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RomaFF16 - Promises: recensione del film con Pierfrancesco Favino
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RomaFF16 - Promises: recensione del film con Pierfrancesco Favino

Tags: Piefrancesco Favino, Promises, RomaFF16

Sinossi ufficiale di Promises:

Quando arriva, il grande amore travolge tutto quello che incontra. Alexander ? un uomo con un?infanzia difficile alle spalle, finalmente felice con sua moglie e la loro bambina. Laura ? una gallerista d?arte in procinto di sposarsi. Quando si incontrano a una festa, capiscono al primo sguardo che non avranno scampo. Ma la vita sembra avere altri piani per loro. Tra scelte che non riusciranno a compiere e un destino ripetutamente beffardo, attraverseranno tutta la loro esistenza tormentati da un sentimento che li divora. Perch? un amore mai vissuto ? un amore che non potr? mai morire.

Recensione di Promises:

Non tutte le opere che citano Proust devono poi sentirsi obbligate a giocare con il tempo. Non tutte dovrebbero farlo, soprattutto. Come Promises di Amanda Sthers, che adattando il suo romanzo omonimo di cui si fa regista e sceneggiatrice si spinge pi? in l?, in territori in cui le linee temporali si confondono e in cui i personaggi si ritrovano a dover vivere frantumati in dimensioni dello spazio-tempo. Tecnica che al cinema ? il montaggio a poter permettere con una facilit? che non si traduce necessariamente con la comprensione immediata o effettivamente efficace del testo filmico che si va a proporre, e che anche quando se ne colgono le intenzioni non ? poi detto che queste riescano a tramutarsi in risultati adeguati.

La spirale di Promises non ha perci? un inizio ben puntato nel tempo e cos? vale anche per la sua fine, momenti che dovrebbero legarsi in maniera scombinata al concetto di esistenza proposto dalla pellicola, di cui invece l?opera se ne approfitta per costringerci a un collage di periodi e esistenze del suo protagonista confuse e disinteressanti. Problema principale che parte proprio dalla maniera in cui viene tratteggiato e approfondito il carattere dell?Alex/Sandro di Pierfrancesco Favono. La banalizzazione di un uomo privilegiato che come ostacolo nella vita ha avuto solamente quello di non aver avuto abbastanza coraggio nel proporsi ad una donna amata, ma i cui ostacoli per questa relazione si palesano alquanto futili e inconsistenti agli occhi degli spettatori.

Tutte le futili idiosincrasie di un personaggio

Una poeticit? che non sussiste, ma ? quella che vorrebbe portarsi dietro Amanda Sthers quando va a inquadrare il suo protagonista. Il tentativo ogni volta di cercare registri e toni differenti con cui inserirlo in quella determinata scena, in quel determinato istante temporale, che mostra solamente una grande confusione sia nella vita di questo ricco agiato di cui ? difficile assecondarne le paturnie, sia nel desiderio del film di ergersi a piccolo trattato sull?esistenza umana.

Scompiglio degli umori che vuole quello che dovrebbe essere il passato di Alex/Sandro come una cartolina sfocata e quasi immobile di un giovanissimo bambino abbacinato dal sole su di una spiaggia italiana, costretto a crescere troppo in fretta invece di poter costruire spensieratamente i suoi castelli di sabbia. Atmosfera che va modificandosi, mutando, che giunge fino all?adolescenza impetuosa e incerta del ragazzo, la cui interpretazione del giovane che dovrebbe riportare Alex nel momento della crescita ? talmente indigesta da non poter essere presa sul serio. E poi viene l?era adulta del protagonista, dove ? Favino solo a poter reggere tutte le idiosincrasie inutili e insignificanti del suo personaggio.

Promises: non basta Pierfrancesco Favino

Altalena di ricordi, di proiezioni del futuro, di nascita e morte che si mescolano in una narrazione non lineare che diventa di difficile presa non perch? mal gestita attraverso la ricostruzione a salti temporali, ma perch? quello che ci viene offerto ? la vuotezza di una vita che ci rendiamo conto non voler conoscere. L?ennesimo cinema borghese, con un personaggio borghese, dai puri sghiribizzi borghesi. E se il tempo della propria esistenza lo si ? reso uno strazio, non ? giusto che si faccia altrettanto con quello dello spettatore, che la propria vita la vivr? forse in modo pi? regolare, ma almeno piena e gioiosa.

Potendo solamente contare su una performance sempre precisa come quella di Pierfrancesco Favino, e riconoscendo comunque una certa chimica con la sua collega Kelly Reilly, Promises sono i danni che Alla ricerca del tempo perduto ha provocato e l?inconsistenza di un racconto che vorrebbe afferrare l?essenza umana, ma all?evidenza dimostra in verit? di non conoscerla. Un film che finisce per pesare con fare insostenibile sul pubblico e che rivela di non saper conoscere abbastanza se stesso – chiaro dagli inserti comici con gli amici di Favino che non sanno minimamente rendersi omogenei al resto dell?opera. Un?esistenza che continuer? a girare in tondo proprio come quella richiamata spirale, sperando solamente che non si incroci pi? con la nostra.

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