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l'ombra di caravaggio
Martina Barone

RoFF17 | L'ombra di Caravaggio: recensione del film con Riccardo Scamarcio

Tags: L'ombra di Caravaggio, riccardo scamarcio, roff17
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RoFF17 | L'ombra di Caravaggio: recensione del film con Riccardo Scamarcio

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Michele Placido dirige il suo L’ombra di Caravaggio, pellicola agognata dall’autore sulla figura dell’artista in sala dal 3 novembre

Michele Placido ha passato anni a voler dedicare un proprio film alla figura di Michelangelo Merisi. La sua passione per l’arte figurativa lo ha spinto a voler tentare di riportarne la vita attraverso soprattutto il suo incontro con l’arte, cercando di restituire un’immagine che non fosse fissa e statica, come in fondo non lo sono nemmeno i suoi dipinti, così capaci di smuovere nelle interiorità di chi li guarda le più torbide emozioni. Bensì Placido ha cercato di racchiuderne le diverse anime che hanno compresso il suo estro e lo hanno condotto fino all’Olimpo degli artisti più amati di ogni tempo.

L’ombra di Caravaggio è il prisma di lati e vicende che hanno caratterizzato l’esistenza del pittore e, di riflesso, la sua creazione immortale. Una vera e propria sinergia nata dall’incontro degli avvenimenti che conducevano Michelangelo Merisi a voler ritrarre utilizzando il vero quelle figure beatificate e sante il cui luogo di esposizione erano le chiese e le loro navate. Ciò che era reale si riversava con ardore in un colore che Caravaggio vedeva sempre più scuro, come l’anima afflitta delle opere che ritraeva e che non potevano abbellirsi in maniera fuorviante o ipocrita andando a imprimere un pezzo di Paradiso mentre sulla terra gli uomini e le donne morivano.

Tra nobildonne e prostitute, cardinali e malati

Alla regia e sceneggiatura dell’opera, Michele Placido suddivide il tempo e la crescita, le bizzarrie e i lavori del protagonista, facendolo sempre raccontare da personaggi terzi o dalle sue stesse pitture. Non ponendo mai in prima persona l’artista, anche quando è con una voce fuori campo che gli fa esprimere i suoi pensieri a cui dà voce e forma l’attore Riccardo Scamarcio. Ma la sensazione è sempre quella di trovarsi di fronte a un mosaico in cui ognuno degli interpellati ha potuto porre un proprio tassello per restituire l’uomo nella sua complessità, quello che lo ha contraddistinto nelle sue pennellate e che l’autore ha voluto riportare.

Periodi e frangenti storici legati ognuno alla realizzazione di un’opera o all’incontro del Caravaggio con alcune delle persone che ne hanno segnato il percorso. Da prostitute a nobildonne, da poveracci a cardinali, del pittore viene riportato il bisogno di interagire con l’essere umano per permettere agli osservatori dei suoi quadri di poterlo cogliere anche in vesti divine. Che la Madonna, alla sua morte, non poteva ascendere in cielo circondata da angeli, ma era corpo mortale che veniva pianto da chi le era accanto. E che la crocifissione di San Pietro non poteva indicare l’anima beata dell’apostolo, ma il suo addio definitivo e violento a questo luogo terreno.

I vizi di L’ombra di Caravaggio

l'ombra di caravaggio
Credits: 01 Distribution

A cercare di mettere insieme tutti i Caravaggio che hanno dato vita all’icona nota nel mondo è quella sua “ombra” impersonata da Louis Garrel che, muovendosi proprio nei meandri più oscuri della sua anima e coscienza, cerca di assemblare e giudicare quell’uomo la cui mano non potrà che commuoverlo pur contro la sua morale. A scombussolare quella rigida virtù a cui il suo personaggio si affida, ma che gli è impossibile tenere salda e irremovibile di fronte all’afflato funereo e vitale delle opere del Caravaggio. 

Mille occhi, un solo giudice e tutti i vizi e le malefatte di un artista, il cui più grande peccato fu di mettere in discussione ciò che veniva considerato sacro e rendere il profano degno del regno dei cieli. Donne di malaffare piante dai Papi e miserabili esibiti come le più alte delle cariche celesti. Con un film che perde talvolta la fermezza del proprio pennello, ma illumina con la fotografia entusiasta di Michele D’Attanasio, L’ombra di Caravaggio non è il film definitivo sul pittore, ma ne è un buon punto di inizio. Tutte le tinte più tormentate e esaltanti del Michelangelo Merisi diventato simbolo di Roma, portandone il tessuto delle strade fino all’estasi delle sue tele. 

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