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Meglio Nate che niente: la recensione dell'adorabile commedia musicale di Disney+
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Meglio Nate che niente: la recensione dell'adorabile commedia musicale di Disney+

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LA SINOSSI

In Meglio Nate Che Niente, il tredicenne Nate Foster sogna con tutto se stesso Broadway. C?? solo un problema: non riesce nemmeno a ottenere una parte nella recita scolastica. Ma quando i suoi genitori lasciano la citt?, Nate e la sua migliore amica Libby vanno di nascosto nella Grande Mela per un?opportunit? unica nella vita e per dimostrare a tutti che si sbagliano. Un incontro casuale con la zia Heidi, che Nate non vede da tempo, stravolge il suo viaggio. Insieme dovranno imparare che le pi? importanti avventure della vita sono grandi quanto i propri sogni. Basato sul pluripremiato romanzo.

Imparare a sognare in grande

Vi siete mai chiesti cos?? un sogno? Vi siete mai chiesti cosa si provi a realizzarne uno? Un sogno ? ci? che di pi? intimo e personale abbiamo, ci? che trasmette speranza a qualsiasi anima, persino a quella pi? straziata.

Un sogno ? tutto ci? che ci fa brillare gli occhi. ? ci? che ci fa alzare con entusiasmo la mattina, ci? che ci fa addormentare con il sorriso. Sono i sogni a spingerci oltre ogni nostro limite, a permetterci di scoprire chi realmente siamo.

Ed ? di un sogno che Meglio Nate che niente parla (leggi qui), un racconto di formazione e di riscatto attraverso arte e musica.

Trasposizione per la tv del romanzo di Tim Federle, qui anche regista e sceneggiatore, con Joshua Bassett, Michelle Federer, Rueby Wood, Norbert Leo Butz e Lisa Kudrow, Meglio Nate che niente ? la storia di un tredicenne che sogna New York. Nate Foster conosce a memoria tutti i musical che hanno designato il successo di Broadway, le cui canzoni lo aiutano a vivere la vita con spensieratezza, camminando a passo di danza e intonando il brano giusto al momento giusto. Lo sappiamo e lo sa anche il cinema: il musical ha il potere di alleggerirci la vita, anche quando i problemi si accumulano!

Nessun limite

Meglio Nate che niente, in fondo, ? questo: un racconto di formazione e di riscatto attraverso il sogno musicale di un protagonista, costruito secondo una formula paradigmatica alla quale si attiene passo passo; ma ? anche un film da cui trapela un senso di genuina autenticit?, e pertanto in grado di risultare molto pi? coinvolgente rispetto a dozzine di opere che potrebbero sembrare pi? o meno simili.

La dimensione del sogno viene resa ancora pi? reale dalla forza di un protagonista che trascende il genere e che sembra voler ribadire a ogni spettatore un semplice e romantico comandamento della vita: “Non porre limiti ai tuoi sogni solamente per la paura di fallire, non permettere a questa tua paura di influenzare le tue scelte e di arrestare il tuo percorso!”

Nate, infatti, pur avendo a cuore il suo sogno, non riesce nemmeno a ottenere una parte nella recita scolastica. L’occasione della vita gli si presenta quando i suoi genitori lasciano la citt?: insieme alla sua migliore amica Libby (una grandiosa Aria Brooks) vanno di nascosto nella Grande Mela, per un?opportunit? unica nella vita e per dimostrare a tutti che si sbagliano.

Ma non ? tutto musical ci? che luccica: New York, giungla di cemento dove i sogni diventano realt?, nasconde anche alcune insidie, ma se ci credi davvero, il destino sar? dalla tua parte. Ed ? proprio l’incontro casuale con la zia Heidi, che Nate non vede da tempo, a stravolgere il suo viaggio. Insieme dovranno imparare che le pi? importanti avventure della vita sono grandi quanto i propri sogni.?

La commedia musicale come identit?

Perch? fingere di fare o di essere qualcosa di diverso da quello che si fa o che si ?? Spesso pensiamo che si finga per far piacere a qualcuno, per avere la sua approvazione, per non dare un dispiacere o deludere, come se la maschera che indossiamo servisse solo a qualcun altro. Meglio Nate che niente descrive con delicatezza l’essenza dell’io di un protagonista dichiaratamente omosessuale da una parte, e di una zia un po’ attempata che ha scelto la carriera e non la famiglia. Due “outsider” che, ritrovandosi, si accorgono di non dover essere ai margini della societ?, e di poter brillare come il miglior musical di Broadway, come parte integrante di un club che continua ad accogliere membri: quello dei sognatori.

Tim Federle, che ha scritto il romanzo per bambini da cui ? tratto questo film e che qui fa il suo debutto dietro la macchina da presa, dipinge Times Square con i colori dello zucchero filato, optando per una regia meno teatrale ma pi? dinamica, che ben si adatta alle note musicali pop. Ma sono i protagonisti le vere star del film: se da una parte l’esordiente Rueby Wood offre un’interpretazione tanto coraggiosa quanto commevente, che ha il sapore di un giovane Hugh Jackman, dall’altra, assistiamo all’esplosione del talento di Aria Brooks, gi? vista nel reboot All that. Un ruolo inedito il suo, che si preoccupa di ricordare l’importanza dei manager nel mondo dello spettacolo.

I dialoghi del progetto ideato per Disney+ spaziano dalle battute irresistibilmente ironiche a frasi piuttosto banali, riuscendo comunque a trovare un buon equilibrio, come accade inoltre per quanto riguarda gli aspetti pi? romantici e legati ai rapporti famigliari, che non scadono mai nel melenso e scontato sentimentalismo familistico.
La pellicola trova la sua identit? man mano che riesce a esplorare quella dei suoi protagonisti, e mantiene alta l’attenzione del proprio pubblico grazie a una formula ben collaudata di musica, sentimenti, sport, coreografie e sogni di gloria.

Meglio Nate che niente ? una storia che scalda i cuori, di quelle che fanno bene, magari in un sabato pomeriggio piovoso di aprile.

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