Oasis: Don’t Look Back In Anger, la reunion dei Gallagher diventa cinema alla Mostra di Venezia 83
Il ritorno degli Oasis non poteva esaurirsi nella durata di un concerto, neppure quando quel concerto assume le dimensioni di un rito collettivo, capace di riunire generazioni differenti sotto le stesse canzoni e di trasformare una reunion a lungo ritenuta impossibile in uno dei più importanti eventi musicali degli ultimi anni. Quell’esperienza diventa ora un film: Oasis: Don’t Look Back In Anger, documentario ideato da Steven Knight e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, sarà presentato in anteprima mondiale Fuori Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
La Biennale ha inserito ufficialmente il titolo nella sezione Fuori Concorso, indicando una durata di 122 minuti e confermando la regia del duo già autore di lavori profondamente legati all’identità della musica dal vivo. Il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane dal 10 settembre, prima di essere distribuito in streaming in esclusiva su Disney+ a livello internazionale entro la fine dell’anno.
Prodotto da Magna Studios e presentato da Sony Music Vision in collaborazione con Sony Music Entertainment UK, Don’t Look Back In Anger nasce come film originale Hulu e promette di raccontare dall’interno “Oasis Live ’25”, il tour mondiale con cui Liam e Noel Gallagher sono tornati a condividere il palco dopo sedici anni di separazione, polemiche, dichiarazioni incendiarie e tentativi di riavvicinamento più o meno credibili.
Oasis Live ’25, il ritorno che sembrava impossibile
La storia degli Oasis è sempre stata costruita su una contraddizione: da una parte la semplicità immediata delle loro canzoni, pensate per essere cantate da migliaia di persone come se appartenessero a tutti; dall’altra un equilibrio umano fragilissimo, dominato dalla rivalità tra due fratelli che sembravano capaci di alimentarsi e distruggersi reciprocamente con la stessa intensità.
Nati a Manchester all’inizio degli anni Novanta, gli Oasis trovarono in Noel Gallagher il principale autore e in Liam una delle presenze vocali più riconoscibili del rock britannico. Con Definitely Maybe, pubblicato nel 1994, e soprattutto con (What’s the Story) Morning Glory? del 1995, la band superò rapidamente i confini del Britpop, trasformando brani come Wonderwall, Champagne Supernova e Don’t Look Back in Anger in inni popolari, sospesi tra ambizione beatlesiana, orgoglio working class e un’arroganza scenica che divenne immediatamente parte del loro linguaggio.
Gli Oasis non rappresentarono soltanto una stagione musicale, ma un’idea precisa di appartenenza: le loro canzoni potevano essere intime e monumentali nello stesso momento, vulnerabili nei testi e sfacciate nell’interpretazione. Quella tensione attraversò l’intera carriera della band fino al 2009, quando la rottura tra Liam e Noel, consumatasi durante il tour di Dig Out Your Soul, rese definitivo ciò che per anni era sembrato soltanto l’ennesimo litigio destinato a rientrare.
La reunion venne annunciata il 27 agosto 2024, quasi quindici anni esatti dopo lo scioglimento, provocando un’immediata corsa ai biglietti e una nuova esplosione degli ascolti del catalogo della band. Il tour iniziò il 4 luglio 2025 al Principality Stadium di Cardiff, davanti a oltre sessantamila persone, riportando sullo stesso palco i Gallagher e trasformando ogni concerto in un gigantesco esercizio di memoria condivisa.
Un film sul palco, ma soprattutto su chi lo guarda
Oasis: Don’t Look Back In Anger seguirà il trionfale percorso di “Oasis Live ’25” attraverso le prove, il backstage e le esibizioni, includendo immagini mai viste prima e le prime interviste congiunte di Noel e Liam dopo oltre vent’anni. L’obiettivo, tuttavia, non sembra limitarsi alla documentazione del ritorno di una band, perché il film intende osservare anche l’impatto emotivo generato dalla reunion e il significato assunto dalle canzoni degli Oasis per pubblici appartenenti a epoche diverse.
È probabilmente questa dimensione a rendere il progetto particolarmente interessante dal punto di vista cinematografico. La reunion non viene presentata soltanto come una riconciliazione privata o come un’operazione costruita intorno alla nostalgia, ma come un fenomeno culturale nel quale il pubblico diventa parte integrante della narrazione. Gli Oasis sono la band sul palco, ma sono anche le persone che hanno aspettato per anni di riascoltare quelle canzoni, chi le ha vissute durante gli anni Novanta e chi le ha conosciute molto tempo dopo lo scioglimento.
Il titolo stesso appare significativo. Scritta da Noel Gallagher e affidata eccezionalmente alla sua voce, Don’t Look Back in Anger è diventata nel tempo qualcosa di più di uno dei brani più celebri del gruppo: è una canzone sulla necessità di lasciarsi alle spalle il rancore, ma anche sulla difficoltà di liberarsi davvero del passato. Applicata alla storia dei Gallagher, assume quasi il valore di una dichiarazione programmatica, pur conservando quell’ambiguità che ha sempre caratterizzato il loro rapporto.
Da Steven Knight agli autori di Shut Up and Play the Hits
A ideare il documentario è Steven Knight, sceneggiatore, produttore e regista candidato ai BAFTA e agli Oscar, conosciuto soprattutto per aver creato Peaky Blinders. La sua presenza suggerisce la volontà di costruire un racconto che non si limiti alla cronaca musicale, ma che sappia individuare nei Gallagher due personaggi drammatici, legati da un conflitto familiare e artistico che attraversa oltre trent’anni di cultura britannica.
La regia è invece affidata a Dylan Southern e Will Lovelace, già autori di Shut Up and Play the Hits, il documentario dedicato all’ultimo concerto degli LCD Soundsystem prima del loro primo scioglimento, e della docuserie New York: la rinascita del rock and roll. Due filmmaker che conoscono bene la differenza tra riprendere un’esibizione e raccontare ciò che un concerto rappresenta per una comunità.
A rafforzare l’ambizione tecnica del progetto ci sono il direttore della fotografia Haris Zambarloukos, collaboratore di Kenneth Branagh in film come Belfast, i sound mixer premiati agli Oscar James Mather, già al lavoro su Top Gun: Maverick, e Tarn Willers, tra gli artefici del paesaggio sonoro de La zona d’interesse. Il montaggio è firmato da George Cragg e Martina Zamolo, mentre Sam Bridger e Guy Heeley figurano come produttori.
La selezione veneziana consegna così alla reunion degli Oasis una nuova dimensione, sottraendola almeno in parte al semplice racconto celebrativo. Portare il film alla Mostra significa riconoscere che la storia di Liam e Noel Gallagher non riguarda soltanto la musica, ma il tempo, la memoria, la famiglia e il modo in cui una canzone può continuare a esistere molto oltre chi l’ha scritta.
Perché, dopo anni trascorsi a guardarsi indietro con rabbia, gli Oasis sono tornati. E questa volta il loro ingresso in scena avverrà anche attraverso il grande schermo.


































