Da Audrey Hepburn a Tom Cruise, un viaggio tra le montature che sono diventate più famose dei film stessi
La ricerca è stata svolta dal team della nota attività di Ottica Giulia.
C’è un dettaglio che, nel cinema, riesce spesso a sopravvivere alla trama: un paio di occhiali da sole. Bastano due lenti scure e una montatura ben scelta per trasformare un personaggio in un’icona di stile, capace di influenzare decenni di moda ben oltre i titoli di coda.
Ecco una rassegna verificata dei modelli più celebri mai apparsi sul grande schermo, in ordine cronologico, dagli anni ’60 alla fine degli anni ’90.
Marcello Mastroianni in Divorzio all’italiana (1961)
Il punto di partenza, cronologicamente, è italiano. Mastroianni lancia in questo film l’ormai celeberrimo Persol PO0649, disegnato nel 1957 originariamente per i tranvieri torinesi (per proteggerli dal sole mentre guidavano) e poi diventato un’icona di stile internazionale.
Lenti in cristallo, aste flessibili con il sistema “Meflecto” e la caratteristica freccia “Supreme” sulle stanghette: un pezzo di storia del Made in Italy.
Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961)
Il caso più citato — e più frainteso — è quello della scena d’apertura di Breakfast at Tiffany’s, con Holly Golightly che osserva le vetrine di Tiffany & Co. all’alba.
Per decenni si è creduto che quegli occhiali oversize, dalla forma a farfalla, fossero dei Ray-Ban Wayfarer, e online circola spesso anche l’attribuzione (sbagliata) al marchio Givenchy.
In realtà si tratta del modello Manhattan, disegnato dal marchio britannico Oliver Goldsmith, realizzato in celluloide effetto tartaruga con lenti verde cristallo.
Lo stesso laboratorio londinese collaborava già con le maison Dior e Givenchy, da cui probabilmente nasce la confusione, ma l’occhiale indossato da Hepburn resta un Oliver Goldsmith a tutti gli effetti: nel 2011, per i cinquant’anni del film, la casa britannica ne ha rilanciato una riedizione fedele all’originale.
Steve McQueen in Il caso Thomas Crown (1968)
Sul set di The Thomas Crown Affair, Steve McQueen porta un modello realizzato dall’azienda torinese Persol, il PO0714, riconoscibile per le aste pieghevoli e per la stessa “Freccia Supreme” del modello di Mastroianni. Il legame tra l’attore e il modello è così forte che oggi questa variante viene comunemente chiamata “Persol 714 Steve McQueen”.
Robert De Niro in Taxi Driver (1976)
Travis Bickle, il taxista newyorkese al centro del capolavoro di Martin Scorsese, abbina il look militare a un paio di Ray-Ban Caravan, lanciati nel 1957 come alternativa con montatura squadrata al classico Aviator a goccia. Un occhiale che contribuisce a costruire l’estetica spigolosa e paranoica del personaggio.
I fratelli Blues in The Blues Brothers (1980)
Jake ed Elwood Blues, interpretati da John Belushi e Dan Aykroyd, non si separano mai dai loro Ray-Ban Wayfarer, abbinati al completo nero, cravatta sottile e cappello a tesa larga. Il modello, lanciato da Ray-Ban nel 1956, era già un classico, ma il film del 1980 lo consacra definitivamente come uniforme di stile per generazioni di musicisti e appassionati di blues e soul.
Arnold Schwarzenegger in Terminator (1984)
Nel film che ha lanciato la saga di James Cameron, il cyborg T-800 interpretato da Arnold Schwarzenegger indossa un paio di occhiali Gargoyles ANSI Classic, con montatura avvolgente e lenti scure. Nella trama hanno anche una funzione narrativa precisa: servono al Terminator per nascondere l’occhio robotico danneggiato durante un inseguimento, in una delle scene più citate del cinema action anni ’80.
Curiosità: nel sequel Terminator 2: Judgment Day (1991) Schwarzenegger passa a un modello completamente diverso, un Persol Ratti 58230.
Sylvester Stallone in Cobra (1986)
Il tenente Marion “Cobra” Cobretti porta sul volto un classico assoluto dell’aviator: i Ray-Ban Outdoorsman RB3030, variante più robusta e “da uomo d’azione” rispetto all’Aviator originale, con montatura in metallo e naselli morbidi.
Un modello che rinforza l’immagine action-hero tipica del cinema americano anni ’80.
Tom Cruise in Top Gun (1986)
Probabilmente l’abbinamento più famoso in assoluto tra un attore e un occhiale da sole: il pilota Maverick indossa i Ray-Ban Aviator 3025, lo stesso modello disegnato nel 1937 per i piloti dell’aviazione militare statunitense.
Dopo l’uscita del film, le vendite degli Aviator aumentarono in modo vertiginoso, e il legame tra il modello e l’immaginario “da pilota” si è mantenuto intatto anche nel sequel Top Gun: Maverick (2022), dove Cruise torna a indossarli.
Will Smith e Tommy Lee Jones in Men in Black (1997)
Gli agenti J e K della commedia fantascientifica diretta da Barry Sonnenfeld indossano lo stesso modello: i Ray-Ban Predator 2 (RB2027/RB2030), occhiale avvolgente lanciato a fine anni ’80.
Il film — e persino la canzone scritta da Will Smith per la colonna sonora, che cita esplicitamente i Ray-Ban neri della divisa — hanno contribuito a far aumentare sensibilmente le vendite del modello, diventato sinonimo dell’estetica “agente segreto in giacca nera”.
Johnny Depp in Paura e delirio a Las Vegas (1998)
Per il ruolo di Raoul Duke, alter ego dello scrittore Hunter S. Thompson, Johnny Depp porta un modello vistoso e fuori dagli schemi: i Ray-Ban 3138 Shooter, con lenti a goccia e il caratteristico ponticello decorativo in metallo tra le due lenti. Un occhiale nato per i piloti militari, qui reinterpretato in chiave psichedelica.
Dai tranvieri torinesi di Mastroianni agli agenti in giacca nera di Men in Black, quello che emerge da questi dieci casi è un filo comune: i grandi occhiali da sole del cinema non sono quasi mai stati pensati per restare iconici.
Erano scelte pratiche, di scena o di costume, fatte da costumisti e direttori della fotografia per definire un personaggio in pochi secondi di pellicola.
È il pubblico, nei decenni successivi, a trasformarli in oggetti di culto — al punto che, come nel caso di Audrey Hepburn, a volte la leggenda finisce per contare più della realtà. Una buona ragione, semmai ce ne fosse bisogno, per affidarsi sempre a fonti verificate quando si parla di stile e di storia dell’occhialeria.


































