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Moon Knight | Recensione dei primi episodi della serie Marvel Studios
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Moon Knight | Recensione dei primi episodi della serie Marvel Studios

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Da Marvel Studios, in esclusiva per Disney+, arriva dal 30 marzo la nuova serie originale live-action Moon Knight, con Oscar Isaac, Ethan Hawke e May Calamawy.

LA SINOSSI

La serie segue Steven Grant, un tranquillo impiegato di un negozio di souvenir, che viene colpito da vuoti di memoria e ricordi provenienti da un?altra vita. Steven scopre di avere un disturbo dissociativo dell?identit? e di condividere il suo corpo con il mercenario Marc Spector. Mentre i nemici di Steven/Marc si avvicinano, i due devono indagare sulle loro identit? complesse mentre si spingono in un mistero mortale tra i potenti dei dell?Egitto.

Il valore della novit?

Quando la necessit? ? di stupire continuamente, presto o tardi si raggiunge il livello di saturazione. Per la Marvel il rischio si ? fatto concreto, specie per quella reale difficolt? di dover gestire il continuum globale, mantenendo le necessit? stilistiche e narrative di ogni singolo lungometraggio o serie. In questo senso la genesi di un nuovo eroe ? il toccasana di cui la Marvel aveva bisogno. Specie di un soggetto complicato e dai poteri quasi oscuri, bench? “minore” come fama all’interno della cosmogonia della Casa delle Idee. Moon Knight porta con s? molti rischi sul piano narrativo: la complicazione di mantenere un’estetica tra psichedelia, misticismo e tormento da una parte, e la necessit? di conciliare queste esigenze con una genesi tradizionale dall’altra.

Creato da Doug Moench e Don Perlin e comparso per la prima volta nei Marvel Comics nel 1975, il personaggio di Steven/Marc intepretato da Oscar Isaac si presenta a noi con un profilo ben preciso: un uomo tormentato da una malattia mentale. Pur abbracciando i lati pi? dark e intensi del personaggio originale, questa nuova serie punta anche a presentare al pubblico una versione moderna del personaggio, aprendo nuovi orizzonti ed esplorando un supereroe Marvel che gli spettatori non avevano mai visto sullo schermo.

Moon Knight, che di fatto rappresenta una novit? per il pubblico e non ? un’opera derivativa come le altre serie Marvel Studios per Disney+, vanta una regia alternata firmata da Mohamed Diab e il team di Justin Benson & Aaron Moorhead, che affrontano di petto la visionariet? del personaggio e le sfide che deve affrontare, sfruttando al massimo la drammaticit? della luce lunare, le sfumature del bianco e del nero e la dimensione del sogno che solo il digitale spinto fino ai livelli odierni pu? garantire.

Un successo annunciato?

Gli ingredienti speciali di un successo annunciato sono ancora una volta l’autoironia, quella che aiuta a riportare sulla terra una vicenda sottoposta a continue sollecitazioni divine ed esotiche, e l’approfondimento psicologico, parabola classica sui limiti della razionalit?, obbligata a lasciare il posto all’analisi e all’accettazione. Merito anche di un cast che rappresenta l’effetto speciale aggiunto. Un Oscar Isaac in grande spolvero si adatta alla perfezione all’inquietudine e allo stordimento di Steven e Marc. Parallelamente alla costruzione narrativa della maschera di Moon Knight, siamo invitati ad assistere alla costruzione interpretativa del personaggio che Isaac compie sotto i nostri occhi, trasformandosi fisicamente in altro da s?, aggiungendo energia man mano che abbraccia la sua fragilit? e/o forza. Accanto a lui, l’incredibile Ethan Hawke, in un ruolo tanto inquietante quanto ideale per le sue caratteristiche di alterit? e irriducibilit? a connotazioni di genere o et?. A completare l’assemble – tanto per rimanere in tema Marvel – di questa nuova serie, anche una perfetta May Calamawy nei panni di Layla El-Faouly.

Day and (K)Night

Quello che all’inizio poteva essere descritto come il pi? grande limite della serie, e cio? l’assenza di un collegamento diretto ai prodotti del Marvel Cinematic Universe conosciuti finora, ? il realt? in pi? grande pregio di Moon Knight. Nei primi quattro episodi visti in anteprima, lo show con Oscar Isaac riesce a frantumare ogni possibile previsione narrativa che lo spettatore pu? crearsi, lavorando sui generi cinematografici e sulla loro alternanza. I registi si servono della duplice personalit? di Steven per cambiare registro continuamente, intervallando toni grotteschi ad altri inquietanti e quasi orrorifici, diversi tra loro come il giorno e la notte. Il disturbo dissociativo dell’identit? ? in fondo una patologia dall’indiscusso potenziale cinematografico, pi? volte ripresa da De Palma (Vestito per uccidere), Hitchcock (Psycho) fino al pi? vicino Split di Shyamalan, e ben si presta al collegamento con la luna, la sua forma mutevole e i suoi dei. D’altronde Khonsu, la divinit? egizia appartenente alla religione dell’antico Egitto che vediamo descritta nella serie, ? dio della luna e del tempo e il significato del suo nome ? proprio “l’errante”, con riferimento al percorso di cambiamento che compie attraverso il cielo.

Complice uno script sagace, Moon Knight ? una serie action sorprendente che sembra cambiare come le fasi lunari, caratterizzata da spirito competitivo, sequenze ipnotiche e mozzafiato, effetti visivi suggestivi e stupende scenografie. Rumoroso e brutale, segna un cambiamento radicale nei toni del MCU, restituendo visionariet? e slancio a uno Studios che non deve mai adagiarsi sui suoi successi, ma che ? alla costante ricerca di novit?.

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