Dal 9 ottobre su Sky e NOW torna la serie di Sydney Sibilia con Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli. Dopo il successo di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno, Max e Mauro hanno ottenuto tutto quello che desideravano. Ed è proprio adesso che diventa difficile capire dove andare.
Sono Millennial, quindi ricordo perfettamente quando per ascoltare una canzone nuova bisognava aspettare che passasse in radio. E magari provare a registrarla su una musicassetta, sperando che lo speaker non decidesse di parlare proprio sugli ultimi dieci secondi. Ricordo le fotografie che potevi vedere soltanto dopo averle sviluppate, le telefonate sul fisso di casa con la concreta possibilità che rispondesse un genitore, le VHS consumate a forza di rewind e quelle cassette infilate nelle piccole mensole costruite esattamente della loro misura. Ricordo soprattutto l’attesa.
Non era necessariamente tutto migliore. Era semplicemente più lento, più fisico, forse anche più misterioso. Le cose non arrivavano accompagnate da una spiegazione istantanea, non conoscevamo in tempo reale la vita delle persone che ammiravamo e persino sparire, per qualche tempo, era ancora possibile. La musica si comprava, si toccava, si prestava. Un album aveva un lato A e un lato B e, se una canzone non ti convinceva al primo ascolto, poteva succedere che alla quinta volta diventasse la tua preferita perché per saltarla dovevi alzarti e premere un tasto.
È difficile separare gli 883 da tutto questo. Per chi è cresciuto tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta, Max Pezzali e Mauro Repetto non sono soltanto due nomi della musica italiana: appartengono a quel paesaggio analogico. Alle autoradio, alle Smemoranda, alle estati lunghissime, ai primi motorini, alle camerette tappezzate di poster, alle cotte raccontate agli amici e non a una story di quindici secondi. E forse è proprio per questo che Hanno Ucciso l’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883 è riuscita in qualcosa di molto più difficile della semplice operazione nostalgia: ha fatto riconoscere una generazione senza imbalsamarla.
Il successo della prima stagione ha superato le aspettative della stessa produzione. Durante la presentazione milanese della seconda stagione, Emanuele Marchesi di Sky Studios Italia ha raccontato come i risultati continuassero a crescere mentre il team era già al lavoro sui nuovi episodi. E insieme ai numeri cresceva inevitabilmente un’altra cosa: la pressione. Quella di riuscire a farlo di nuovo. Un problema che, curiosamente, conoscevano molto bene anche Max e Mauro.
Dopo Hanno Ucciso l’Uomo Ragno arriva la prova del secondo album
La prima stagione raccontava un sogno quando ancora sembrava troppo grande per due ragazzi di Pavia. Max e Mauro avevano una cantina, delle canzoni, idee apparentemente improbabili e quella convinzione tipica dei vent’anni per cui non sapere esattamente cosa si sta facendo può diventare un vantaggio. Poi quel sogno si è realizzato.
Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 riparte da lì. Siamo nel 1993 e gli 883 sono improvvisamente ovunque. Dopo Hanno Ucciso l’Uomo Ragno bisogna fare quello che l’industria musicale pretende da chi ha avuto un successo enorme: dimostrare che non è stato un caso. Scrivere un altro disco, possibilmente ancora più forte del primo.
È una coincidenza narrativa quasi perfetta perché la stessa responsabilità è ricaduta, oltre trent’anni dopo, su chi quella storia la sta raccontando. «Noi ci siamo trovati a dover confermare una prima stagione che è andata molto bene e l’abbiamo usata questa cosa, perché Max e Mauro invece avevano l’ansia per il secondo album», ha raccontato Elia Nuzzolo durante la presentazione a Milano. «Personaggi, autori e attori tutti nella stessa barca».
E la seconda stagione sembra partire proprio da questa consapevolezza: che cosa succede dopo aver ottenuto quello che desideravi? È una domanda molto più adulta di quella posta dalla prima stagione. Perché sognare insieme è relativamente semplice quando non si ha niente da perdere. Continuare a desiderare la stessa cosa quando quel sogno diventa un lavoro, quando arrivano i soldi, le aspettative, le persone intorno e possibilità che prima nemmeno esistevano, è molto più complicato.
Elia Nuzzolo torna a essere Max Pezzali e Matteo Oscar Giuggioli è ancora Mauro Repetto, ma inevitabilmente non sono più esattamente i due ragazzi che avevamo conosciuto nella tavernetta. Il successo li costringe a guardarsi da una prospettiva nuova. Max deve confrontarsi con la necessità di crescere e trovare una propria direzione; Mauro, fino a quel momento motore inesauribile del duo, comincia invece a fare i conti con qualcosa di più intimo.
Giuggioli lo ha descritto con una frase particolarmente efficace: dietro quell’energia c’è «il sentimento di non sentirsi abbastanza». Una chiave che permette alla serie di avvicinarsi a uno dei capitoli più conosciuti della storia degli 883 senza trasformarlo in una semplice cronaca musicale. Perché sappiamo tutti dove porterà la strada. Il punto non è scoprirlo. È capire cosa possa significare arrivarci.

Nord Sud Ovest Est allarga il mondo degli 883, ma resta una storia di amicizia
Se Hanno Ucciso l’Uomo Ragno aveva trovato nella provincia una delle proprie anime più riconoscibili, Nord Sud Ovest Est comincia inevitabilmente ad allargare l’orizzonte. Il mondo diventa più grande insieme agli 883: Pavia non scompare, ma arrivano Milano, la discografia, nuovi incontri e persino quell’America che per due ragazzi cresciuti negli anni Ottanta e Novanta rappresentava quasi una dimensione parallela.
Per ricostruirla, Alice Filippi – che dirige gli ultimi tre episodi – e la produzione sono arrivati fino ad Almería, in Spagna, cercando strade e paesaggi capaci di restituire l’immaginario americano legato anche al celebre videoclip di Nord Sud Ovest Est. «Siamo partiti, siamo andati in viaggio anche con loro», ha raccontato la regista a Milano. Ma sarebbe riduttivo pensare che il salto di scala riguardi soltanto le location. Crescono soprattutto i personaggi.
Accanto a Max e Mauro torna Cisco, interpretato da Davide Calgaro, uno dei personaggi più riusciti nel trasformare la mitologia delle canzoni in qualcosa di concreto. Quell’amico brutalmente sincero che dispensa una sua personalissima saggezza e che, nella seconda stagione, continua soprattutto a ricordare a Max da dove viene. Ritroviamo Silvia, interpretata da Ludovica Barbarito, mentre Gaia Zampighi entra nella storia nei panni di Michela. Tornano inoltre personaggi già amati e ne arrivano altri legati a un momento in cui la vita degli 883 comincia inevitabilmente a incrociarsi con un pezzo sempre più grande della cultura pop italiana. Eppure, nonostante tutto quello che si muove intorno, il centro rimane sorprendentemente piccolo: due amici.
È importante anche per comprendere il tipo di operazione portata avanti da Sydney Sibilia. La leggendaria storia degli 883 non ha mai voluto essere una biografia tradizionale né una ricostruzione documentaristica. Sibilia lo ha ribadito anche durante la presentazione: la serie si prende delle libertà perché vuole raccontare «una storia di amicizia, una storia di nostalgia». Una storia che appartiene a Max e Mauro ma che, nelle intenzioni degli autori, deve riuscire a diventare anche la nostra.
Ed è probabilmente uno dei motivi per cui la prima stagione ha funzionato così bene. Non serviva conoscere ogni aneddoto sugli 883. Non serviva nemmeno essere cresciuti negli anni Novanta. Bastava aver avuto, almeno una volta, un amico con cui immaginare una vita completamente diversa da quella che sembrava già scritta.
La nostalgia degli 883 non è soltanto nostalgia degli anni Novanta
Alla presentazione milanese qualcuno ha chiesto a Sydney Sibilia quanto fosse stato difficile dosare quella sensazione di nostalgia che attraversa la nuova stagione. La risposta è interessante soprattutto perché ribalta il punto di vista: «Non è che noi ci siamo concentrati sulla nostalgia quando la scrivevamo». L’obiettivo, ha spiegato, era raccontare qualcosa di divertente che avesse anche una profondità; è quella profondità che, per la natura stessa della storia, finisce inevitabilmente per trasformarsi in nostalgia.
Ed è qui che Nord Sud Ovest Est sembra intercettare qualcosa che va oltre l’effetto revival. Matteo Rovere ha ricordato che proprio Nord Sud Ovest Est fu la prima cassetta comprata da bambino con la paghetta. Ha raccontato quelle piccole librerie con le mensole regolate esattamente sull’altezza delle musicassette e che, a distanza di decenni, a casa dei suoi genitori conservano ancora quella misura anche se le cassette non ci sono più. È un’immagine semplicissima e forse una delle più belle emerse dall’incontro milanese. Perché racconta perfettamente come funzionano certi ricordi: gli oggetti possono sparire, ma lo spazio che occupavano resta.
Con gli 883 succede qualcosa di simile. Molte di quelle canzoni le abbiamo imparate quando eravamo troppo piccoli per capire davvero di cosa parlassero. Le abbiamo cantate prima di conoscere la nostalgia, le relazioni finite, la paura di non essere abbastanza, la sensazione di vedere gli altri andare avanti mentre noi siamo ancora fermi nello stesso posto. Poi siamo cresciuti e quelle parole erano ancora lì. Solo che nel frattempo eravamo cambiati noi.
Sibilia ha raccontato di aver riscoperto da adulto testi che aveva «tatuati nel cervello» dall’infanzia e di aver capito soltanto allora quanto fossero belli e quanta storia contenessero. Da quella riscoperta è nata anche l’intuizione di provare a mettere una narrazione per immagini intorno a quelle canzoni. Forse il successo di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno passa anche da qui. Non dall’illusione che gli anni Novanta fossero migliori, ma dalla possibilità di guardarli con gli occhi di chi nel frattempo è diventato adulto.
La seconda stagione arriva il 9 ottobre in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, con otto nuovi episodi. Questa volta conosciamo già il successo degli 883, conosciamo le canzoni e conosciamo persino molti dei passaggi della loro storia. Ma Sydney Sibilia sembra aver capito che il mistero più interessante non è mai stato scoprire come due ragazzi di Pavia siano riusciti a diventare gli 883. È capire cosa resta di quei due ragazzi quando finalmente ottengono tutto quello che sognavano. E forse è anche per questo che, più di trent’anni dopo, continuiamo a tornare lì. A una tavernetta, a due amici, a una musicassetta infilata in una mensola costruita esattamente della sua misura. La cassetta magari non c’è più. Lo spazio che occupava, invece, è rimasto.


































