Aspettando il sequel, i look che hanno reso Il Diavolo veste Prada una bibbia fashion del cinema
L’eredità di un’icona che ritorna
Il 29 aprile Miranda Priestly tornerà sul grande schermo (leggi qui l’analisi del trailer). E se l’attesa per il sequel de Il Diavolo veste Prada accende la nostalgia, è perché Miranda non è mai davvero uscita dall’immaginario collettivo. In quasi vent’anni il suo volto, i suoi silenzi, i suoi sguardi sopra gli occhiali hanno continuato a definire un’estetica del potere che il cinema non ha più saputo replicare con la stessa precisione chirurgica. Prima ancora che direttrice di Runway, Miranda è diventata linguaggio visivo: un sistema di codici, tagli, colori e assenze. E oggi, mentre si prepara a riconquistare lo schermo, i suoi look restano una lezione di costume design e costruzione del mito.
L’uniforme del comando: il nero come linguaggio universale
Tra i look di Miranda Priestly, il nero non è una scelta cromatica ma una dichiarazione di intenti. Tailleur impeccabili, abiti scultorei, cappotti strutturati: la sua silhouette è netta, verticale, inavvicinabile. Il nero diventa armatura e distanza, strumento di controllo e sintesi visiva del suo ruolo. In Il Diavolo veste Prada, il costume design utilizza la sottrazione per raccontare il potere: niente fronzoli, niente concessioni sentimentali. Miranda non deve imporsi, perché è già istituzione. E il suo guardaroba traduce questa autorità in un codice chiaro e implacabile.
Il monologo del ceruleo: quando la moda diventa sistema
Tra le scene più celebri del film, il monologo sul ceruleo è un manifesto teorico mascherato da dialogo. Miranda, illuminata da paillettes che la rendono quasi sacrale, smonta l’illusione del “casuale” e ricostruisce il percorso invisibile che porta un colore dalla passerella al guardaroba di massa. In quel momento, il suo look brillante non è decorazione ma metafora: Miranda è faro, oracolo, garante di una conoscenza che pochi comprendono. Qui il costume design diventa didattico, rivelatore. La moda non è frivolezza: è industria, strategia, gerarchia. E Miranda ne è il vertice.
Oh, ho capito. Tu pensi che questo non abbia nulla a che vedere con te. Tu apri il tuo armadio e scegli, non so, quel maglioncino azzurro infeltrito, per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso. Ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo.
E sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne ceruleo. E poi credo che sia stato Yves Saint Laurent, se non sbaglio, a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. E poi è arrivato poco a poco nei grandi magazzini e alla fine è arrivato al tragico casual-corner dove tu l’hai pescato nel cesto delle occasioni.
Tuttavia, quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro. E siamo alquanto ridicoli quando pensiamo di aver fatto una scelta che ci esclude dalla moda, mentre in realtà sei seduta su un maglioncino selezionato per te dalle persone qui presenti tra una pila di roba.
Il prezzo del potere: tra verde e tradimento
Se il nero è la sua costante, il cappotto verde della scena finale rappresenta un’eccezione significativa. Un verde scuro, elegante, mai acceso, che accompagna quel sorriso impercettibile rivolto ad Andy. È un attimo di riconoscimento, quasi una crepa nel marmo. Ma subito dopo, il film ricorda allo spettatore la regola fondamentale del suo universo: il potere non si conserva senza sacrifici. Il tradimento di Nigel, consumato con lucidità glaciale, rivela la natura più autentica di Miranda Priestly. I suoi look, in quel momento, smettono di essere semplice estetica e diventano dramma morale. Il cappotto, i tacchi, la postura impeccabile: tutto resta al suo posto. Anche quando il cuore non può permetterselo.
Miranda Priestly, icona eterna del fashion cinema
Rivedere oggi i look di Miranda significa comprendere quanto Il Diavolo veste Prada abbia influenzato l’immaginario fashion contemporaneo. Molto prima del ritorno del minimalismo elitario, del quiet luxury e dell’estetica del potere femminile, Miranda aveva già tracciato la rotta. Il suo stile non segue le tendenze: le anticipa. E mentre ci prepariamo a ritrovarla sul grande schermo, resta una certezza: Miranda Priestly non invecchia. Si evolve. E con lei, l’idea stessa di moda come strumento di potere.

































