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Monterossi: recensione della serie tv con Fabrizio Bentivoglio
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Monterossi: recensione della serie tv con Fabrizio Bentivoglio

Tags: amazon prime video, Fabrizio Bentivoglio, monterossi, recensioni

Sinossi di Monterossi:

Detective per caso, per rabbia e per curiosit? umana, sempre in bilico tra ironica indolenza e struggimento blues, nella sua ricerca della verit? Carlo Monterossi dovr? confrontarsi con una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, incredibili scambi di persona, una donna che sembra vissuta pi? volte e un passato crudele che ritorna e lascia dietro di s? indecifrabili indizi.

Recensione di Monterossi

?Milano ? una giungla? ? un?affermazione (forse) valida anche in tempi non sospetti ? almeno per chi la citt? l?ha vissuta davvero, anche prima della contemporanea riappropriazione cinematografica e televisiva che la rivede protagonista. Se ? vero infatti che da Gomorra in poi, il Sud Italia ? stata teatro privilegiato di racconti aspri invischiati nella malavita locale, tra periferie dalla cattiva reputazione e quartieri tentacolari, ultimamente il Settentrione mostra la sua anima pi? nera, quella spesso incline alla corruzione, al disagio esistenziale, ai meandri oscuri e fatali della provincia pi? remota.

Il titolo pi? attuale che viene in mente in tal senso ? la serie hard boiled L?Alligatore, un prodotto inusuale per il pubblico generalista a cui si riferiva, ? cio? quello del secondo canale Rai ?, scritto e diretto con una dolente ruvidezza che vedeva nel suo eroe maledetto Matteo Martari l?inclinazione affascinante e malmostosa respirata nell?intero progetto, ambientato in una Padova di nebbie e delitti capace di emergere non solo come paesaggio ma, anzi, come vero e proprio personaggio.

Monterossi: la serie adatta due romanzi di Alessandro Robecchi

Se l?adattamento dei romanzi di Massimo Carlotto curato da Daniele Vicari riusciva a far penetrare lo spettatore in un Delta del Po fatto di post sbronze, blues e delinquenza in accordo segreto fra imprenditoria alto borghese e rifiuti illegali, lo stesso purtroppo non si pu? dire per Monterossi, trasposizione in sei episodi suddivisi in altrettanti capitoli dei libri Questa non ? una canzone d?amore, pubblicato nel 2014, e Di rabbia e di vento, edito invece nel 2016, entrambi provenienti dalla penna dello scrittore, giornalista e autore televisivo Alessandro Robecchi.

In una Milano che non sembra una giungla, o almeno non lo ? negli interni di cucine e corsie d?ospedale che sceglie di inquadrare, l?ex autore tv di format d?emotainment si ritrova sopravvissuto per un pelo da un colpo di pistola sparato da un finto corriere. Questa chiamata del destino lo spinge non solo ad indagare ma a iniziare a fare bilanci esistenziali: la voglia di scappare, la carriera, le donne, Bob Dylan. Detective per caso fra campi rom e vecchi sequestri, il protagonista della serie ? costretto a sporcarsi le mani, defilarsi dal mondo frivolo dello spettacolo per intercettare quello delle case popolari e delle escort, con sottofondo costante un passato crudele che torna a bussare alla porta.

L’antieroe meneghino di Fabrizio Bentivoglio non attrae del tutto

Produzione Palomar col supporto di Amazon Prime, la serie ricalca grossomodo il clima e i contenuti dell?operazione succitata di mamma Rai, addentrandosi in un Settentrione sporco e sinistro, sospeso fra modernit? e multiculturalismo, corruzione e racket. Il Carlo Monterossi di Fabrizio Bentivoglio e diretto dal regista de I delitti del Barlume Roan Johnson, per?, risente di una rielaborazione sommariamente letargica e dal ritmo pericolosamente controllato, impostato su un modo di fare nostalgico e cinico che, a lungo andare, non riesce ad ammaliare il suo pubblico, come invece era parso nel leader carismatico e rancoroso incarnato da Martari.

Proponendo una messinscena spesso fuorviata all?inconscio, fra partizioni oniriche e rottura della quarta parete, Monterossi ? un crime nostrano ma dalle aspirazioni internazionali, rinchiuso in una citt? che non ci viene mai rivelata davvero e ricalcato con polso pesante su caratteristiche barbose e svogliate del suo antieroe meneghino, potenzialmente attraente come l?humus narrativo in cui si trova suo malgrado, ma estremamente calcolato in un approccio stazionario e poco stuzzicante da compromettere la resa al lavoro complessivo.

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