-zag continui. Safdie firma una regia ipercinetica, nervosa, che non dà tregua e amplifica ogni contraddizione del protagonista. Le scenografie materiche di Jack Fisk, la fotografia vibrante di Darius Khondji e la colonna sonora magnetica di Oneohtrix Point Never avvolgono tutto in una densità sensoriale che restituisce corpo e caos. La grana del 35mm aggiunge una patina di verità ostinata, quasi romantica. Marty Supreme è un film che chiede attenzione e la ripaga con energia pura.

Un film che gioca da solo (proprio come il suo protagonista)

La struttura stessa di Marty Supreme è un lungo set di ping pong in solitaria: Marty si muove, tenta, sbaglia, rilancia, si rialza, ricade. Il film non è interessato alla sua scalata professionale quanto al viaggio rocambolesco che dovrebbe condurlo a un prestigioso torneo in Giappone. Un viaggio che, quasi paradossalmente, non sembra mai veramente procedere in linea retta: è un continuo zig-zag narrativo, che sbalza lo spettatore come una pallina colpita con troppa forza.

Marty Supreme 2025
Photo Credits: I Wonder Pictures

Marty, il protagonista di Marty Supreme è arrogante, egoista, impulsivo, spesso insopportabile. Ma soprattutto è travolgente: vende sogni a sé stesso prima che agli altri, e lo spettatore viene risucchiato dal turbine della sua convinzione quasi infantile che tutto sia possibile. È un ragazzo che vive di espedienti, che si racconta – e racconta al mondo – un futuro dove il talento sarà finalmente riconosciuto e sua madre potrà vivere in una casa splendida, con vista sul parco. Non sogna il potere, non sogna la fama: sogna il riscatto. Arrogante, egoista, seducente, sempre in bilico tra lucidità e autodistruzione. Vive di espedienti, rincorre il riscatto, manipola quasi senza volerlo, e si schianta quando le sue illusioni si scontrano con la realtà. Un personaggio talmente dirompente che anche quando diventa respingente è impossibile non seguirlo, anche quando si vorrebbe prenderlo per le spalle e dirgli di respirare, di fermarsi, di guardare dove sta andando.

Questa purezza, unita all’ego smisurato, crea un personaggio che cade e ricade nei suoi stessi tranelli. Quando si scontra con figure più adulte, più navigate – Kay Stone, interpretata da Gwyneth Paltrow con cui intreccia una relazione , il marito di lei, figure che “vedono” oltre il fumo che lui sa vendere così bene – la verità emerge rapidamente. Eppure Marty riesce lo stesso a convincere, almeno per un tratto. A portare gli altri a camminare con lui per un pezzo di strada. È un manipolatore, sì, ma un manipolatore innocente, che crede davvero nella propria favola.

Timothée Chalamet: un’esplosione di energia controllata

Marty Supreme sembra scritto per Timothée Chalamet, e allo stesso tempo rappresenta una deviazione notevole dai personaggi che gli abbiamo visto interpretare negli ultimi anni. Dopo figure pacate, interiorizzate, asciutte – dal Paul Atreides di Dune al Laurie di Piccole donne – qui Chalamet è un fiume in piena, non recita Marty: lo gioca. Lo tratta come un avversario da tenere al ritmo, da incalzare, da sorprendere.
Marty Supreme è una performance fatta di continui colpi assestati allo spettatore: dialoghi rapidissimi, improvvise sterzate emotive, momenti di euforia seguiti da crolli fragilissimi. È un ruolo che chiede resistenza anche a chi guarda. Come una partita: vuoi sapere dove andrà a finire la pallina, anche quando sembra irrimediabilmente fuori campo, e Chalamet te la recupera sempre all’ultimo secondo. La sua interpretazione è una prova di maturità attoriale e un atto di liberazione: finalmente può concedersi a un personaggio rumoroso, verboso, senza freni.

Odessa A'zion ,Marty Supreme
Photo Credits: I Wonder Pictures

Odessa A’zion: un raro “doppio” che regge il confronto

Tra le sorprese più luminose di Marty Supreme c’è senza dubbio Odessa A’zion, qui in una delle sue prove più incisive. Interpreta Rachel, la giovane donna con cui Marty intreccia una relazione extraconiugale e che finisce, suo malgrado, risucchiata nella centrifuga emotiva del protagonista. A’zion non è semplicemente una spalla narrativa: è una presenza che modula l’energia del film, la incanala, la ribatte, la smorza o la rilancia quando serve. Il suo personaggio non ha la stessa irruenza di Marty, ma possiede una stabilità nervosa, una forza quieta che si rivela fondamentale per far emergere le crepe – e la vulnerabilità – del ragazzo.

A’zion lavora molto sul non detto: sguardi rapidi, micro-esitazioni, quel modo di essere presente anche quando la scena sembra fagocitata dal carisma di Chalamet. È un contrappunto emotivo che permette al film di respirare, l’unica figura che riesce a giocare davvero un “doppio” con Marty senza esserne annientata. E proprio per questo il loro rapporto funziona: dinamico, disordinato, imprevedibile, ma credibile fino all’ultimo fotogramma.

Rachel è anche la personificazione più tangibile del danno collaterale generato da Marty: qualcuno che gli vuole bene, che lo vede forse più di quanto lui veda se stesso, e che finisce inevitabilmente per essere travolta. Ma A’zion evita ogni vittimismo: mantiene il personaggio vivo, complesso, tridimensionale, una giovane donna che prova a capire dove finisce l’amore e dove comincia la dipendenza emotiva. È la sua interpretazione, a dare al film una dimensione umana che altrimenti rischierebbe di affogare nell’eccesso di energia del protagonista.

Un film che richiede sforzo (ma uno sforzo che si fa con piacere)

La lunga sezione ambientata in una sola notte è il cuore pulsante di Marty Supreme : rapida, confusa, piena di eventi che si accavallano. Lo spettatore deve stare al gioco, accettare che il senso emergerà solo negli ultimi scambi. Ma il film non pesa mai: è talmente vivo che ci si ritrova a seguirlo con il busto proteso in avanti, come davanti a un match equilibratissimo. È un torneo emotivo dove non importa il punteggio finale: conta la partita, le sue traiettorie imprevedibili, il rumore della pallina che non smette mai di rimbalzare. Marty Supreme è un’opera che chiede attenzione, ma la ripaga con generosità: ci si ritrova esausti come dopo una lunga partita…

Si esce esausti dalla visioni di Marty Supreme, come dopo una partita troppo lunga, e pronti a rigiocare un nuovo set.

Tags: 43TFFa24i wonder picturesMARTY SUPREMETimothèe Chalamet

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  • ✨ Venezia 83 - Day 4
Una giornata doppia alla Mostra del Cinema di Venezia!

🎸 Da una parte l’evento musicale più atteso, Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion dei fratelli Gallagher dopo 16 anni di silenzio.

Firmato da Dylan Southern e Will Lovelace, il film offre accesso senza precedenti al tour Live ’25: backstage, prove e le prime interviste congiunte di Liam e Noel in oltre 25 anni.

📽️ Dall’altra il ritorno di Nanni Moretti in Concorso con Succederà questa notte, con Louis Garrel e Jasmine Trinca. Una storia che esplora emozioni, paure e relazioni contemporanee, con lo sguardo unico del regista italiano.

📸 @irene_mischiari 
#venezia83 #oasis #mostradelcinemadivenezia
  • 💍 Luì e Sofì hanno detto sì. Davanti a 6.000 persone.
I Me contro Te si sono sposati a Milano trasformando le loro nozze in un vero e proprio evento per il pubblico: cerimonia, concerto, orchestra, ballerini e fuochi d’artificio.
Per partecipare? Un biglietto a pagamento, con prezzi da 48 a 110 euro e un pacchetto aggiuntivo da 250 euro per incontrare gli sposi prima dello show.

Un evento che racconta perfettamente quanto il confine tra creator, personaggi e vita privata sia diventato sottile.

E allora la domanda è inevitabile: geniale modo di condividere un momento speciale con la propria community o monetizzazione della vita privata — e soprattutto dell’entusiasmo dei bambini — spinta un po’ troppo oltre? 👀

✍🏻 Diteci la vostra nei commenti.
  • Ieri a Venezia non è stata solo l’anteprima di un docufilm. È stato un evento generazionale. 🇬🇧

Perché ci sono canzoni che non appartengono più soltanto a chi le ha scritte: appartengono a chi le ha cantate a squarciagola, a chi ci si è innamorato, a chi le ha messe in cuffia nei momenti giusti — e in quelli sbagliati.

Gli Oasis sono tornati insieme. E per una generazione cresciuta con Liam, Noel e Wonderwall, vederli arrivare insieme al Lido ha significato inevitabilmente qualcosa in più.

So… sing along with us. 🎶
Because maybeeeee… ❤️‍🔥

#Oasis #DontLookBackInAnger | @disneyit | 📸 @irene_mischiari
  • ✨ Venezia 83 - Day 4

Ieri alla Mostra del Cinema di Venezia uno dei titoli più attesi: Primetime, il primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen.

Oltre a loro, sul carpet hanno sfilato Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers e il produttore del film ari Aster.

Una storia intensa sul mondo della TV americana del 2006, tra inchieste, caccia ai predatori online e il lato oscuro del giornalismo televisivo 🎬

📸 @irene_mischiari 
🍿 @iwonderpictures 
#venezia83 #mostradelcinemadivenezia #primetime
  • ⭐️ Phoebe Bridgers a Venezia 83 nel suo esordio come attrice in Primetime 🎬

@iwonderpictures #phoebebridgers #mostradelcinemadivenezia #venezia83
  • Ladies and Gentlemen: Robert Pattinson ❤️‍🔥

Alla Mostra del Cinema di Venezia come protagonista di Primetime, film di Lance Oppenheim che racconta la storia vera di Chris Hansen, giornalista televisivo divenuto famoso con l’inchiesta nascosta “To Catch a Predator” 👀

@iwonderpictures #venezia83 #mostradelcinemadivenezia #robertpattinson
  • Un anno senza Giorgio.

Il 4 settembre 2025 ci lasciava Giorgio Armani, uno dei più grandi maestri della moda italiana e l’uomo che, con la sua visione, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’eleganza.

Armani non ha semplicemente creato abiti: ha costruito un linguaggio. Fatto di linee pulite, colori misurati, giacche destrutturate, rigore e leggerezza. Uno stile immediatamente riconoscibile che ha attraversato decenni, passerelle e cinema senza mai avere bisogno di alzare la voce per farsi notare.

A un anno dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo attraverso la sua arte, con le immagini che abbiamo avuto la fortuna di vedere con i nostri occhi all’Armani/Silos di Milano.

Una mostra che attraversa il suo straordinario universo creativo attraverso abiti, silhouette e creazioni iconiche, restituendo da vicino la precisione, la ricerca e quella concezione dell’eleganza che ha reso Giorgio Armani eterno.

Rivedere oggi queste immagini ha inevitabilmente un significato diverso.
Perché gli stilisti se ne vanno.

Lo stile, quello vero, resta.

Giorgio Armani, per sempre. 🤍

#GiorgioArmani
  • ✨ Venezia 83 - Day 2

Il ritorno di Werner Herzog alla fiction: Bucking Fastard ha debuttato al Lido conquistando una standing ovation di 6 minuti e mezzo.

Sul carpet le sorelle Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sullo schermo nei panni di Jean e Joan Holbrooke, due sorelle così unite da parlare, amare e sognare all’unisono.

Con loro Orlando Bloom e Domhnall Gleeson, in una storia surreale ambientata in Irlanda tra tribunali, stampa e un tunnel scavato nella montagna 🎬

📝 Recensione al link in bio
📸 @irene_mischiari 

#venezia83 #mostradelcinemadivenezia
  • Abbiamo tuttə avuto un momento “Orlando Bloom”. 

#Venezia83 | Per le foto, ringraziate @irene_mischiari

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