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Roberta Panetta

Mercoledì: la recensione della serie Netflix di Tim Burton

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Roberta Panetta

Mercoledì: la recensione della serie Netflix di Tim Burton

Tags: mercoledì, mercoledì recensione, tim burton

Burton fa suo un personaggio fuori dagli schermi per farci riflettere su chi siano i veri mostri: ecco su Netflix Mercoledì Addams.

Guarda il trailer di Mercoledì:

La recensione di Mercoledì Netflix

Chi non conosce il mondo oscuro e dalle tinte surreali di Tim Burton, regista americano noto per produzioni di spicco come Big Fish e Alice in Wonderland? Un personaggio fuori dagli schemi, schivo e solitario, ben poco affezionato al delirio mondano hollywoodiano e per questo lontano dalle convenzioni e dai cliché a cui siamo abituati. Una breve descrizione, uno sguardo, seppur furtivo, al di là delle grandi lenti scure dietro cui questo regista è solito nascondersi. La necessità di proteggersi dalla luce, dalle parole pronunciate a voce alta e dai rumori esterni; Tim Burton ha costruito un suo piccolo mondo parallelo, riempiendolo di personaggi stravaganti e macabri, ma dotati di una profonda interiorità. Una presentazione onesta e lineare che ci permette di introdurre la nuova serie tv Netflix Mercoledì, la cui protagonista sembra essere stata creata apposta per connettersi con la mente del regista. Un personaggio fuori dagli schemi, a volte apparentemente inquietante, ma la cui effettiva funzione, alla luce dei primi otto episodi visti in anteprima, è quella di riuscire a mettere in discussione il nostro sistema di valori, interrogandoci su quali siano gli “autentici mostri”. Una realtà raffinata, in bilico tra il mostruoso e il meraviglioso, dove l’eccentricità della componente della Famiglia Addams si fonde con quella degli eroi burtoniani, stimolando riflessioni impensabili.

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Photo Credits: Netflix

Alla Nevermore Academy

Mercoledì, serie tv in 8 episodi, è un mystery con toni investigativi e soprannaturali che ripercorre gli anni di Mercoledì Addams come studentessa presso la Nevermore Academy, descrivendo i tentativi di controllare i suoi poteri paranormali, di sventare una mostruosa serie di omicidi che terrorizzano la comunità locale e di risolvere il mistero che ha coinvolto i suoi genitori 25 anni prima… tutto ciò mentre esplora nuove e complicate relazioni alla Nevermore.

Dalla prima puntata, la serie è da considerare un teen drama con venatura fantastica e con molti elementi provenienti dal mondo dell’orrore come i mostri, i licantropi e i reietti mutaforma che compongono l’intera fauna dello show. Una commistione di elementi fantasy tradizionali e topos narrativi tetri, macabri e marcatamente gotici come la sua protagonista, interpretata da una splendida Jenna Ortega. Accanto a lei anche una guest star, la Christina Ricci che diede il volto all’iconico personaggio di Mercoledì nei mitici anni ’90 e che qui interpreta una singolare professoressa della Nevermore Academy.

Se consideriamo il passato cinematografico e seriale del personaggio, la Ricci aveva definito i tratti di una allora bambina disimpegnata e ironicamente macabra, ma la Ortega tiene testa per tutto lo show a chi c’è stata prima di lei: in primo luogo, Mercoledì ora è un’adolescente, il che significa che nessuna delle risponde impassibili e sarcastiche ha la stessa carica comica di quando proveniva dalla bocca di una ragazzina. In seconda posizione, la Mercoledì della Ortega ha un briciolo di umanità e sensibilità, caratteristiche che si integrano alla perfezione in parte in una storia dell’orrore e omicidio, ma soprattutto in una storia di formazione con i classici tropi di un dramma liceale.

Alla Nevermore ci sono cotte adolescenziali, relazioni nascenti, un ballo di fine anno, società segrete e altre cose “normali” da analizzare. D’altronde Alfred Gough e Miles Millar – showrunner – ci hanno dato Smallville e sanno come gestire più trame che attraversano il mondo reale e quello soprannaturale.

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Photo Credits: Netflix

L’estetica di Mercoledì

Gli elementi dark e della narrativa horror sono inoltre riscontrabili nell’estetica visiva di Mercoledì. Lo scenografo Mark Scruton voleva che la Nevermore sembrasse un maniero in stile gotico del New England con richiami all’architettura di Bucarest, che descrive come “un’enorme ammasso di architettura eclettica, con influenze rinascimentali e ottomane filtrate attraverso la Transilvania”. Mescolare stili diversi per lui palesava il fatto che la Nevermore è un rifugio di tolleranza per i vari tipi di outcast. Inoltre, il design del tetto della Nevermore in CGI è stato fatto volutamente a somiglianza del famoso tetto del maniero della famiglia Addams.

La fotografia dello show televisivo richiama lo stile dei fumetti, come del resto la sigla iniziale che inserisce fin da subito la storia in un’ambientazione magica. Del resto all’interno della serie tv non mancano dei rimandi ai b-movie classici dell’horror e omaggi ai maestri del brivido letterario come Edgar Allan Poe; una villa ai confini del paese che da un lato ha un campo spoglio e inquietante, dal di dietro invece si perde in un fitto bosco pieno di mistero, in più la famiglia Addams, composta dalle due genitori stravaganti e a tratti imbarazzanti, un fratello “particolare” e uno zio (Fester) che più strambo non si può. Completano la squadra il fedele compagno Mano, qui fondamentale spalla per la nostra protagonista, un arredamento che richiama molto i classici film spiritici con quelle ampie scale anni ’40 e un look estetico molto barocco. Se poi inseriamo dentro anche un piccolo cimitero il gioco è fatto.

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Photo Credits: Netflix

In conclusione…

Mercoledì trova però una pecca nella trama narrata che risulta molto semplice ed è sopratutto priva di importanti elementi tematici. Gli sceneggiatori hanno provato a inserire qualche sottotrama, soprattutto richiamando più volte il tema dell’inclusione, ma non sono mai riusciti a dargli un reale senso all’interno dello show. Nonostante queste lacune è rintracciabile nella storia di ognuno dei personaggi un arco di trasformazione in cui ogni singolo carattere riesce a superare le sue paure iniziali accettando il proprio destino e tale elemento fa ben sperare per il proseguo della storia.

La morbosità e il sarcasmo che hanno sempre caratterizzato Mercoledì diventano qui più un motivo, una gag in corsa, che un tratto distintivo. In breve, la sua alienazione dai suoi compagni di scuola, insegnanti e genitori diventa qualcosa che deve superare ricorrendo anche alla psicoterapia. Il destino che la serie dà a Mercoledì è quello di inseguire l’apprendimento del valore del lavoro di squadra, della tolleranza e della connessione umana. Abbracciare “il colore” nonostante ne sia allergica e abbandonare il nero. Forse per la prima volta, una storia della famiglia Addams spinge la giovane ad essere più simile a tutti gli altri. Troppo teen e melodrammatico oppure questo cambiamento ci aggrada?

LEGGI ANCHE: Tutto su Mercoledì, la nuova serie Netflix di Tim Burton

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